Selvaggia Lucarelli al veleno su Chiara Ferragni: «Prosciolta solo perché ha pagato». E l’influencer le risponde

Tecnicamente, Chiara Ferragni «è stata prosciolta, non assolta». Selvaggia Lucarelli mette i puntini sulle i nel commentare la sentenza di oggi al Tribunale di Milano, che ha giudicato l’imprenditrice non colpevole del reato di truffa aggravata. La giornalista del Fatto Quotidiano, la prima a portare a galla la condotto potenzialmente illecita di Ferragni del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi, ha affidato la propria riflessione ai social.
La spiegazione di Lucarelli
«Questione Ferragni spiegata in breve: per procedere per il reato di truffa servivano le querele, che inizialmente c’erano», scrive Lucarelli in un post Instagram. «Il Codacons – continua – aveva ritirato le querele grazie ad un accordo mediante risarcimento. Dunque, senza quelle querele, era impossibile processare Ferragni per truffa semplice. Quella aggravata (che procede anche senza querele) non ha retto perché mancavano le aggravanti».
Proscioglimento, non assoluzione
Tecnicamente, dunque, Chiara Ferragni è stata prosciolta, non assolta. Ma Lucarelli ricorda che l’imprenditrice «resta invece colpevole di pubblicità ingannevole», mentre sul fronte amministrativo «ha estinto il suo debito pagando 3 milioni di euro tra multe e donazioni». Poche ore prima della sentenza, la stessa Lucarelli aveva anticipato il verdetto, dicendo: «Io penso che verrà assolta».
La replica di Ferragni: «Il processo non si doveva fare»
A rispondere alla ricostruzione pubblicata su Instagram da Lucarelli ci pensa la stessa Chiara Ferragni, che replica tramite una nota di Image Building, società di comunicazione: «In merito alle dichiarazioni rilasciate dalla signora Lucarelli, ci fa piacere farle notare che il proscioglimento di Chiara Ferragni corrisponde a una piena assoluzione. La improcedibilità significa, lo può riferire all’esperto legale che le ha suggerito quanto lei scrive, che non era possibile procedere per truffa aggravata perché ne mancavano i presupposti. Quindi, se vuole, è anche peggio. Questo processo non si doveva fare».
