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Manovra, passa la fiducia alla Camera con 219 sì: la seduta in notturna per arrivare al voto finale di domani

29 Dicembre 2025 - 21:43 Sofia Spagnoli
I voti contrari sono stati 125, 3 gli astenuti. Dalle ore 22 sono in programma le votazioni sullo stato di previsione e l’esame dei circa 240 ordini del giorno presentati dai partiti
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Una corsa frenetica per arrivare alla chiusura della Legge di bilancio 2026 entro domani mattina, 30 dicembre, con i deputati pronti a passare l’intera notte in Aula. È da ieri in corso un iter velocissimo per arrivare all’approvazione della Manovra. Dopo il via libera del Senato, dal 27 dicembre la Finanziaria è approdata alla Camera, ma solo ieri si è chiuso il passaggio in Commissione Bilancio ed è iniziata la discussione generale. Oggi, alle 18.40, sono ripresi i lavori: prima le dichiarazioni di voto sulla fiducia posta dal governo sulla legge di bilancio, poi le votazioni per appello nominale. E con 219 voti favorevoli e 125 contrari l’Aula ha confermato la fiducia. Alle ore 22 sono in programma le votazioni sullo stato di previsione e l’esame dei circa 240 ordini del giorno presentati. Il voto finale è previsto domani mattina, entro le 13.

Bonelli: «Una Manovra costruita sulle bugie»

«Questa è una Manovra costruita sulle bugie. Dovevate abolire la legge Fornero e avete aumentato l’età pensionabile. Dovevate abbassare le tasse e avete portato la pressione fiscale al 42,8%. Avete tagliato i servizi essenziali per trasformare l’Italia in un’economia di guerra». A parlare, in sede di dichiarazioni di voto sulla fiducia, è il leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli. «Il governo ha sottoscritto l’obiettivo Nato del 5% del Pil per la spesa militare – prosegue – una scelta che costerà all’Italia circa 400 miliardi di euro nei prossimi dieci anni e porterà la spesa militare a quasi mille miliardi entro il 2035. Avete persino inserito una norma che consente la conversione dei siti industriali in fabbriche d’armi: questa è la risposta fallimentare alle 96 crisi industriali che mettono a rischio 140 mila posti di lavoro».

Dell’Olio (M5s): «Nessun impatto sulla crescita»

Per i pentastellati prende la parola Gianmauro Dell’Olio (M5S), vicepresidente della Commissione bilancio della Camera. «Questa legge di bilancio non avrà alcun impatto sulla crescita dell’Italia. Non lo dico io: lo avete scritto voi – rimarca dai banchi – Avete previsto una crescita del Pil nel 2026 dello 0,7% sia a legislazione vigente, cioè senza la Manovra, sia nel quadro programmatico, cioè con la Manovra. Tradotto: con o senza questa legge di bilancio, non cambia nulla».

Rampelli (FdI): «Solo qui le manifestazioni pro-Pal sono degenerate»

Un intervento duro, rivolto al centrosinistra, è stato quello del deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli. «Colleghi deputati, rappresentanti del governo, compagne, a causa del cattivo tempo la rivoluzione è rinviata a data da destinarsi – esordisce citando lo sceneggiatore e scrittore Ennio Flaiano – Troppe nuvole e scrosci, a iniziare dalla maldestra strumentalizzazione della causa palestinese, con buona pace della causa di Hamas». «Piccoli equivoci senza importanza – prosegue – li definirebbe lo scrittore Alfredo Todisco: solo in Italia la sinistra si è spinta così avanti, solo qui le manifestazioni pro-Pal sono degenerate in scontri di piazza, un’elezione regionale si è tramutata in un’assemblea delle Nazioni Unite».

«Abbiamo invertito la rotta»

«Ho sentito ragionamenti surreali in questi giorni. Ecco i dati che non tradiscono mai», aggiunge Rampelli snocciolando i numeri sull’occupazione e ricordando, tra gli altri, quelli sulle risorse destinate alla sanità: «Così finiscono le frottole». Parlando di salari, Rampelli è convinto che «la serietà della nostra politica sociale abbia prodotto aumenti superiori all’inflazione. Per risalire verso la media europea è vero, c’è ancora molta strada da fare, ma noi abbiamo invertito la rotta».

L’arrivo in ritardo alla Camera

La Manovra arriva tardi alla Camera e il passaggio a Montecitorio è soprattutto di ratifica: il testo giunge già blindato dal Senato. Un ritardo dovuto anche al fatto che il provvedimento si è “incastrato” a Palazzo Madama, complice una serie di interventi di labor limae condotti in fretta e furia per renderlo digeribile a tutto il centrodestra. Emblematico il caso della revisione sulle pensioni richiesta dalla Lega, arrivata a soli dieci giorni dalla deadline del 31 dicembre e nel pieno delle festività natalizie. A rallentare la tabella di marcia hanno però inciso anche fattori politici “esterni”, a partire dalla tornata di elezioni regionali dell’autunno, che ha inevitabilmente spostato priorità e tempi dell’azione di governo.

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