Board of Peace, le regole di Trump per il suo «Onu parallelo»: un miliardo di dollari per diventare membro permanente. Da Orbán a Meloni: gli invitati e chi ha accettato

L’amministrazione Trump ha stabilito che i paesi che vogliono diventare membri permanenti del suo nuovo Board of Peace devono contribuire con almeno un miliardo di dollari. Secondo una bozza di statuto visionata da Bloomberg, il presidente americano Donald Trump sarà il presidente inaugurale e deciderà chi invitare a far parte del consiglio, che avrà il compito di promuovere la stabilità e supervisionare (anche) la ricostruzione di Gaza. Le decisioni del Board saranno prese a maggioranza, ma tutte richiederanno l’approvazione finale del presidente.
Cos’è il «Board of Piece» di Trump e come funziona
Lo statuto definisce il consiglio come «un’organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti». Ogni Stato membro avrà diritto a un voto e resterà in carica per un periodo massimo di tre anni, a meno che non contribuisca con un miliardo di dollari nel primo anno della fondazione dell’ente. In tal caso, il mandato triennale non si applica e si è membri permanenti. Trump avrà anche il potere rimuovere membri, ma la decisione può essere sottoposta al veto di una maggioranza di due terzi degli Stati membri. Le riunioni saranno convocate almeno una volta l’anno e «in qualsiasi momento e luogo il Presidente riterrà opportuno», con ordine del giorno sottoposto alla sua approvazione. Il timore di molti critici è che Trump voglia costruire un’alternativa (o un rivale) alle Nazioni Unite, contro cui si è spesso scagliato, arrivando a definirle «inutili».
Le tensioni con Netanyahu
Il piano ha già suscitato critiche, in particolare da parte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che, secondo quanto riferisce Axios, sarebbe alterato perché il suo governo non è stato consultato nella scelta dei componenti esecutivi del Board, che includerà anche rappresentanti della Turchia, a cominciare dal presidente Recep Tayyip Erdogan e del Qatar. Fonti informate hanno riferito ad Axios che la pazienza degli Stati Uniti rispetto alle obiezioni israeliane sarebbe, però, limitata.
Gli invitati di Trump: da Milei a Orbán, fino a Meloni
Tra gli invitati a far parte del Board, che sarebbero in tutto 60, figurano leader internazionali come l’argentino Javier Milei (che ha subito accettato) e il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha replicato a riguardo alla radio statale Kossuth, riferendo che Orbàn ha accettato. «È onorato per l’invito e parteciperà ai lavori del consiglio», ha fatto sapere. Anche l’Italia, come riferito dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ai giornalisti a Seul, è stata invitata. «Penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano, siamo pronti a fare la nostra pace nella costruzione del piano di pace. Siamo contenti e faremo del nostro meglio per dare il nostro contributo, che pensiamo possa fare la differenza», ha dichiarato.
