La scrittrice Edith Bruck: «Così io e mia sorella abbiamo salvato 5 soldati nazisti»

«La memoria è di una importanza fondamentale. Per non dimenticare mai. Sono ormai quasi sessant’anni che parlo con i ragazzi nelle scuole. È sempre gratificante». In un’intervista a Il Messaggero Edith Bruck, scrittrice sopravvissuta ai lager nazisti racconta qual è stato il momento peggiore dell’Olocausto per lei: «Quando mi hanno separato da mia madre ad Auschwitz. Ogni volta che lo racconto ai ragazzi mi viene da piangere», aggiunge.
Il nuovo libro
Il suo nuovo libro, “Quanta stella c’è nel cielo”, racconta il periodo seguito a quell’orrore. «Quando siamo tornati nel nostro villaggio ci hanno cacciato via. Temevano che denunciassimo qualche fascista, o qualche gendarme. Non è come raccontano nei libri di scuola ungheresi: non sono stati i tedeschi a portarci via. I popoli sono dei voltagabbana. Il giorno prima tutti fascisti, il giorno dopo comunisti». Ma loro i nazisti non li hanno denunciati: «No, anzi. Io e mia sorella abbiamo portato cinque soldati tedeschi in Ungheria. Ci avevano supplicato di farlo. Ne parlai con mia sorella: meglio non ricominciare con l’odio, con la vendetta. Alla fine abbiamo accettato, erano già tutti in abiti civili. Abbiamo preso del cibo dagli americani e abbiamo diviso con loro il pasto».
L’italiano
Infine, la scrittrice spiega perché “Era la lingua della salvezza. Se dico “pane” in ungherese vedo mia madre che me lo dava. Invece l’italiano è una lingua che non ha radici nella mia infanzia, e che mi fa sentire libera», conclude.
