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Chiusa una scuola nel bosco a Treviso, l’ordinanza del sindaco: «Abusiva». L’ex maestra: «Tanti bimbi senza vaccino anti-Covid»

07 Gennaio 2026 - 17:05 Alba Romano
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Nella struttura erano presenti 14 bambini dell’asilo e 9 delle elementari. Boom di iscrizioni durante la pandemia

Si presentava come una «scuola alternativa», priva di banchi, campanelle e registri. Solo natura, tanto verde e un modello educativo lontano dai canoni tradizionali. Peccato però che la struttura immersa nel bosco a Monfumo (Treviso), nata durante la pandemia, fosse completamente abusiva, sprovvista di qualsiasi autorizzazione regionale. A far emergere le irregolarità, nei giorni scorsi, sono stati gli ispettori dell’Unità sanitaria locale (Usl) 2 Marca Trevigiana insieme ai carabinieri del Nas, che hanno acceso i riflettori sulla scuola gestita dall’associazione “Il Noce” di Pieve del Grappa.

I 23 bambini 

I controlli – riferisce il Corriere della Sera – sono scattati in seguito ad alcune segnalazioni. Al momento dell’ispezione, all’interno della struttura nel bosco si trovavano 14 bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni. In un’altra area del complesso erano invece presenti 9 ragazzi tra gli 8 e i 10 anni impegnati in percorsi di istruzione parentale, il cosiddetto homeschooling. Una pratica legale in Italia, purché vengano rispettati specifici obblighi, a partire dalla comunicazione annuale alle autorità scolastiche e dalla verifica del raggiungimento degli obiettivi previsti dal ministero.

La mancanza di autorizzazioni e l’ordinanza del sindaco

Per l’apertura di un asilo, tuttavia, sono necessarie autorizzazioni specifiche e il rispetto di rigorosi requisiti strutturali, organizzativi e amministrativi. Condizioni che, nel caso della struttura di Monfumo, non risultano mai essere state richieste né ottenute. Dagli accertamenti è emerso infatti che l’attività rivolta ai bambini più piccoli veniva svolta in totale assenza di titoli autorizzativi. Si tratta di un’irregolarità sostanziale che, va precisato, non era accompagnata da criticità igienico-sanitarie: gli spazi e i locali sono risultati conformi. Per questo motivo non sono stati disposti sequestri né provvedimenti penali, ma esclusivamente sanzioni di natura amministrativa. A chiudere definitivamente la vicenda è stata l’ordinanza firmata il 23 dicembre dal sindaco Luciano Ferrari, con cui è stata disposta l’immediata cessazione delle attività: stop quindi al servizio educativo per l’infanzia, ai percorsi di istruzione parentale e anche alla somministrazione e al riscaldamento degli alimenti, ovvero al servizio mensa.

La testimonianza di un’ex insegnante

«Ho lavorato nella scuola come supplente per sostituire un’insegnante», racconta un’ex maestra, citata dal Gazzettino. «Il metodo didattico era molto diverso da quello tradizionale e questo valeva per tutte le materie. Va però detto che l’ambiente era estremamente pulito e ordinato, anche perché i bambini trascorrevano molto tempo sul pavimento. Nella mia esperienza, pur ritenendo le educatrici preparate, ho sempre pensato che i bambini potessero incontrare delle difficoltà di integrazione una volta arrivati alle scuole medie: si trattava di un contesto molto particolare, piuttosto isolato».

Secondo l’ex insegnante, molti genitori no vax avevano scelto quella struttura soprattutto durante la pandemia, quando i figli non avrebbero potuto rientrare in classe a causa della mancata vaccinazione contro il Covid. «Per questo arrivavano anche da molto lontano: in zona non esistevano realtà simili. All’inizio c’erano solo bambini e genitori non vaccinati, per una scelta educativa pensata per evitare difficoltà di convivenza con altri. Le classi erano composte da sei o sette alunni. In seguito, però, la scuola ha iniziato a funzionare a pieno regime», conclude.

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