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La conferenza con CasaPound sulla remigrazione si farà nonostante il pressing di Fontana. Furgiuele: «Nessuna remissione di peccato, è una questione democratica»

27 Gennaio 2026 - 21:11 Sofia Spagnoli
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Il leghista: «È un tema che si intreccia con quello della sicurezza: troppi italiani vengono aggrediti da migranti». Ignorato l’invito di Fontana a ripensarci

«Ripensarci? Non ci ho mai ripensato». Taglia corto Domenico Furgiuele, il deputato della Lega finito al centro di comunicati e polemiche negli ultimi giorni per aver organizzato nella sala conferenze della Camera un evento sulla “remigrazione”, in programma per venerdì 30 gennaio, al quale ha invitato «una carrellata di neofascisti» – riprendendo le parole di Riccardo Magi – tra cui esponenti ai vertici di CasaPound e Forza Nuova.

Non era chiaro, almeno fino a oggi, 27 gennaio, se la Camera avrebbe effettivamente ospitato la conferenza, dopo i numerosi appelli arrivati dal centrosinistra al presidente di Montecitorio, Lorenzo Fontana, chiamato a prendere le distanze e ad annullare l’evento. Così, a margine della kermesse della Lega a Roccaraso, Fontana avrebbe chiesto a Furgiuele di «ripensarci», chiarendo che non si sarebbe trattato di una richiesta di censura, ma di una «moral suasion». Un invito però rispedito indietro al mittente. «Nessuna remissione di peccato», chiarisce, smentendo così qualsiasi ipotesi di ripensamento.

Furgiuele: «Un diritto dei cittadini»

Per Furgiuele si tratta di una decisione «democratica», dal momento che la proposta di legge è di iniziativa popolare. «Dipende dai cittadini: quando un cittadino esercita un diritto costituzionale, presenta una proposta di legge in Cassazione, raccoglie le firme e poi si rivolge a un parlamentare – spiega – Non c’è nulla che risulti fuori legge, perché è tutto previsto dalle normative».

La proposta

La proposta che verrà presentata è di stampo securitario e si colloca su posizioni di forte chiusura sul tema migratorio, come emerge dai dieci punti del programma pubblicati sul sito Remigrazione.it. Il documento è incentrato sul controllo dei flussi, con un inasprimento delle sanzioni per chi entra illegalmente nel Paese, e prevede l’istituzione, presso il ministero dell’Interno, di un registro delle espulsioni. Ma il punto centrale è l’introduzione dell’istituto della “remigrazione”, definita come «il rientro volontario e assistito degli stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale nei Paesi di origine».

A questo si aggiungono il divieto di ingresso e di transito nelle acque territoriali italiane per le navi battenti bandiera straniera coinvolte in trasbordi non autorizzati di migranti, come le ONG, e l’istituzione di un fondo dedicato alla natalità italiana.

I nomi di chi parteciperà

Un tema che, nelle intenzioni dei promotori, viene ricondotto a una questione di sicurezza. «Pur non condividendo tutto l’impianto della proposta – chiarisce Furgiuele – sempre più spesso, in ogni parte del Paese, ci sono italiani che vengono aggrediti da migranti. Qui non c’entra il razzismo o la xenofobia. Se sei un immigrato regolare, lavori e rispetti le regole, non c’è alcun problema. Ma se commetti reati, devi andare via».

Una lettura che però convive con la presenza, tra i promotori dell’iniziativa, di figure che in passato hanno espresso posizioni apertamente xenofobe, tra cui Luca Marsella, portavoce di CasaPound; Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads; Jacopo Massetti, ex responsabile di Forza Nuova per la provincia di Brescia e oggi animatore di “Brescia ai bresciani”; e Salvatore Ferrara della “Rete dei Patrioti”.

La reazione dell’opposizione

Già nei giorni scorsi il centrosinistra aveva espresso il proprio dissenso, chiedendo al presidente Fontana una reazione muscolare. Come il leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli: «Si usano le istituzioni per sdoganare i nazifascisti e il razzismo. Il presidente della Camera revochi l’autorizzazione all’uso della sala: il Parlamento non è la casa dei naziskin. È la casa della Repubblica antifascista e siamo pronti a presidiare per difendere le istituzioni democratiche». La presenza di CasaPound è stata giudicata «inaccettabile» anche dal Pd, con Piero Fassino e Matteo Orfini.

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