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Marin Jelenic: chi è l’uomo accusato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio

07 Gennaio 2026 - 06:38 Alessandro D’Amato
marin jelenic omicidio alessandro ambrosio
marin jelenic omicidio alessandro ambrosio
Affetto da disturbi psichiatrici, era stato trovato in possesso di coltelli. Aveva il foglio di via
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Marin Jelenic a Bologna lo conoscono tutti. Fermato per l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, era un habitué della stazione. Spesso ciondolava lungo il marciapiede del primo binario. A volte stava sulle panchine. O si nascondeva in qualche angolo in cerca di caldo. Quando era ubriaco diventava molesto e violento. Nato in Croazia il 20 marzo 1989, ha denunce per ubriachezza, possesso di arma da taglio e di armi improprie. Oltre che per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

Marin Jelenic

I primi precedenti risalgono al 2019 e ce ne sono fino al 2023. Poi è scomparso per qualche tempo, forse perché tornato in Croazia. Nel 2025 ricominciano le segnalazioni e le denunce. A Milano, a Pavia, a Lodi, a Udine a Reggio Emilia, a Modena e molte a Bologna. Ha ricevuto anche il foglio di allontanamento. In un’occasione aveva una spranga metallica e aveva preso a calci e pugni gli operatori. Lunedì 5 gennaio, prima dell’omicidio, è stato identificato e allontanato dalla stazione di Bologna. «Le immagini delle telecamere di sorveglianza lo hanno registrato mentre seguiva a lungo Ambrosio, sempre dietro, fino al parcheggio riservato delle ferrovie», dicono oggi gli investigatori.

Le stazioni

Sui treni saliva senza biglietto e attaccava briga. Sul treno regionale che lo stava portando a Milano dopo l’omicidio ha avuto comportamenti aggressivi con i passeggeri e il capotreno. Da qui l’allontanamento all’altezza di Fiorenzuola in provincia di Piacenza. Qui i carabinieri l’hanno controllato e rilasciato perché l’omicidio non era stato ancora scoperto. Sarebbe anche affetto da disturbi psichiatrici. Nella zona di piazza XX Settembre il 36enne croato era ben conosciuto dagli esercenti.«Da noi è passato diverse volte», ha raccontato a Repubblica Simone Ballini, 35 anni, del bar tabaccheria AB adiacente proprio a piazza XX Settembre. «Sono rimasto sgomento aprendo i giornali e leggendo quel che è successo. L’ho riconosciuto dalla fotografia. Qui da noi veniva a prendere il caffè e per comprare i “gratta e vinci”. Ma stava sulle sue».