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L’incontro Usa-Ucraina-Russia ad Abu Dhabi: «Il Donetsk a Putin per finire la guerra»

23 Gennaio 2026 - 05:04 Alessandro D’Amato
abu dhabi colloqui usa russia ucraina donald trump volodymyr zelensky vladimir putin
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L'accordo di pace senza pace: quattro documenti per la ricostruzione e la cessione territoriale che chiuderebbe il conflitto secondo Mosca. Ma Zelensky non vuole firmare

Un incontro trilaterale per mettere fine alla guerra in Ucraina. Ci saranno anche gli inviati della Russia ad Abu Dhabi, dove oggi venerdì 23 gennaio si vedranno Donald Trump e Volodymyr Zelensky. «È stato concordato che già oggi si terrà ad Abu Dhabi la prima riunione di un gruppo di lavoro trilaterale sulle questioni di sicurezza», ha dichiarato ai giornalisti il consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov. Dopo gli incontri preliminari i negoziatori hanno almeno quattro diversi documenti che dovrebbero costituire, in teoria, l’accordo di pace. Tra questi c’è quello che in sostanza prevede la cessione alla Russia di una parte del Donbass. Ovvero la porzione ancora libera del Donetsk che Vladimir Putin reclama.

Zelensky, l’incontro con Trump e la cessione del Donbass

Il consigliere Ushakov ha dichiarato ai giornalisti che i colloqui, iniziati poco prima di mezzanotte e durati circa quattro ore, sono stati «sostanziali, costruttivi e molto franchi». Ha affermato che l’ammiraglio russo Igor Kostyukov guiderà la squadra di Mosca nei colloqui sulla sicurezza a tre. E che l’inviato per gli investimenti, Kirill Dmitriev, si incontrerà separatamente per discutere di questioni economiche con Steve Witkoff, l’inviato del presidente Trump. Ma mentre delineava i prossimi passi, Ushakov non ha parlato di svolte significative: «Soprattutto, durante questi colloqui tra il nostro presidente e gli americani, è stato ribadito che senza risolvere la questione territoriale secondo la formula concordata ad Anchorage, non c’è speranza di raggiungere un accordo a lungo termine», ha affermato, riferendosi al vertice Trump-Putin dello scorso anno in Alaska.

Il Donetsk

Ushakov ha affermato che Putin ha sottolineato che la Russia è «sinceramente interessata» a una soluzione diplomatica. «Fino a quando ciò non sarà raggiunto, la Russia continuerà a perseguire costantemente gli obiettivi dell’operazione militare speciale. Ciò è particolarmente vero sul campo di battaglia, dove le forze armate russe detengono l’iniziativa strategica». L’Ucraina sta attraversando il suo inverno più rigido della guerra, mentre la Russia lancia pesanti attacchi missilistici e con droni contro le sue infrastrutture energetiche. Con temperature ben al di sotto dello zero, centinaia di migliaia di persone a Kiev e in altre città hanno subito lunghe interruzioni di corrente e sono rimaste senza riscaldamento. L’Ucraina cita questo come prova del fatto che Putin non abbia alcun reale interesse per la pace, cosa che Mosca contesta.

L’ostacolo

Trump ha dichiarato che Putin e Zelensky sarebbero «stupidi» se non riuscissero a trovare un accordo. Witkoff si è mostrato ottimista prima dei colloqui di Mosca, affermando che molti mesi di negoziati si erano conclusi con un’unica questione. Non ha specificato quale fosse, ma si tratta ovviamente della questione territoriale. Un ostacolo fondamentale è la richiesta di Putin all’Ucraina di cedere il 20% che ancora detiene nella regione orientale di Donetsk. Zelensky si è rifiutato di cedere territori che l’Ucraina ha difeso con successo a caro prezzo attraverso anni di guerra di logoramento. La Russia chiede inoltre all’Ucraina di rinunciare alla sua ambizione di aderire alla Nato. E respinge qualsiasi presenza di truppe dell’Alleanza Atlantica sul suolo ucraino a seguito di un accordo di pace.

Il documento

Il Corriere della Sera specifica che il primo documento dei negoziatori è un testo «di cappello all’intero pacchetto», come conferma al quotidiano il premier croato Andrej Plenkovic. Poi ci sono le tre parti fondamentali. Tra cui quella che prevede in sostanza la cessione alla Russia della parte del Donbass che Mosca non ha ancora conquistato. Plenkovic spiega che comunque «è importante che de iure il territorio non sia ceduto» perché «dobbiamo lasciare spazio e tempo per rivisitare ciò che è negoziabile» (cioè una finestra per la restituzione quando Putin non ci sarà più).

Le concessioni

L’opinione pubblica ucraina però è contraria. Anche perché da quelle cessioni si aprerebbero le porte a una nuova avanzata russa verso Dnipro e Odessa. E il paese perderebbe così l’accesso al Mar Nero. Gli Usa offrono due concessioni. Un piano di finanziamenti pubblici e privati da 800 miliardi di dollari per ricostruire e rilanciare l’Ucraina, guidato dal capo del maxi-fondo Blackrock Larry Fink. Un secondo documento darebbe a Kiev garanzie di sicurezza americane, a sostegno degli europei che manderebbero uomini sul terreno. Zelensky dovrebbe cedere territorio in cambio di denaro e difese occidentali.

Un’altra guerra

Il presidente finlandese Alex Stubb informa che esiste anche un documento sulla «sequenza»: l’Ucraina dovrebbe cedere il Donetsk; tuttavia, il piano di ricostruzione da 800 miliardi è per ora è solo sulla carta; i fondi non ci sono. Ieri il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski si è rivolto a Witkoff: «Mi fa piacere che una pace ci sembri vicina, ma Putin non è un uomo di pace. Serve un accordo che non getti i semi di un’altra guerra».

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