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Trump invita pure Putin e Lukashenko nel «Board per la Pace» e spinge per il lancio giovedì a Davos. Ma mezzo mondo ora storce il naso

19 Gennaio 2026 - 18:17 Alba Romano
Vladimir Putin e Donald Trump, Alaska
Vladimir Putin e Donald Trump, Alaska
Il presidente Usa sogna in grande. Ma il progetto di un ente alternativo all'Onu (e a pagamento) non convince molto. Chi ha accettato e chi no

All in. Donald Trump sogna in grande per il suo Board of Peace che dovrebbe supervisionare la cosiddetta “fase 2” della tregua a Gaza, ma perché no pure la gestione/soluzione di altri conflitti mondiali. Dopo le prime rivelazioni dei giorni scorsi, oggi si scopre che Trump ha invitato a far parte del Consiglio che lui stesso presiederà pure i due più arcigni autocrati d’Eurasia: il presidente russo Vladimir Putin e quello bielorusso Aleksander Lukashenko. Il Cremlino ha confermato l’invito ricevuto e ora starebbe valutando la risposta: «Stiamo studiando i dettagli di questa proposta, speriamo di contattare la parte americana per chiarire tutti i dettagli», ha detto il portavoce di Putin, Dmitry Peskov.

La Groenlandia e «il ruolo di Trump nella storia»

La mossa ha avuto certamente la conseguenza di ammorbidire la posizione russa in relazione alla Groenlandia e all’annunciata annessione da parte degli Stati uniti. Peskov, infatti, ha detto che «risolvendo la questione dell’annessione della Groenlandia», il presidente americano Donald Trump entrerà «nella Storia». Una posizione ben diversa di quella con cui, alcuni giorni fa, il Cremlino aveva confermato di riconoscere come legittima l’appartenenza dell’isola al regno di Danimarca.

I leader mondiali nel Board: chi accetta e chi ancora no

A quanto è possibile al momento ricostruire, Trump ha invitato finora 60 Paesi membri a partecipare al Board of Peace. L’invito è stato indirizzato ai rispettivi capi di Stato o di governo, anche se resta poi a ciascun Paese scegliere eventualmente la persona deputata a sedere nel Consiglio guidato da Trump. Tra i leader invitati ci sono certamente Javier Milei e Viktor Orbán, grandi alleati di Trump, che hanno condiviso con entusiasmo la lettera ricevuta e immediatamente accettato l’invito. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dovrebbe aver ricevuto l’invito, anche se per ora si è tenuta più prudente: «Penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano, siamo pronti a fare la nostra pace nella costruzione del piano di pace», ha detto nei giorni scorsi dal Giappone. Oltre ai capi di governo del Board dovrebbero fare parte poi fedelissimi di Trump come il segretario di Stato Marco Rubio, gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner, l’ex premier inglese Tony Blair, e ancora leader di istituzioni finanziari mondiali il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga o imprenditori di successo come il ceo di Apollo Management Marc Rowan. Sul campo come Alto Rappresentante del Board ci sarà invece Nikolay Mladenov, politico bulgaro ed ex inviato speciale Onu per la pace in Medio Oriente, mentre a Gaza si spera trovi spazio il governo tecnico palestinese guidato da Ali Shaaath, che dovrebbe prendere il posto di Hamas.

Le ambizioni di Trump e le perplessità dei governi di mezzo mondo

Nei giorni in cui pure ammette candidamente di aver deposto le sue ambizioni di pace – dopo che gli è stato “negato” il Premio Nobel – Trump vorrebbe lanciare pubblicamente in grande stile il suo faraonico Board. Secondo Bloomberg, il leader Usa vorrebbe che il Consiglio tenesse la sua riunione d’insediamento questo giovedì a Davos, a margine del World Economic Forum cui saranno presenti molti leader mondiali. Ma il modo in cui gli Usa hanno preparato e ora stanno lanciando il progetto fa storcere il naso a molti governi mondiali, tanto da mettere a rischio le ambizioni del Board. Sul piano diplomatico a tutti appare evidente come la scommessa di Trump vada ben oltre Gaza e sia quella di plasmare di fatto una «Onu alternativa», costruita a sua immagine e somiglianza. Hanno dell’incredibile in particolare due condizioni poste dagli Usa nel progetto: 1) Il fatto che Trump verrebbe insediato come presidente a vita del Board, anche dopo il termine del suo mandato alla guida degli Usa; 2) La proposta ai governi o altri enti di versare 1 miliardo di dollari per assicurarsi un posto di lungo termine nel Board. Inoltre il grande mix di leader e Paesi coinvolti sembra far storcere il naso a molti, per via di rivalità e veti incrociati. Tra chi ha già messo a verbale le proprie solide perplessità al Board di Trump per una o più di queste ragioni ci sono Francia, Canada e Israele. E non è detto che la lista non s’allungherà di qui a giovedì.

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