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L’Italia sblocca l’accordo Ue-Mercosur, Von der Leyen volerà in Paraguay per la firma. Meloni: «Ecco perché abbiamo detto sì» – Il video

09 Gennaio 2026 - 13:56 Simone Disegni
I governi Ue approvano l'intesa dopo 25 anni di negoziati, nonostante il no di Francia, Polonia, Austria e Irlanda. Cosa succede ora

Dopo 25 anni di negoziati l’Unione europea ha dato il via libera all’accordo di libero scambio con il Mercosur, il blocco sudamericano che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. L’intesa che dovrebbe dar vita alla più grande area di libero scambio al mondo (700 milioni di consumatori) è stata approvata oggi dal Consiglio – l’organo che rappresenta i governi dei 27 Stati membri – a maggioranza qualificata. Secondo quanto si apprende, Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria hanno votato contro, mentre il Belgio si è astenuto. Determinante dunque per l’approvazione dell’accordo è stato il voto favorevole dell’Italia, garantito da Giorgia Meloni dopo lo stop imposto al vertice Ue di dicembre, quando Ursula von der Leyen aveva la valigia già pronta per volare in Brasile a firmarlo. Il governo italiano ha valutato infatti come sufficienti le ulteriori garanzie per gli agricoltori ottenute a seguito delle interlocuzioni delle ultime settimane con la Commissione europea. Posizione divergente da quella della Francia, dove Emmanuel Macron letteralmente assediato dai trattori ieri sera ha annunciato il voto contrario di Parigi all’intesa.

Meloni spiega il sì all’accordo: «Garanzie chiave per gli agricoltori»

«Non ho mai avuto una preclusione ideologica verso l’accordo, ma una posizione pragmatica», ha spiegato Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa d’inizio anno. Il tema però dal suo punto di vista è che «la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno e aprire il mercato con accordi di libero scambio rischia di essere suicida. Io sono per il libero scambio, ma anche per deregolamentare». Sullo sfondo di questo principio, ha riavvolto il nastro Meloni, «abbiamo aperto un’interlocuzione con la Commissione europea e ottenuto risultati molto importanti per gli agricoltori: un meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, un fondo di compensazione di eventuali squilibri, il rafforzamento dei controllo fitosanitari sui prodotti in entrata», oltre all’impegno da parte della Commissione ad anticipare sin dal 2028 l’impiego di altri 45 miliardi di euro per la Politica agricola comune Ue (Pac) e quello a non aumentare i costi dei fertilizzanti. «Alla luce di queste garanzie che siamo riusciti a dare ai nostri agricoltori abbiamo dato il nostro ok, tenendo conto anche della spinta che arrivava dal settore industriale. Ora speriamo che l’accordo possa portare per tutti solo vantaggi». Secondo quanto filtra da fonti europee l’ultima concessione a tutela degli agricoltori strappata dall’Italia per il sì all’accordo, come auspicato ieri da Francesco Lollobrigida, è stata l’abbassamento della soglia necessaria a far scattare le indagini su possibili turbamenti del mercato dall’8 al 5% di calo dei prezzi.

La firma in Paraguay e la ratifica, cosa succede ora

Dopo l’approvazione di stamattina nella riunione degli ambasciatori a Bruxelles, tecnicamente i governi dell’Ue hanno ancora qualche ora, sino alle 17 di venerdì, per avanzare le loro obiezioni e formalizzare il voto. Dopo il termine della cosiddetta “procedura scritta“, l’intesa col Mercosur potrà considerarsi approvata dai governi Ue. A quel punto Ursula von der Leyen potrà finalmente partire per il Sudamerica ad apporre la firma all’accordo, in programma la prossima settimana in Paraguay, che detiene ora la presidenza di turno del blocco sudamericano. «Per il momento siamo concentrati sulle procedure in corso al Consiglio, poi ci occuperemo dei prossimi passi», ha detto prudentissimo il portavoce della Commissione Ue Olof Gill. Una volta firmato, l’accordo sarà sottoposto al voto di ratifica del Parlamento europeo, che tornerà a riunirsi in sessione plenaria a Strasburgo dal 19 al 22 gennaio. Alcune parti dell’accordo, quelle che vanno oltre la politica commerciale di esclusiva competenza Ue, dovranno essere approvate anche dai singoli Parlamenti nazionali prima di poter entrare in vigore.

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