Conte sfida Schlein: «Ok al confronto con Meloni ad Atreju». E Casalino attacca la dem: «Ha sbagliato tutto»

Giuseppe Conte non si sottrae al confronto con Giorgia Meloni ad Atreju, nonostante la segretaria del Pd, Elly Schlein, abbia deciso di rinunciare al dibattito a tre. «Confermo la mia disponibilità», ha ribadito ieri il leader del M5s agli “Stati generali della ripartenza”, intervistato da Luca Telese. «Vengo a sapere che Schlein, saputo della mia presenza, ha preferito ritirarsi – ha commentato Conte -. A me questo dispiace, perché dico la verità per me è importante che ci sia un confronto e potevamo farlo anche insieme a lei. Potevamo incalzare insieme la presidente del Consiglio». E mentre il leader pentastellato ribadisce la sua partecipazione alla festa di Fratelli d’Italia, Rocco Casalino – ex responsabile comunicazione del Movimento – attacca la dem: «Schlein ha sbagliato tutto».
Casalino: «Ha confermato l’immagine di un Pd radical chic»
Per Casalino, che ha lasciato a inizio novembre il Movimento per dirigere un giornale online – il dietrofront della segretaria del Pd non è «solo un’offesa agli italiani» ma «un’occasione persa per il Paese», si legge nel post Facebook. «Pensava (Schlein, ndr) di usare il giochino del format a due per imporsi come leader dell’opposizione. Ma la leadership non si autoproclama, non si impone con un artificio tecnico. La leadership ti viene riconosciuta da una comunità politica». Con il suo rifiuto, Schlein – scrive Casalino sui social – «ha confermato l’immagine di un Pd supponente, radical chic, che guarda gli altri dall’alto in basso, finendo per offendere gli alleati».
«Ha butatto via l’occasione di mettere davvero in difficoltà Meloni»
Ma soprattutto, si legge ancora, «ha buttato via l’occasione di mettere davvero in difficoltà Meloni sul suo fallimento: economia ferma, Pil allo zero virgola, industria in negativo e pressione fiscale in aumento», incalza Casalino, secondo il quale «Schlein ha messo sullo stesso piano Conte – due volte premier – come fosse un Salvini qualsiasi. E se n’è uscita dicendo che “possiamo anche portare Fratoianni e Bonelli“, come se fossero figure accessorie, quasi dei sottoposti. È un atteggiamento che irrita le basi di quelle forze e che non costruisce leadership. E se una comunità ti percepisce come arrogante – prosegue -, puoi scordarti che un giorno ti riconosca una premiership. Che il confronto con Meloni fosse in due o in tre non cambiava nulla: l’obiettivo era costringerla a rispondere sui numeri reali. Invece Schlein le ha offerto un alibi».
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Ma adesso, sottolinea ancora Casalino, «Meloni non ha più scuse. Il ritiro di Schlein non cambia la sostanza: Meloni ha detto di essere pronta a confrontarsi con l’opposizione, e FdI ha ripetuto che “chi governa bene non ha paura del confronto”. Perché allora scappare? Se ora Meloni evita il confronto con Conte, sarà evidente che non cercava un dialogo nel rispetto degli italiani – che dopo tre anni hanno diritto di vedere finalmente un confronto vero – ma che voleva solo mettere in difficoltà le opposizioni», conclude.
La ricostruzione
Il faccia a faccia era stato annunciato in grande stile oltre 24 ore fa, quando la leader del Pd aveva fatto sapere di essere stata invitata alla kermesse meloniana, accettando a condizione di potersi confrontare direttamente sul palco con la premier. Meloni aveva dato il suo ok, ma ponendo una condizione. E cioè che al confronto partecipasse anche Conte. Una proposta che Schlein ha giudicato irricevibile, definendola «ridicola» durante la trasmissione Piazza Pulita su La7. «Ha trovato il modo per scappare. Vuole anche Conte? Allora porti pure Salvini», aveva replicato. Così Schlein si è fatta da parte, mentre Conte, al contrario, ha confermato senza esitazione la sua partecipazione ad Atreju.
