Aprire il voto anche ai 16enni, l’idea di +Europa che piace anche a destra: chi è favorevole, chi contro e perché

Estendere la platea di chi potrà andare alle urne e votare alle elezioni politiche del 2027 includendo anche i sedicenni: è questo l’obiettivo della campagna «Voto16», lanciata questa mattina dal leader di Più Europa, Riccardo Magi, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio. Non una proposta di legge già sul tavolo, «ma un appello al Parlamento», ha ribadito il deputato, sollecitando i colleghi a intervenire sull’articolo 48 della Costituzione, che stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto, per abbassare il limite d’età dell’elettorato attivo.
La misura “parla” a tutti i sedicenni che, in Italia, corrispondono per lo più ai giovani iscritti al terzo anno delle scuole superiori (licei, istituti tecnici e professionali), con possibili variazioni legate a bocciature o ad anticipi scolastici (i cosiddetti “primini”, dunque un anno avanti), ma anche a chi segue percorsi di formazione professionale o ha già lasciato la scuola dopo la fine dell’obbligo di istruzione. Un’iniziativa meno “divisiva” di tante altre, che potrebbe addirittura far breccia anche nell’altra ala dell’Emiciclo, negli ambienti di centrodestra. Lega in primis.
L’appello: «I giovani scelgano l’Italia in cui vogliono vivere»
«In Italia, a 16 anni si può lavorare, si pagano le tasse, si può lasciare la scuola, firmare contratti, essere chiamati a rispondere delle proprie azioni anche sul piano penale – si legge nel testo dell’appello da firmare – Ma non si può scegliere da chi essere rappresentati: una distorsione democratica evidente». Una richiesta quella di Più Europa che, sottolineano, «non è una battaglia simbolica», ma «un modo concreto per riportare al centro dell’agenda pubblica una generazione che oggi non pesa nelle urne e, per tale ragione, pesa sempre meno nelle decisioni». Per il partito, «meglio far decidere ai giovani, oggi, l’Italia in cui vogliono vivere, invece di vederli cambiare Paese domani». Il tutto mentre il dibattito sulla riforma della legge elettorale è caldo, perchè rientra tra le priorità del governo Meloni: «La discussione sulla nuova legge elettorale è, seppur indirettamente, un’occasione imperdibile per realizzare anche questa riforma».
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Sostegno dal centrosinistra
Il tema trova sponde nel centrosinistra. La prima a esporsi è la pentastellata Chiara Appendino: «Noi ci siamo», dice, rivendicando il voto ai sedicenni come «una storica battaglia del Movimento 5 Stelle». Proprio la deputata aveva presentato il 7 ottobre 2024 una proposta di legge sullo stesso tema, firmata anche da Vittoria Baldino e Alfonso Colucci. Aperture arrivano anche dal Pd, dove ricordano come già oggi il partito consenta ai sedicenni di votare alle primarie dem (e l’idea era nel programma di Enrico Letta quando fu eletto segretario). Ma il via libera arriva anche da Avs.
Un tema caro a Matteo Salvini
Ma l’elemento sorpresa è che la questione è stata cara anche al leader della Lega, Matteo Salvini. Lo ricordano oggi gli stessi deputati parlando con Open: «Lui è da sempre favorevole al tema». E infatti fu proprio il segretario del Carroccio, già nel 2015, intervistato ad Agorà, ad annunciare una proposta di legge del suo partito per abbassare la soglia del voto da 18 a 16 anni. Con un riferimento esplicito all’esempio austriaco: «Sarebbe un modo per coinvolgere i giovani nelle scelte politiche, anche perché i sedicenni di oggi non sono più come quelli di un tempo: sono molto più informati e coinvolti». Una battaglia recuperata e rievocata anche nel 2019, durante il governo Conte II.
In Forza Italia: «La maggioranza non è favorevole»
E se resta da capire se il Carroccio sia davvero pronto a sostenere ancora questa linea (dopo il contatto, non è arrivata alcuna conferma), in Forza Italia la partita appare più sfumata. Pur ribadendo che «non esiste una posizione ufficiale», perché «non si è mai aperto un confronto interno sul tema», tra gli azzurri c’è chi si dice disponibile a valutare l’appello di Magi, anche se «la maggioranza non è favorevole».
Lo scoglio più grosso è il principale partito di maggioranza. Da Fratelli d’Italia spegne l’entusiasmo Fabio Roscani, presidente di Gioventù nazionale e deputato: «Non crediamo e non abbiamo mai creduto che questo possa essere il modo per coinvolgere i giovani più attivamente nella politica – spiega a Open – non era d’accordo neppure Meloni quando era ministro della Gioventù. Più interessante invece, come anche Meloni ha sempre sostenuto, eguagliare l’età dell’elettorato attivo e passivo, così da dare il segnale che chi vota può anche partecipare attivamente alle istituzioni».
