Ue, 14 eurodeputati non hanno dichiarato i redditi da lavori secondari: coinvolti anche due italiani

Quattordici eurodeputati, tra cui due italiani, non hanno rivelato pubblicamente quanti soldi guadagnano dai loro lavori secondari. Lo rivela un’inchiesta di Politico, condotta insieme all’organizzazione Transparency International. I due italiani che non avrebbero riportato correttamente i propri guadagni extra-parlamentari sono Mario Mantovani, eletto con Fratelli d’Italia, e Mimmo Lucano, eurodeputato di Alleanza Verdi-Sinistra.
Il codice di condotta del Parlamento Ue
Secondo il codice di condotta del Parlamento europeo, gli eurodeputati sono tenuti a dichiarare qualsiasi guadagno al di fuori del Parlamento europeo che superi i 5.000 euro all’anno. «Se [un’attività retribuita svolta parallelamente all’esercizio della carica di membro] genera reddito, i membri devono indicare per ogni singola voce il rispettivo importo di tale reddito e, se del caso, la sua periodicità», si legge nel documento. I quattordici eurodeputati scovati da Politico hanno dichiarato di avere un reddito secondario, ma senza rivelare quanti soldi hanno effettivamente guadagnato in aggiunta ai circa 8mila euro netti che percepiscono per il loro lavoro di eurodeputati.
I due italiani coinvolti
Mario Mantovani ha ricoperto tre incarichi di consulenza. L’esponente di Fratelli d’Italia non ha risposto alla richiesta di commento di Politico, che parla comunque di «somme a sei zeri» che Mantovani incasserebbe regolarmente ogni anno. Anche Mimmo Lucano, che ha segnalato di aver lavorato per una società di produzione cinematografica, non ha risposto alla richiesta di commento.
La spiegazione del sindaco di Riace
Dopo la pubblicazione dell’articolo di Politico, lo staff del sindaco di Riace ha fornito una spiegazione sul perché il nome di Lucano compare tra i 14 eurodeputati. La collaborazione con una casa di produzione cinematografica a cui fa riferimento Transparency International, segnalata da Lucano durante il villaggio di benvenuto per i Membri del Parlamento Europeo a giugno 2024, è iniziata nel 2021 e terminata a giugno 2024. L’importo, spiegano dallo staff dell’eurodeputato di Avs, non fu specificato perché non c’era ancora un accordo sull’effettiva produzione di un film su di lui. E alla fine, il film neppure si fece.
La richiesta di maggiore trasparenza
Tra i quattordici politici che non hanno dichiarato quanti soldi hanno generato con i loro redditi secondari figurano esponenti di destra e di sinistra. Tra i nomi più di spicco c’è Alvise Pérez, un deputato spagnolo di estrema destra che lavora come influencer contro la corruzione. Ma anche il polacco Michał Wawrykiewicz, avvocato del Partito Popolare ed esperto di diritto europeo, e Vladimir Prebilič, deputato dei Verdi. «Senza un adeguato monitoraggio delle dichiarazioni dei deputati al Parlamento europeo e senza sanzioni per le violazioni del codice di condotta, i cittadini dell’UE si affidano esclusivamente alle promesse dei deputati. I risultati parlano da soli», spiega a Politico Raphaël Kergueno, responsabile politico di Transparency International.
Foto copertina: EPA/Olivier Hoslet
