Proteste in Iran, il Wsj: «Discussioni preliminari su un attacco Usa». Khamenei: «Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte»

L’amministrazione di Donald Trump ha avuto «discussioni preliminari» su un eventuale attacco contro l’Iran. Lo rivelano fonti informate al Wall Street Journal, che precisa comunque non ci siano segnali di un raid imminente da parte dell’esercito americano. Funzionari della Casa Bianca e del Pentagono starebbero valutando come agire, qualora fosse necessario dare seguito alle minacce del presidente, che ha intimato a Teheran di non sparare sui manifestanti, nonostante i media locali parlino già di centinaia di morti.
L’ipotesi di un attacco aereo su larga scala
Una delle opzioni, sempre in fase di discussione preliminare, è un attacco aereo su larga scala contro diversi obiettivi militari iraniani. Secondo le fonti consultate dal Wall Street Journal, non c’è ancora un consenso sulla linea d’azione da intraprendere e non sono stati ancora mobilitati né equipaggiamenti militari né personale in preparazione di un eventuale attacco. Le stesse fonti hanno precisato che queste conversazioni rientrano nella normale pianificazione dell’azione militare americana.
Alzato il livello di allerta delle Guardie rivoluzionarie
La situazione, nel frattempo, resta incandescente. L’ultima conferma arriva dalla decisione di Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, di porre il corpo delle Guardie rivoluzionarie in uno stato di allerta più elevato dello scorso giugno, quando la Repubblica islamica era in guerra con Israele. Khamenei, affermano fonti del regime di Teheran al Telegraph, «è in stretto contatto più con le Guardie della Rivoluzione (Irgc) che con l’esercito o la polizia, perché ritiene che il rischio di defezioni dell’Irgc sia pressoché inesistente».
«Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte»
Le mobilitazioni del popolo iraniano, cominciate come proteste contro il carovita e trasformatesi in un più ampio movimento per chiedere la caduta del regime degli Ayatollah, sono giunte al loro 14esimo giorno, malgrando le centinaia di vittime denunciate dagli organizzatori e la repressione dell’esercito. Tutti coloro che sono scesi in piazza a protestare, ha detto il procuratore generale dell’Iran, Mohammad Movahedi Azad, saranno accusati di essere «nemici di Dio», reato punibile con la pena di morte. L’accusa si applicherebbe sia ai «rivoltosi e terroristi» che hanno danneggiato la proprietà e minato la sicurezza, sia a coloro che li hanno aiutati, ha precisato Movahedi Azad.
Trump: «Pronti a intervenire»
Nella serata di sabato 10 gennaio, Trump ha ribadito con un post su Truth che gli Stati Uniti «sono pronti ad aiutare» i manifestanti iraniani, che «lottano per la libertà». Il presidente americano non ha minacciato un intervento militare su larga scala contro l’Iran, ma ha intimato al regime di Teheran di «non iniziare a sparare» sui civili. Altrimenti, ha detto, «inizieremo a sparare anche noi».
Foto copertina: ANSA | Immagini delle proteste antigovernative a Karaj, in Iran
