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Bene Gigi D’Alessio, Noyz Narcos e la coppia Venerus/Angelina. Che noia Paradiso, sempre uguale a se stesso – Le recensioni

30 Novembre 2025 - 15:01 Gabriele Fazio

Tommaso Paradiso – Casa Paradiso

Forse dovremmo semplicemente abituarci all’idea che quel Tommaso Paradiso, quello dei Thegiornalisti, quello che ha contribuito attivamente ad una necessaria e sacrosanta rivoluzione cantautorale come l’indie, quello che è riuscito come nessuno a mettere insieme due mondi concettualmente opposti come underground di provincia e mainstream populista, non esiste più. Forse dovremmo solo mettere quel ricordo felice in una barca in fiamme da lasciare andare da sola a largo in mare aperto, come facevano, meravigliosamente e nostalgicamente, gli antichi.

Perché ad ogni giro ci speriamo e, questa volta, bisogna essere onesti, anche con un pochino più di forza, perché i singoli che hanno anticipato l’uscita di questo Casa Paradiso non ci avevano provocato moti di irritazione come Space Cowboy e Sensazione stupenda, che in un mondo più giusto varrebbero l’ergastolo. Soprattutto Forse e Tornare a casa, due brani, tra l’altro, non da strapparsi i capelli, ma, avevamo avuto il sospetto, due segnali di una maggiore profondità, di un minore ammiccamento, di una svolta da quella grave sbronza di se stesso che condiziona ormai da anni il lavoro di Tommaso Paradiso, ormai evidentemente incapace di fare un passo indietro rispetto alla propria musica.

Forse parliamo di una crisi di contenuti, abbastanza profonda, per cui non avendo più niente di significativo da raccontare si finisce a parlare di se stessi come scrittori amatoriali. Non lo sappiamo e, tra l’altro, ci interessa fino ad un certo punto, perché per fortuna musica buona in giro, per chi fosse interessato là fuori, ce n’è in grande quantità, non è che stessimo proprio lì attaccati ai lembi del suo (splendido) cappottone anni ’80. Usciamo dall’ascolto di questo album ancora una volta devastati. Nella visione della musica di Tommaso Paradiso non c’è stata nemmeno una vaga evoluzione: le sonorità sono rimaste quelle, in ogni singolo brano, così il disco sembra la copia della copia della copia della copia di un qualsiasi suo vecchio brano, venuto altrettanto male, confondendo la linea che separa la solidità di uno stile dalla banale scarsezza di idee.

Perché è chiaro che ognuno ha un proprio stile, ma queste canzoni manifestano solo una grave scarsezza di idee. L’immaginario è rimasto quello, con quei riferimenti a quel cinema lì, a quella tv lì, a quei luoghi lì, sentiti e risentiti, triti e ritriti, niente che possa fare emozionare nessuno fuori dal recinto di Roma nord. Caleremo un velo pietoso su diversi brani, come Goditela, Citofonare Paradiso, Non mi va o l’agghiacciante Ma come fanno i rapper, mettendo in mezzo anche il povero Setak, che è artista di gran valore, tutte canzoni che ci hanno provocato un effetto cringe sulla faccia simile a quello di chi sta per subire una dolorosa puntura. La nidiata di cantautori del periodo ormai convenzionalmente chiamato “indie” ha, di fatto, dato nuova linfa vitale ad una scena che era andata anche ben oltre il tracollo. Ogni singolo artista dopo è rimasto ingollato dalle regole dell’industria ai più alti livelli, il famigerato mainstream, ma nessuno come Tommaso Paradiso si è lasciato alle spalle tutto ciò che di buono aveva fatto. Peccato.