Garlasco, la verità di Andrea Sempio a Verissimo: «Mi aspetto un rinvio a giudizio. Sono un colpevole desiderato. Chi ha ucciso Chiara Poggi? Alberto Stasi»

«La cosa assurda è che questa storia segue due strade. C’è una storia giuridica abbastanza lineare. Poi c’è la parte mediatica, con tifoserie schierate. Una parte ce l’ha con me, sono il colpevole desiderato». Con queste parole Andrea Sempio torna a parlare pubblicamente del delitto di Garlasco. Ospite oggi pomeriggio, 11 gennaio, a Verissimo, intervistato da Silvia Toffanin, il giovane, indagato per omicidio in concorso nel nuovo filone di inchiesta sull’uccisione di Chiara Poggi racconta il clima che lo circonda e le sue aspettative sul piano giudiziario. Nella vita quotidiana, spiega, l’ostilità non è percepibile, mentre sui social è costante: «Nella vita di tutti i giorni non avverto odio. Sui social, invece, tantissimo. Quando escono notizie a me favorevoli, sui social si legge che “c’è sotto qualcosa, c’è un trucco”».
Il momento in cui Sempio ha scoperto di essere nuovamente indagato
Ripercorrendo il momento in cui ha saputo di essere nuovamente coinvolto nell’inchiesta, Sempio parla di uno choc: «“Dobbiamo consegnarle un atto”, mi hanno detto i carabinieri. Quello che stavo vivendo finisce e inizia tutto quello che sto vivendo adesso, tra caos e sospensione. Il primo pensiero è stato “come lo dico ai miei?”». Racconta di essere andato dai genitori «con il documento in mano», consapevole di dover dire loro che «ci eravamo dentro, di nuovo».
«Questa volta è la più difficile»
Alla domanda di Toffanin se il 2025 sia l’anno più difficile della sua vita, Sempio risponde senza esitazioni: «Sì, questa volta è la più difficile, quella definitiva. Terza volta indagato, per me è stato uno choc». Ricorda di non aver inizialmente risposto alle chiamate dei carabinieri, pensando fosse un numero anonimo, fino alla notifica dell’accusa: «C’era scritta l’accusa, “omicidio in concorso”, nei confronti di Chiara Poggi. In quei casi si “rivive” la vita».
«Ci aspettiamo un rinvio a giudizio»
Sul futuro dell’inchiesta, Sempio confessa amaramente: «Ci aspettiamo il rinvio a giudizio nel senso di arrivare a un’udienza preliminare», nella quale punta al «proscioglimento». Aggiunge: «Io potrei chiedere di essere interrogato, se sarà il caso si farà». E ribadisce: «Il rinvio a giudizio ce lo aspettiamo. Ma puntiamo al proscioglimento all’udienza preliminare perché non ci sono elementi per andare a processo».
La perizia sul Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi
Si è toccato poi il tema delle prove scientifiche. «Quando è uscita la perizia relativa a Chiara Poggi e alle unghie, una cosa che ha colpito molto è che entrambe le parti erano contente. Come è possibile?», osserva Sempio. «La base era sbagliata, è un elemento che non va né a favore né contro». Sulla compatibilità del Dna precisa: «È una parte dei risultati usciti: ogni volta erano diversi».
Le frequentazioni di casa Poggi
Sempio racconta poi di aver frequentato la casa dei Poggi perché amico di Marco, il fratello di Chiara: «Frequentavamo tutta la casa. Nel salotto c’era la PlayStation e in camera di Chiara c’era il pc con i giochi online. L’unica stanza in cui non sono mai entrato è quella dei genitori». Alla domanda se fosse stato nella stanza dove venne trovata Chiara, risponde di esserci stato «tre o quattro volte». Poi prosegue scandagliando il suo rapporto con Marco Poggi. Riferisce che i due erano e sono tuttora buoni amici, che negli anni non hanno mai parlato più di tanto della vicenda perché dolorosa per l’amico. Racconta anche che Marco lo avrebbe chiamato il pomeriggio del giorno in cui era uscita sui giornali la notizia di un’altra indagine a suo carico, dicendo che gli dispiaceva. Infine: «Se Marco Poggi ha mai dubitato di me? Non credo».
Lo scontrino di Vigevano e i supertestimoni
Torna anche il tema dello scontrino del parcheggio di Vigevano, che costituisce l’alibi di Sempio e sulla cui veridicità gli inquirenti nutrono non pochi dubbi: «Lo scontrino mi è stato chiesto un anno dopo e quindi l’ho dato un anno dopo». Sottolineando di averlo conservato per precauzione visto che era stata uccisa la sorella di un suo caro amico. E sul peso che questa vicenda ha avuto sulla madre aggiunge: «Non so se mia mamma è stata male per il nome che le hanno fatto e collegato a esso. È una cosa che esce sempre dai giornali e da chi vuol mandare avanti il mistero». Quanto ai cosiddetti supertestimoni, Sempio è netto: «Vengano fuori e dicano quel che devono, non c’è problema per me». Poi torna anche sul bigliettino con la frase «Ho fatto qualcosa di terribile che non potete immaginare», e chiarisce: «Avevo scritto “Fatto cose inimmaginabili”. Io sto biglietto non l’ho mai visto, forse è in mano agli inquirenti, ma penso che si riferisse a una giornata per me molto caotica».
L’indagine per corruzione a carico del padre
Nel corso dell’intervista affronta anche il tema dell’indagine per corruzione che coinvolge il padre, che secondo l’accusa avrebbe dato una somma di denaro all’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, per archiviare l’indagine a carico di suo figlio: «Non sono preoccupato per lui e i movimenti di denaro: servivano per pagare gli avvocati. Incrociando i dati, torna tutto». Sempio dice di essere tornato a vivere con i genitori e respinge l’idea di una vita distrutta: «La mia vita non è rovinata: prima o poi ne esci». Aggiunge di non avere una compagna e, considerando i recenti sviluppi, «meno male che negli ultimi anni non mi sono costruito una famiglia». Poi spiega la rottura con il precedente legale, Massimo Lovati: «Fu una decisione sofferta quella di interrompere con l’avvocato Lovati, ma gli tolsi il mandato perché avevamo un’idea di una linea difensiva che non era coerente con la sua».
E Alberto Stasi?
Infine, risponde alle domande su Alberto Stasi: «Io e Stasi non ci conosciamo. Lo abbiamo incontrato una sola volta in un locale, dopo il delitto. Non è mai stato un’ossessione. Ho scritto di lui soltanto dopo le sue interviste in televisione. Vogliono farlo santo». Ma per Sempio lui è l’unico responsabile dell’omicidio: «Chi ha ucciso Chiara? Alberto Stasi. Non sono un esperto ma mi baso su quello che c’è scritto nelle sentenze del tribunale».
