La madre di Mark Samson condannata a due anni, aiutò il figlio a nascondere il corpo di Ilaria Sula. I genitori della 22enne increduli: «Ma è finita qui?»

È stata condannata a due anni la madre di Mark Samson, il 23enne che uccise l’ex Ilaria Sula con un coltello del pane. È la decisione del gip di Roma per Nors Manlapaz, accusata di occultamento di cadavere, aggravato dal nesso teleologico in concorso col figlio. La pena è sospesa con la condizionale. La donna originaria delle Filippine, dopo che il figlio la mattina del 26 marzo scorso sgozzò la 22enne nell’appartamento di via Homs nel quartiere Africano, armata di stracci si era messa a pulire meticolosamente la stanza, nel tentativo di eliminare le tracce del sangue uscito copioso dal collo della vittima.
Faccia a faccia in tribunale
Per la prima volta si sono ritrovati faccia a faccia nella stessa aula di tribunale i genitori di Ilaria Sula e la madre del ragazzo che l’ha uccisa. Come racconta Valeria Di Corrado sul Messaggero, non sono mancati gli sguardi incrociati tra le due parti. Ma la distanza tra di loro lo scorso giovedì mattina appariva siderale. I genitori di Sula faticano a darsi pace. Non si capacitano di come sia potuto accadere. E davanti alla decisione del giudice sono apparsi come increduli.
Lo sforzo disumano dei genitori
«Nonostante li avessi preparati al possibile esito di questa udienza di patteggiamento, i miei assistiti mi hanno chiesto: “ma è davvero finita qui?”. Erano amareggiati. Hanno fatto uno sforzo disumano a non aprire bocca», racconta al Messaggero l’avvocato Giuseppe Sforza, legale dei genitori della studentessa universitaria che da Terni era andata a studiare a Roma. «È stato un passaggio traumatico, peggio di quando hanno visto per la prima volta Mark Samson sul banco degli imputati, il 12 novembre, quando si è aperto il processo per l’omicidio della figlia», spiega il legale.
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La sentenza incomprensibile per i genitori di Ilaria Sula
«Per loro è incomprensibile che questa donna non abbia chiamato il 112 dopo aver visto Ilaria esanime a terra, che abbia nascosto il suo cellulare e gli stracci usati per pulire il sangue. Il ruolo di Nors Manlapaz sulla scena del delitto è stato attivo», continua l’avvocato Sforza. «C’è stata un’evidente condotta di favoreggiamento, che i pm non hanno potuto contestare perché la signora è legata da vincolo affettivo con il ragazzo. I Sula non riescono a comprendere come mai la madre di Mark non abbia fatto un giorno di carcere e perché la pena sia solo due anni. Eppure lo prevede la legge. La valutazione giuridica non corrisponde a quella morale, ma da operatori del diritto dobbiamo rispettarla».
Le preoccupazioni per il figlio in carcere
«La mia assistita ora è preoccupata per la sorte del figlio: sa bene che, dopo aver confessato l’omicidio, difficilmente sarà assolto», commenta l’avvocato Paolo Foti, difensore della Manlapaz. Il processo a carico di Mark Samson per l’omicidio della 22enne prosegue separatamente, dopo che il giovane ha ammesso di aver sgozzato l’ex fidanzata con il coltello del pane quella mattina di marzo.
