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Abbiamo ascoltato le canzoni di Sanremo: da Ditonellapiaga a Nayt, ecco chi ci è piaciuto. I nostri voti

26 Gennaio 2026 - 17:23 Gabriele Fazio
sanremo cambia regolamenti
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Salvo rare eccezioni, le canzoni di Sanremo 2026 non fanno strappare i capelli, il livello è bassino. Qui ci sono i nostri commenti dopo il primo ascolto riservato alla stampa

Carlo Conti, prima di aprire i preascolti, conferma ciò che aveva detto in altre occasioni e che per alcuni, sicuramente noi, potrebbe rappresentare il nocciolo del problema Sanremo, qualora chiaramente qualcuno volesse andare oltre i freddi dati auditel per cui il Festivàl va bene se viene seguito e va male se non viene seguito. Ovvero: la scelta delle canzoni è stata fatta per accontentare tutti, il miglior bouquet di fiori (cit.) con quelli che il fioraio metteva a disposizione, dando così adito a chi ha percepito, anche nelle precedenti uscite prefestival del conduttore e direttore artistico toscano, che nemmeno lui è entusiasta del cast. Le canzoni di Sanremo 2026 effettivamente, salvo rare eccezioni, non fanno strappare i capelli, il livello è bassino. Ci sono molti brani piuttosto lisci, ben poco brillanti, slot inutili che ci faranno penare quando saliranno sul palco dell’Ariston a notte fonda, ci sono brani montati ad hoc per Sanremo e che potrebbero anche provenire da metà classifica di un Festival di vent’anni fa e nessuno se ne accorgerebbe. Ci sono artisti bravi che non hanno portato brani alla propria altezza, come se in questo preciso momento questo passasse il convento, che a questo punto si potrebbe adottare come claim dell’edizione 2026; ed è un peccato perché bastava davvero poco per emergere in una playlist così noiosa. I voti che seguono non corrispondono naturalmente alla possibilità che il brano in questione ha di vincere, ma se proprio ci chiedete di sbilanciarci, abbiamo ottime vibes sul pezzo di Eddie Brock, che se l’hype che lo ha fatto salire alla ribalta nelle ultime settimane dovesse reggere, potrebbe mettere tutti d’accordo. I nostri preferiti invece: Ditonellapiaga (brano particolarmente applaudito nelle due sale stampa di Roma e Milano), Colombre & Maria Antonietta, Sayf, Fulminacci, Nayt, Malika Ayane, Chiello e J-Ax. E ora, ecco i nostri voti:

Tommaso Paradiso – I Romantici – Voto: 5

Solita roba egoriferita, Paradiso in pratica dedica una canzone alla compagna per darsi del romantico da solo, perché la priorità sembra sempre essere parlare di sé stesso. Si sperava che si fosse conservato il pezzo “buono” per il Festival, invece I romantici si mette sulla scia di tutte le uscite soliste dell’ex Thegiornalista.

«Mi sveglio sotto la pioggia che cade / Spero mia figlia sia uguale a sua madre / Bellissima che non so come fa / A stare con uno che di notte accende la televisione / Sempre lo stesso film, la stessa scena»

Malika Ayane – Animali notturni – Voto: 6,5

Tutti, ammettiamolo, ci aspettavamo la ballatona raffinata, specialità della casa, invece Animali notturni è un pezzo puramente pop, ben fatto, ben scritto, molto efficace, con evidenti riferimenti alla dancefloor anni ’70. Se volete un reference più precisa pensate ad Alexia nei primi 2000. Ecco. Forse l’idea era quella di approfittare dell’esposizione per togliersi di dosso quell’immagine di artista seriosa, adulta, dimostrando che anche l’intrattenimento può essere fatto come si deve. E ha ragione.

«Quando mi guardi fai voragini / Ed io non mi difendo più / Fuori è pieno di persone ma lo sai / Che nessuno ci capirà mai»

Sayf – Tu mi piaci tanto – Voto: 7

Brano di matrice satirica, con sound andante e ritornello che ti manda un bacio con una mano e ti accoltella con l’altra. Il brano rimane nella testa, soprattutto grazie a questi intriganti giochi di parole, azzeccatissima metafora del tutto e il contrario di tutto che è reso valido nella nostra società. Pezzo decisamente azzeccato.

«L’Italia per me è quella / Grande azione di Cannavaro / L’Italia è tristemente nota / Per qualche fatto ma minimizziamo / Il cieo è azzurro, e il pomeriggio / Se ci armate noi non partiamo / E come ha detto un imprenditore / “L’Italia è il paese che amo”»

Patty Pravo – Opera – Voto: 6,5

Vent’anni fa forse avremmo gridato al capolavoro, perché il pezzo è scritto con criterio e Patty Pravo rende tutto più rarefatto ed elegante. Oggi imbrigliata nel mezzo di una lunghissima playlist, finisce un po’ in ombra. Il pezzo è molto sulle corde del Festival, di sicuro, se l’intento era quello di fare occupare alla Divina gli slot che furono dei Ricchi e Poveri, di Marcella Bella e di Orietta Berti, parliamo proprio di un’altra storia.

«Siamo santi e peccatori / Naviganti e sognatori / Un po’ satelliti / Filosofi del niente»

Luchè – Labirinto – Voto: 6,5

Il rapper napoletano per il suo esordio all’Ariston punta a una ballad rap dal sapore nostalgico e cool. Forse non piacerà ai suoi (tanti) fan, perché è un brano decisamente più adulto, difficilmente spaccherà. Non sarà un Geolier bis, se qualcuno avesse il dubbio, perché il brano è molto più raffinato, introspettivo, conscious. Ma soprattutto è molto meno trascinante in termini di sound, si tratta di un brano da ascoltare con attenzione, ci vuole tempo, che è proprio quello che manca quando la lista degli artisti in gara è così lunga.

«Non conta l’ego / Contano i concetti / Nessuno l’ha capito / Competiamo con noi stessi»

Mara Sattei – Le cose che non sai di me – Voto: 5,5

Pezzo corretto, quadrato, strofa e ritornello con crescendo orchestrale, ma niente di particolarmente brillante. Ci aspettavamo di più, anche considerata la partecipazione alla composizione della musica di quel genietto del fratellino Thasup. Sanremo è (quasi sempre) un’occasione one shot e andrebbe sfruttata con il singolone che dà la svolta, questo pezzo purtroppo si perde in un bicchier d’acqua e non cattura.

«Tutte le notti a dirsi / Le cose che non sai di me / La tua voce nei giorni tristi / Guarisce il mio disordine»

Francesco Renga – Il meglio di me – Voto: 5

Ritornello vagamente performante, ma è un brano che fa più volume che sostanza. Diciamo che parliamo di un brano di cui nessuno sentiva l’esigenza, che non sposta niente né all’interno del Festival né nella carriera di Renga. Siamo quasi certi che questo non sia affatto il meglio di lui.

«Ridere, cambiare / Imparare dagli sbagli / Guarire, vedere / Il tempo sulle mani / Non puoi spostare le strade / Ma in mezzo a una frase / Trovo la direzione»

Ditonellapiaga – Che fastidio! – Voto: 9

Ditonellapiaga sta sviluppando un suo stile ben preciso, ammiccante, sensuale, una certa scorrettezza diluita in questo carattere svampito, schizofrenico ed incisivo. Il brano è una mina che esplode in un ritornello che non lascia scampo, ti costringe a occupare il tuo spazio vitale ballandotela sfrenatamente. Chimica? No, ancora meglio.

«Io non so più cos’è normale o un’allucinazione / Se sono matta io / Non è che voglia litigare / Ma ho come l’impressione / di non potermi controllare»

Leo Gassmann – Naturale – Voto: 4,5

Dimenticabilissimo teen drama che si mimetizza nel pop che gira attorno senza lasciare traccia alcuna. Quando scriviamo fiumi di parole per spiegare che gonfiare il cast di Sanremo con pezzi che hanno il solo fine di diluire il brodo rubando attenzione a brani che magari meriterebbero analisi più profonde, ci riferiamo a questo genere di pezzi. Nulla contro il ragazzo, particolarmente simpatico e perbene, che ha già un pubblico di affezionati che lo segue. Ma in questo contesto il brano si dilegua nel nulla. Come qualcuno, a ben ragione, ha detto in sala stampa, quando capiterà di ascoltarlo a notte fonda ci metteremo le mani ai capelli.

«Ci siamo trovati, lasciati poi ritrovati con altri / Riempiti di baci che mi sembravano schiaffi / E non ne vale la pena»

Sal Da Vinci – Per sempre si – Voto: 5

Sal Da Vinci fa quello che è stato chiamato a fare: inseguire affannosamente Rossetto e cioccolato. L’effetto è quello di un Gigi D’Alessio d’annata comprato dal cinese sotto casa, per questo, in un panorama musicale così poco pretenzioso, potrebbe anche funzionare. Ma parliamo di un branetto da discount che copre la quota neomelodico. Fa riflettere il commento di un Conti quasi con le lacrime agli occhi per le risate: «Ci voleva anche questo». Rispettosamente, dissentiamo e non ci troviamo nemmeno questo granché da ridere.

«Saremo io e te / Per sempre / Legati per la vita che / Senza te / Non vale niente»

Levante – Sei tu – Voto: 6

Brano assai pretenzioso, affatto facile da ricordare, manca un ritornello che acchiappi per la gola e in un contesto così veloce come il Festival pensato da Conti, chiede troppo all’ascoltatore casuale. Il merito è di non aver presentato un brano ammiccante, tipicamente sanremese, di proporre qualcosa di molto sostanzioso, anche intellettuale e profondo. Forse il vero problema è il contesto, ma lei si conferma una grande artista.

«Ah, se potessi vederti coi miei occhi / Lacrimeresti tutto il mio stupore / Ah se potessi vestire la mia pelle / Vibrare del mio suono»

Tredici Pietro – Uomo che cade – Voto: 5,5

Rap poppizzato che manca totalmente di verve, di idee particolarmente luminose e memorabili. Tredici Pietro forse si lascia ipnotizzare da Sanremo e sbaglia il rigore, perché ha fatto, specie ultimamente, molto di meglio.

«Tu sei la fine del film, la grande esplosione / Sei la notte che conquista il giorno, un nuovo colore / Sei la lama trafitta e io il tuo polmone»

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare – Voto: 6,5

Non ci si strappa i capelli ma perlomeno dietro c’è un’idea da cantautore autentico, il pezzo vince nel momento in cui si mescola, molto bene, con la parte orchestrale. Grande raffinatezza, buona interpretazione, sicuramente un plus di questo festival.

«Specchio forse i sogni non finiscono dove comincia la realtà / E c’è bisogno di dolore per un po’ di felicità»

Samurai Jay – Ossessione – Voto: 5,5

Mangime per radiofonia mainstream, si punta tutto sull’efficacia pop con fastidiosissime venature latine, con la possibilità di messe in scena funzionanti, magari con Belen Rodriguez, come si dice, ad accompagnarlo. Insomma: puro intrattenimento. Niente di più, niente di meno.

«Andale andale / Scatta un paio di foto poi mandale / Fammi vedere cosa indossi stasera / Poi facciamo l’alta marea / Sotto la luna piena»

Serena Brancale – Qui con me – Voto: 6,5

Dimenticatevi della Serena Brancale vivace e folk, a sto giro si punta sulla tipica canzone sanremese, da gran signora della musica quale lei è. La scelta potrebbe anche essere azzeccata, il pezzo vale sicuramente, dimostra che tecnicamente parliamo di un’artista superiore.

«E se ti portassi via da quelle stelle / Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle / Scalerei la terra e il cielo / Anche l’universo intero / Per averti ancora qui con me»

arisa amore

Arisa – Magica favola – Voto: 5

Arisa prova a giocarsi la carta sanremo-sicuro, strofa sentimental e apertura orchestrale sul ritornello. Lo stile ricorda quello delle colonne sonore Disney. Lei infatti se la canta come un fringuello, ascoltarla in generale è sempre un piacere, ma anche una gran noia.

«C’era una volta l’oceano / Io navigavo con te / C’era la luna nel cielo / Una notte che non ho paura nemmeno di me»

Nayt – Prima che – Voto: 7,5

Puro cantautorato rap, Nayt si conferma una scheggia di penna. Il brano infatti brilla soprattutto per il testo, splendido, forse il migliore dell’anno. Inutile fare pronostici sulla classifica, è un brano troppo impegnato per sfondare lo schermo, e anche fuori dallo schermo brani di questo tipo non raccolgono mai chissà quali numeri. Ma il pezzo è validissimo, ben oltre gli intenti iperpop di Conti. Almeno uno!

«Io non credo a chi mi ama, di più / Non credo abbia valore / Perché in tutta questa roba che c’ho / Addosso mi confondo / E non so se mi conforta / O mi ostacola il confronto»

Dargen D’Amico – Ai ai – Voto: 6

Dargen D’Amico in purezza, satira sociale incastonata in questo meccanismo che si regge sui suoi fascinosissimi giochi di parole. Ok, tutto corretto, il pezzo è assai radiofonico, ma non possiamo nascondere la delusione nell’ascoltare sempre la stessa solfa.

«Ama ciò che non ti piace / è la chiave per la pace / Ma la password salvata mi sembra sbagliata / O la linea è saltata e ci prende fuoco casa»

Raf – Ora e per sempre – Voto: 5

Ci aspettavamo più personalità, un tocco speciale, invece Raf si adegua alla situazione incravattata e il risultato è un brano che potrebbe avere diverse decadi sulle spalle. Poca inventiva, tanto sentimentalismo a buon mercato, tanta fuffa. Peccato.

«Ora e per sempre amore mio / Era previsto che sarei rimasto io / Non avevamo molte probabilità / Ma siamo ancora qua»

LDA & Aka7even – Poesie clandestine – Voto: 6

Gli accenni spagnoleggianti potrebbero dare concettualmente fastidio, invece in un panorama generale desolante, perlomeno i due ex Amici non fanno addormentare con questo ritornello assai radiofonico. Poi parliamo di un pezzo discretamente poverello destinato a occupare lo slot che fu dei The Kolors.

«Ti ho dedicato poesie clandestine / Io che ti inseguo mentre te ne vai / Neanche le onde agitate stanotte sanno dove sei»

Bambole di pezza – Resta con me – Voto: 5,5

La quota rock di Sanremo 26 non è che sia poi così rock, anzi, le Bambole di Pezza sembrano molto addomesticate dalla situazione. Archiviata la delusione, anche per la totale assenza di messaggi femministi, tema che torna spesso nella loro discografia, il brano è abbastanza funzionale e quadrato, ma niente che brilli particolarmente.

«Ho fatto sogni senza mai / Chiudere gli occhi / Vissuto vite che non sai se immaginarti / Ho visto uomini per bene andare in pezzi / E ho visto uomini di strada tornare onesti»

Fulminacci – Stupida sfortuna – Voto: 7

Il bravissimo cantautore romano punta su un ritornello molto catchy, per il resto se la gioca su un testo, come al solito, perfetto, che nella seconda parte del brano diventa praticamente irresistibile e dimostrando di essere il più credibile erede della scuola romana che fu dei Silvestri, Fabi, Gazzè….

«Continuo a perdere le chiavi di casa / E adesso il tempo è solo un mucchio di secondi / Di primavere e poi di nuovo rami spogli / Ma spero di essere il migliore dei tuoi sbagli»

Ermal Meta – Stella stellina – Voto: 6

Ermal Meta rinuncia a qualsiasi flirt pop e punta su una specie di filastrocca dalle vibes quasi world, vagamente napoletana, tenuta in piedi da un arpeggio di chitarra, niente che possa interessare alle classifiche, non un brano che raccoglierà numeri, ma una divertente e sentita deviazione dal suo solito sound. Non entusiasmante ma, tutto sommato, interessante.

«Stella stellina / La notte si avvicina / Non basta una preghiera / Per non pensarci più / Dalla collina si attende primavera / Ma non c’è quel che c’era»

Elettra Lamborghini – Voilà – Voto: 4

Tentativo di hit spudorato e decisamente imbarazzante. Intendiamoci, il punto critico non sta nel fattore hit, ma sulla qualità del prodotto in sè, rimasta negli altri pantaloni. È incredibile come il direttore artistico del Festival di Sanremo possa aver sentito questo pezzo e abbia pensato: «Wow, questa la devo prendere!».

«Fai il cretino / Io l’offesa e poi d’amblè / Litigare anche di sabato sera / Ballando con le stelle e noi con gli occhi amarena»

Chiello – Ti penso sempre – Voto: 7,5

Brano decisamente superiore alla media di questo Festival, scritto con l’epica che Chiello riesce, come pochissimi, a mettere nella sua scrittura. Non è un pezzo troppo accessibile, difficilmente sarà accolto con l’entusiasmo popolare, ma certamente vale.

«Se finiamo per odiarci / Quanto tempo che si perde / A dirsi ti amo e dopo addio»

Eddie Brock – Avvoltoi – Voto: 6,5

Eddie Brock potrebbe rappresentare la sorpresa dell’edizione, l’Olly del 2026, il ritornello è proprio efficace, molto accessibile, si tratta di un brano che potrebbe mettere d’accordo tutti.

«Ci ho provato lo sai / Ma non riesco a non pensare a un noi / Tanto so già che cosa dirai / Rovineremmo tutto / La nostra amicizia / Vale più di così»

Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta – Voto: 9

Maria Antonietta e Colombre non tradiscono le aspettative: il pezzo è illuminato da quella raffinatissima ironia, grazie alla quale sul testo piovono immagini azzeccatissime dal sapore leggero e coinvolgente. Menomale che esistono.

«Ma se abbiamo sete, abbiamo fame o siamo soli / La colpa non è nostra, non siamo dei coglioni»

Fedez & Marco Masini – Male necessario – Voto: 6

Un prodotto impacchettato a dovere per l’Ariston, ammiccante e che pecca di un po’ di inautenticità. La risposta alla domanda che vi state facendo è, salvo imprevisti, si. Considerando tutti i criteri di voto potrebbe guadagnarsi il podio. Si tratta di un duetto quadrato con testo assai pretenzioso ma efficace. Figuriamoci se due come Fedez e Masini si presentano in coppia a Sanremo come dilettanti allo sbaraglio.

«La gente pudica giudica / Che brutta gente che frequenta Fedez / Ma ci si dimentica sempre che Giuda / Se la faceva con gente per bene»

Michele Bravi – Prima o poi – Voto: 6

Sentimental puro che a qualcuno, probabilmente a molti, potrebbe annoiare. Bravi spinge forte su questo rigurgito romantico per una storia finita, decisamente eccessivo. Ma il brano è sicuramente valido, uno dei più solidi di tutto il Festival.

«E in fondo ancora ci spero / Che prima o poi / Smetterai / Che quando accendi la radio / Canti solo le canzoni ma degli altri / Dovresti vergognarti / Che dopo anni non la smetti di mancarmi»

J-Ax – Italia Starter Pack – Voto: 7,5

Country rap leggero e ironico che spacca, forte di questa analisi nazionalpopolare che a J-Ax, dai tempi di Italiano medio, riesce come pochi. Il pezzo è farcito da giochi di parole al limite dello scorretto, è assai divertente, forse addirittura da podio? Non ci stupirebbe.

«Dice l’uomo che mi fa la benza, che chi guida non deve avere pietà / Sto paese è come la precedenza, è solo di chi se la prende, non è mai di chi ce l’ha»

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