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I tavoli da mille euro, l’italiano cacciato, l’uscita bloccata: il racconto della strage di Crans-Montana

14 Gennaio 2026 - 05:12 Alessandro D’Amato
crans montana strage incendio indagine testimonianze
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Le testimonianze: due porte chiuse e inaccessibili. I minorenni entrati mostrando la carta d'identità. Moretti: «C'è un chiavistello in cima alla porta, sul lato interno, per qualche motivo era agganciato»

Nella tragedia di Crans-Montana c’è anche la storia di un italiano che si è salvato. Si tratta di un adolescente cacciato da Le Constellation poco prima della strage. Perché insieme al suo gruppo era stato sorpreso con «una bottiglia di amaretto vuota che non proveniva dal nostro bar». Nel locale un tavolo vip si pagava fino a mille franchi svizzeri (ovvero 1.070 euro). Una bottiglia costava fino a 300 franchi. Anche se la schiuma fonoassrbente sul soffitto installata personalmente da Jacques Moretti stava già cedendo. E l’uscita d’emergenza era chiusa. Davanti – si vede in un video agli atti dell’inchiesta – c’era un mobiletto. Quindi la porta era bloccata, ma anche inaccessibile.

I testimoni di Crans-Montana

Sono i verbali delle testimonianze ripresi oggi dal Corriere della Sera a riportare cosa è successo nel locale subito dopo Capodanno. Moretti ha detto agli inquirenti che quella fonoassorbente installata nel 2015 era «schiuma standard» comprata in un comune negozio di bricolage. Avrebbe dovuto essere ignifuga. L’uscita di sicurezza nel sotterraneo era bloccata, come altre. Il locale arrivava a ospitare 300 persone di cui 100 nel sotterraneo. I controlli antincendio sono stati «due o tre in dieci anni» senza rilievi. La 15enne M. si trovava nel locale nonostante il divieto per i minorenni. Per entrare le è bastato mostrare «la carta d’identità dicendo che avevamo 16 anni». Quando all’1.28 la cameriera Cyane sale sulle spalle del collega con la bottiglia M. sta filmando.

La palla di fuoco

Un altro ragazzo di 17 anni ha raccontato di essere caduto sulla scala. «Qualcuno ha aperto la porta d’ingresso del bar ed in quel momento che c’è stata una palla di fuoco che è salita lungo le scale» che gli ha «ustionato solo la nuca, le orecchie e la mano destra». Il Messaggero invece dice che il soffitto stava già cedendo prima del fuoco. «Ero con un amico proprietario di un’impresa di demolizioni. Quella sera mi fece notare che il soffitto stava cedendo. C’era una specie di schiuma sul soffitto. Notai subito che formava una sorta di onda, non era ben aderente. Stava leggermente cedendo ed era visibilmente più bassa rispetto al resto. Mi ha ricordato il materiale usato negli studi di registrazione, sono rimasto sorpreso di trovare schiuma acustica sul soffitto», ha messo a verbale Samir, che era nel bar il 27 dicembre.

L’incendio

Tra le testimonianze c’è Ferdinand, il quale ricorda che «quando hanno avvicinato le bottiglie con i bengala al soffitto tutto ha preso fuoco velocemente, sembrava un foglio di carta». E ancora: «Ho preso una bottiglietta d’acqua, ho cercato di spegnere l’incendio, ma si era già propagato. Volevo scappare, ho afferrato il braccio della mia ragazza. L’ho tirata su per le scale con tutta la mia forza. Ho perso il suo braccio mentre salivo. Sono caduto a pancia in giù. Non riuscivo a vedere nulla».

A quel punto «ho nascosto il viso tra le braccia e ho chiuso gli occhi. Ho sentito un’ondata di calore passarmi sopra la testa, mi sono ustionato la nuca. Il calore era accompagnato da un rumore, come un grande sibilo, un rombo. Non riuscivo a respirare, non c’era più ossigeno. Mi sono aggrappato alla gamba di un tavolo. La porta era aperta e, passando sotto, sono riuscito a uscire».

Il chiavistello

L’altra uscita di servizio è chiusa. Da lì Jacques Moretti, durante l’incendio, cerca di entrare. Quando ci riesce, trova sei corpi a terra. Ammette: «C’è un chiavistello in cima alla porta, sul lato interno, per qualche motivo era agganciato». Le immagini di una delle 14 telecamere interne mostrano inoltre l’uscita d’emergenza del seminterrato bloccata all’1,23, sembra da un mobile. Strana anche la situazione della ristrutturazione. Durante il Covid «un’inondazione ha interessato il seminterrato, dov’erano conservati i miei archivi. Alcuni documenti sono andati perduti. Tre mesi fa, una seconda alluvione ha colpito l’ufficio dove avevamo conservato gli archivi rimanenti. Abbiamo buttato via un sacco di documenti danneggiati», ha detto Jacques ai magistrati.

La segnalazione anonima

In una segnalazione anonima inviata in procura si raccomanda di indagare «sulla fonte dei finanziamenti» del proprietario, che «sembra sia legato al traffico di droga». La compagnia Axa fa sapere che la coppia ha una polizza con copertura «limitata» e «probabilmente insufficiente». In queste ore un appello – firmato tra gli altri dall’ex procuratore Paolo Bernasconi – chiede allo Stato di creare «un fondo di 50 milioni» per i primi risarcimenti alle famiglie delle vittime.

Niente domiciliari per Jessica Moretti

Intanto Jessica Moretti proprietaria con il marito Jaques di Le Costellation, non andrà ai domiciliari. Per lei il tribunale di garanzia di Sion ha disposto l’obbligo di firma, il divieto di lasciare la Svizzera con il ritiro del passaporto e il versamento di una cauzione ancora da definire. Le condizioni dei sette ricoverati in terapia intensiva al Niguarda di Milano sono «ancora estremamente critiche”, dice l’assessore lombardo al Welfare, Guido Bertolaso. Due in particolare sono «molto gravi»: le prossime 48 ore saranno decisive. Ai feriti, assicura il ministro degli Esteri Antonio Tajani, saranno garantite tutte le cure possibili. Secondo l’ex gestore del locale teatro della strage, prima del 2015 Le Constellation era solo una sala giochi. Sarebbe stato Moretti a trasformare il seminterrato. Con rilevanti interventi edilizi avviati senza presentare una domanda di concessione edilizia. Ma solo inviando al Comune una comunicazione.