Mercosur, il no della Lega. Centinaio: «Non siamo soddisfatti. Ho detto no all’accordo da ministro, e lo ribadirò ora» – L’intervista

Dopo 25 anni di negoziati, l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e i Paesi del Sud America aderenti al Mercosur è a un passo dall’approvazione. Domani è atteso un passaggio cruciale sul via libera all’intesa con l’organizzazione economica sudamericana: gli ambasciatori dei Ventisette si riuniranno per approvare l’accordo. Nelle ultime settimane anche l’Esecutivo italiano sembra essersi progressivamente convinto. Dopo aver chiesto, insieme alla Francia, di rinviare il summit con i Paesi sudamericani per rivedere alcuni punti dell’accordo e rafforzare le clausole di salvaguardia, ora Roma guarda con maggiore favore alle nuove misure presentate dalla Commissione europea. In particolare, pesa la promessa di stanziare più risorse per il settore agricolo, circa 45 miliardi di euro, disponibili fin da subito.
Un orientamento che ha incassato la soddisfazione del governo e che è stato ribadito anche dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida in un’intervista pubblicata sul Sole 24 Ore. Ma l’entusiasmo non è condiviso da tutto il centrodestra. All’interno della maggioranza, e in particolare nella Lega, restano forti perplessità sull’accordo. Ne abbiamo parlato con il senatore Gian Marco Centinaio, ex ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
Il governo dice di essere soddisfatto delle nuove misure presentate dalla Commissione europea. Lo siete anche voi, come Lega?
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«Non siamo assolutamente soddisfatti. Non sono contento che si firmi un accordo di questo tipo. La nostra posizione è la stessa della Francia e dell’Irlanda, che si sono dichiarate non favorevoli, a meno che Macron non cambi idea all’ultimo momento. L’approvazione di un accordo così andrebbe totalmente contro a tutto quello che abbiamo detto fino ad ora».
È la prima volta che vi troviamo allineati con Macron.
«Assolutamente, vero». Il senatore ride.
Dunque, l’aumento di 45 miliardi per la PAC non è bastato a convincervi.
«In realtà questo lo consideriamo un buon risultato, perché alla fine si riesce a confermare la stessa cifra prevista fino a poco tempo fa. In prospettiva, quindi, non ci sono tagli all’agricoltura e questo, a mio avviso, è un risultato positivo. Quello che però chiediamo sulla PAC è che non ci dicano: “ti diamo miliardi in più” e poi aumentino la burocrazia al punto da rendere quei fondi di fatto irraggiungibili. Molto spesso le risorse ci sono, ma le condizioni per ottenerle sono talmente rigide e complesse che molte aziende agricole rinunciano persino a fare domanda».
Diverse forze politiche, anche di centrosinistra, denunciano la mancanza di controlli che assicurino che questi fondi vengano realmente destinati all’agricoltura. Siete d’accordo?
«Vero. È una mossa pensata per mostrare all’opinione pubblica che gli agricoltori sono stati aiutati, e per dire: “Noi li abbiamo agevolati, li abbiamo sostenuti, poi però sono loro a lamentarsi”. L’agricoltore viene spesso dipinto come un ignorante che coltiva i campi. In realtà, parliamo di imprenditori agricoli, di persone che sanno fare i conti, e che oggi ti dicono chiaramente: guardate che così noi moriamo».
E per quanto riguarda il Mercosur?
«La nostra contestazione riguarda soprattutto il principio di reciprocità, cioè la richiesta che agli agricoltori del Mercosur vengano imposte le stesse condizioni e le stesse limitazioni previste per quelli europei. È evidente che le pratiche agricole nei Paesi del Mercosur sono profondamente diverse da quelle europee. E poi, altro tema: quando le aziende di trasformazione scelglieranno carne che arriva dal Brasile o dall’Argentina, grano che arriva dall’altra parte del mondo, frutta e verdura importate perché costano meno, le aziende locali finiranno per chiudere».
Comunque, i toni del ministro Lollobrigida nell’intervista pubblicata sul Sole 24 Ore, sembravano piuttosto positivi.
«Però la domanda che mi faccio è: Lollobrigida è contento. Ma Massimiliano Giansanti (presidente di Confagricoltura, ndr) è contento? È contento Ettore Prandini (presidente di Coldiretti, ndr)? Se sono soddisfatti anche loro, vuol dire che hanno ragione. Vediamo tra qualche anno cosa succederà».
Però c’è da ammettere che le azioni “impulsive” di Trump ci costringono ad ampliare i nostri partner commerciali.
«Sì, però a questo punto lo si dica chiaramente: abbiamo bisogno di trovare interlocutori dall’altra parte del mondo e, per farlo, dobbiamo sacrificare un comparto, che è quello dell’agricoltura. Questa è la verità».
Venerdì ci sarà una manifestazione contro il Mercosur organizzata dagli agricoltori, a Milano. Ci andrà?
«Certo. Mi hanno chiesto loro di andare, e ci andrò sicuramente».
Mi sembra chiaro: quando il testo approderà al Senato per essere ratificato, lei esprimerà un netto no.
«Io sono coerente. Ho detto no al Mercosur nel 2018, quando ero ministro. E da ministro ho detto che non avrei mai firmato il Mercosur. Oggi, da parlamentare, mi sento ancora più libero di mantenere quella promessa».
Vi richiedono molti compromessi i vostri colleghi di maggioranza nelle ultime settimane:. Prima il decreto Ucraina, ora il Mercosur.
«Io spero soltanto che il mio partito dica no al Mercosur. E che lo faccia in modo coerente».
