Zelensky: «Trump vuole che ci ritiriamo dal Donbass. Sui territori decidano i cittadini ucraini». Putin: «Noi avanziamo»

Gli Stati Uniti vogliono «che l’esercito ucraino, ma non quello russo, si ritiri dal Donbass». A confermarlo è lo stesso Volodymyr Zelensky, leader di Kiev, che a proposito dei colloqui di pace cita la regione di Donetsk e la centrale nucleare di Zaporizhzhia come le due «questioni chiave ancora irrisolte». Il presidente ucraino tiene la barra dritta sui compromessi territoriali che Mosca, con l’aiuto di Washington, chiede a Kiev. Ed evoca la prospettiva di un referendum: «Credo che il popolo ucraino risponderà a questa domanda. Che si tratti di elezioni o di un referendum, deve esserci una posizione del popolo ucraino», ha dichiarato Zelensky durante un briefing con i giornalisti.
Trump «frustrato» da Russia e Ucraina
Insomma, le posizioni restano ancora lontane. Uno stillicidio che sta facendo spazientire Donald Trump, le cui ultime proposte di pace sono state considerate molto sbilanciate in favore della Russia. «Il presidente non vuole più chiacchiere, vuole azione. È frustrato» dall’atteggiamento di Kiev e Mosca, ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. «Se c’è una chance reale di firmare un accordo di pace, se pensiamo che quegli incontri siano degni di qualcuno», ha proseguito la portavoce, «manderemo un rappresentante. Il presidente è stufo degli incontri solo per il gusto di fare gli incontri. Non vuole più parlare, vuole agire».
Putin: «Noi avanziamo»
Dall’altra parte del mondo, più precisamente a Mosca, è lo stesso Vladimir Putin. «L’iniziativa strategica è completamente nelle mani delle forze armate russe» e la conquista delle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Cherson «si sta svolgendo in modo progressivo e sostenuto», ha detto il presidente russo durante una riunione in videoconferenza con i comandi militari sulle operazioni in Ucraina.
Fico contro l’Ue sugli asset russi
Nel frattempo, non si registra alcun progresso in Europa sul fronte delle discussioni per l’uso degli asset russi congelati per un maxi-prestito all’Ucraina. A bocciare le ultime proposte di Bruxelles è il premier slovacco Robert Fico, uno dei leader europei considerati più vicini al Cremlino. «Senza entrare nel merito delle singole soluzioni proposte dalla Commissione Ue, vorrei affermare molto chiaramente che, in occasione del prossimo Consiglio europeo, non sono in grado di sostenere alcuna soluzione alle esigenze finanziarie dell’Ucraina che preveda la copertura delle spese militari dell’Ucraina per i prossimi anni», scrive Fico al presidente del Consiglio europeo, António Costa. «La politica di pace che sostengo con coerenza mi impedisce di votare a favore del prolungamento del conflitto militare: fornire decine di miliardi di euro per le spese militari significa prolungare la guerra», precisa il premier slovacco.
Rutte e la minaccia russa contro l’Europa
Intanto, è il segretario generale della Nato, Mark Rutte, a invitare i leader europei a non abbassare la guardia: «Il male è di nuovo in marcia, e noi siamo un obiettivo. Siamo il prossimo obiettivo della Russia, non possiamo lasciarci dividere». Un intervento diretto e senza mezzi termini, in cui Rutte ha ricordato come i conflitti siano tornati a bussare alle porte dell’Europa: «La Russia ha riportato la guerra nel nostro continente. Dobbiamo essere pronti a fare come hanno fatto i nostri padri e nonni. Immaginate missili russi capaci di colpire ogni casa o edificio in qualsiasi Paese europeo. Ovunque milioni di morti, feriti e profughi. È un pensiero terribile, ma se noi rispettiamo i nostri doveri come alleati Nato, possiamo prevenire uno scenario simile». Nel suo discorso, Rutte ha poi puntato il dito contro la Cina, indicandola come «il principale partner della Russia, che le consente di portare avanti questa guerra. Senza il sostegno cinese, Mosca non potrebbe continuare il conflitto».
Mosca contro i peacekeeper dell’Ue
«Fantasticano di inviare i loro militari in Ucraina come peacekeeper. Per noi questi cosiddetti peacekeeper diventeranno subito obiettivi legittimi. Tutti devono capirlo», ha dichiarato, nelle scorse ore, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, citato dalle agenzie russe Interfax e Tass, commentando l’ipotesi di un intervento europeo a scopo di mantenimento della pace sul territorio ucraino. Lavrov ha inoltre affermato che «l’Europa sta cercando in tutti i modi di sedersi al tavolo delle trattative, ma le idee che coltiva non saranno utili ai negoziati» sull’Ucraina, criticando così l’approccio di Bruxelles nei confronti del conflitto.
Le proposte russe agli Stati Uniti
Il ministro ha precisato che la Russia ha inviato agli Stati Uniti nuove proposte riguardanti le «garanzie di sicurezza collettiva» nell’ambito dei colloqui sull’Ucraina. «Abbiamo trasmesso proposte aggiuntive ai nostri colleghi americani. Quando si discutono le garanzie di sicurezza, non ci si può limitare solo all’Ucraina». Il ministro russo ha ribadito che Mosca ritiene valide le proposte già presentate nel dicembre 2021, pur restando aperta a considerare ulteriori soluzioni.
Merz annuncia un vertice a Berlino per lunedì
In risposta alle tensioni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sottolineato l’importanza di un’Europa compatta e stabile di fronte alla pressione esterna. «È nostra convinzione ed è nel nostro interesse che l’Europa sia salda sulle sue gambe. Lavoriamo sotto forte pressione e a sangue freddo», ha dichiarato Merz in conferenza stampa a Berlino con il segretario della Nato, Mark Rutte. Il cancelliere ha poi annunciato la possibilità di un vertice a Berlino già lunedì prossimo, a cui potrebbero partecipare anche Donald Trump, Emmanuel Macron e Keir Starmer. Merz ha riferito di un colloquio telefonico di ieri con i tre leader internazionali, che il cancelliere ha definito «molto costruttivo» e a cui sarebbe seguita la proposta del vertice.
Foto copertina: EPA/Aaron Schwartz
