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Alex Pretti, un testimone smentisce le squadre Ice a Minneapolis: «Era disarmato» – Il video

25 Gennaio 2026 - 08:00 Stefania Carboni
Alex Pretti
Alex Pretti
Ha registrato il video della sparatoria. L'infermiere ucciso stava aiutando una donna, spinta a terra da uno dei federali. La pistola individuata è in dotazione anche tra gli agenti Ice

In una dichiarazione giurata, un testimone oculare anonimo che ha registrato il video della sparatoria afferma di non aver visto Alex Pretti con una pistola prima che venisse colpito dagli agenti Ice. Lo riporta il Guardian, citando un documento, pubblicato dall’American Immigration Council, ong per la difesa dei diritti dei migranti. La testimone afferma che l’uomo ucciso ieri dagli agenti ha cercato di aiutare una donna che era stata spinta a terra quando è stato afferrato da altri dell’ICE. Non sembrava opporre resistenza, racconta: «Non l’ho visto con una pistola. L’hanno buttato a terra e hanno iniziato a sparargli».

La pistola in dotazione anche all’Ice

Il tipo di arma che il Dipartimento per la Sicurezza Interna afferma che il 37enne portasse con sé quando è stato ucciso è una Sig Sauer P320 calibro 9 mm, una «pistola popolare e frequentemente portata dalle forze armate e dalle forze dell’ordine statunitensi». Lo riporta il Minnesota Star Tribune, sottolineando che sebbene Pretti avesse il porto d’armi, non è ancora stato dimostrato che l’arma mostrata in un’immagine pubblicata sui social dal Dipartimento fosse effettivamente sua. Il quotidiano: «Anche gli agenti federali, tra cui l’Immigration and Customs Enforcement (Ice), portano P320, così come molti agenti delle forze dell’ordine statali e locali».

Chi era Alex Pretti

Infermiere di terapia intensiva all’ospedale VA di Minneapolis, si prendeva cura dei veterani americani. Alex Pretti era preoccupato come molti suoi concittadini per le azioni spericolate condotte dalle squadre federali anti-migranti. Aveva anche preso parte alle proteste di strada seguite all’uccisione di Renee Nicole Good lo scorso 7 gennaio.

I genitori di Alex: «Bugie disgustose da Trump»

I genitori del 37enne ucciso hanno condannato le «bugie disgustose» dell’amministrazione Trump sul figlio. Negano la versione fornita dal governo. «Alex chiaramente non aveva in mano una pistola quando e’ stato attaccato dai teppisti assassini e codardi dell’ICE di Trump. Aveva il telefono nella mano destra e la mano sinistra vuota era alzata sopra la testa mentre cercava di proteggere la donna che l’ICE aveva appena spinto a terra, mentre veniva spruzzato con spray al peperoncino», hanno dichiarato Michael e Susan Pretti alla CNN. Il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha affermato in precedenza che gli agenti della polizia di frontiera hanno tentato di disarmare un uomo armato che si era avvicinato a loro e che un agente ha sparato colpi difensivi quando l’uomo «ha opposto una violenta resistenza». Secondo il comandante della pattuglia di frontiera Gregory Bovino Pretti stava cercando di «massacrare le forze dell’ordine». «Le menzogne disgustose raccontate dall’amministrazione su nostro figlio sono riprovevoli e ripugnanti», hanno i genitori della vittima, rivelandosi affranti e arrabbiati. «Alex era un’anima gentile che teneva profondamente alla sua famiglia e ai suoi amici, ma anche ai veterani americani di cui si prendeva cura come infermiere di terapia intensiva all’ospedale VA di Minneapolis», hanno detto. «Alex voleva fare la differenza in questo mondo. Purtroppo non sarà con noi per vedere il suo impatto. Non usiamo il termine ‘eroe’ alla leggera. Tuttavia, il suo ultimo pensiero e la sua ultima azione sono stati quelli di proteggere una donna».

Le manifestazioni negli Usa

L’omicidio di Pretti ha scatenato diverse manifestazioni di protesta nelle città, da New York a Los Angeles. Mentre sul piano politico i democratici hanno espresso la loro indignazione, minacciando di bloccare i finanziamenti federali che rischiano una nuova paralisi alla fine del mese. Il governatore democratico del Minnesota, Tim Walz, ha chiesto che siano le autorità locali, e non quelle federali, a condurre le indagini.

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