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Boschi scomparsi, costi lievitati e opere incompiute: i cantieri delle Olimpiadi Milano-Cortina visti dall’alto

07 Gennaio 2026 - 09:50 Alba Romano
olimpiadi milano cortina impatto ambiente
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Le immagini di Altreconomia mostrano l'impatto sull'ambiente delle opere infrastrutturali per i Giochi in partenza a febbraio

I giochi invernali di Milano-Cortina 2026 sono stati presentati come «le Olimpiadi della sostenibilità». Le immagini satellitari, però, raccontano una storia ben diversa. Il confronto aereo tra il “prima” e il “dopo” dei cantieri che mostra un consumo di suolo esteso e concentrato in alcune delle aree alpine più delicate. A documentarlo è Altreconomia, che con la consulenza di PlaceMarks ha analizzato i dati satellitari relativi alle principali opere olimpiche. Le immagini sono state pubblicate oggi in anteprima sul Fatto Quotidiano, che ha messo in fila tutti gli interventi più onerosi e i relativi impatti sull’ambiente.

Il bosco abbattuto e il maxi-parcheggio

A Cortina d’Ampezzo, il bosco di Ronco è stato abbattuto per far spazio alla nuova pista da bob, che costerà 125 milioni di euro. Gli alberi rimossi sono circa 800 larici, a fronte della promessa di piantare 10 mila nuovi alberelli nei prossimi anni. A Livigno, sui pendii del Mottolino, i lavori per il campo di gara di snowboard e freeski hanno comportato sbancamenti estesi e la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in cemento, con una trasformazione radicale dei prati alpini. In quel di San Vito di Cadore, la variante stradale mai completata in tempo per i Mondiali di sci del 2021 è destinata a diventare un grande parcheggio a cielo aperto per le auto degli spettatori diretti a Cortina. A Tirano, in provincia di Sondrio, i terreni agricoli a ridosso del fiume Adda sono stati trasformati in un cantiere permanente.

Il ruolo di Simico

Tutte le opere sono realizzate da Simico, la società del ministero delle Infrastrutture incaricata di gestire interventi per circa 4 miliardi di euro. Nel dossier del 2019 il Comitato organizzatore assicurava che non sarebbero stati costruiti nuovi impianti se non già pianificati, che non sarebbero servite nuove infrastrutture di trasporto e che la filosofia sarebbe stata improntata a moderazione e responsabilità finanziaria. Ma i numeri, scrive Il Fatto Quotidiano, raccontano una realtà ben diversa.

I costi lievitati delle Olimpiadi Milano-Cortina

Gli interventi complessivi sono 111, poi formalmente ridotti a 98: 47 sportivi e 51 legati a strade e ferrovie. Il costo delle sedi di gara è passato dai 204 milioni stimati nel 2019 a 945 milioni di euro. La pista da bob di Cortina è cresciuta da 46 a 131 milioni, mentre l’impianto di biathlon di Anterselva è salito da 4,7 a 55 milioni e i trampolini di Predazzo sono passati da 7,5 a 45 milioni. Complessivamente si spenderanno 7 miliardi per i giochi invernali del 2026, di cui 5 miliardi in opere infrastrutturali e 2 miliardi per l’organizzazione.

I lavori finiti solo a metà

Dal punto di vista operativo, molte opere saranno pronte solo parzialmente per l’inizio dei Giochi. Alcuni cantieri, come quello della pista da bob, proseguiranno anche dopo l’evento. Gran parte delle infrastrutture di trasporto – per un valore stimato di almeno 3 miliardi di euro – sarà completata dopo il 2026. La narrazione ufficiale parla di ritardi programmati e di una macchina organizzativa sotto controllo. Una legge approvata a luglio ha prorogato l’operatività di Simico e del commissario straordinario fino al 2033, con poteri speciali e deroghe a regolamenti urbanistici e procedure amministrative, esclusa la materia penale. Molti cantieri, insomma, dureranno ben oltre le Olimpiadi.

Foto di copertina: Altreconomia/Il Fatto Quotidiano | I lavori della nuova pista da bob di Cortina d’Ampezzo

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