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La longevità non dipende solo dai geni: i fattori dell’invecchiamento e come invertirli

31 Gennaio 2026 - 08:10 Alba Romano
longevità ricerche scientifiche
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Studi e ricerche parlano dell'eredità genetica, dell'ambiente, dell'esposoma. E provano i primi trattamenti

I fattori della longevità sono tre. L’eredità genetica, l’influenza dell’ambiente, l’esposoma. Ovvero l’insieme di elementi esterni che hanno impatto sul Dna. Uno studio pubblicato su Science dimostra che l’ereditabilità relativa alla durata della vita umana, escludendo i decessi causati da fattori estrinsechi come incidenti o infezioni, è di poco superiore al 50%. Il Corriere della Sera spiega che i fattori hanno più o meno la stessa influenza. La ricerca degli scienziati del Weizmann Institute of Science (Israele), Karolinska Institutet (Svezia), Westlake University (Cina) e Leiden University (Paesi Bassi) souega che tra i processi epigenetici più importanti in relazione all’invecchiamento c’è la metilazione del Dna.

La metilazione del Dna

Ovvero un fenomeno per cui un marcatore (o «etichetta chimica») si attacca a parti specifiche del genoma (la totalità del materiale genetico di un organismo) per silenziare alcuni geni. L’analisi della metilazione permette di definire la reale età di una persona, che può non corrispondere a quella anagrafica. L’invecchiamento è un processo che non si può invertire ma si può rallentare. Con i comportamenti: mangiare sano (e in quantità adeguata), fare esercizio fisico, dormire bene, evitare il più possibile lo stress e ciò che è dannoso per la salute (fumo, alcol, droghe, smog), ricevere le vaccinazioni indicate per l’età e seguire i programmi di screening.

La centenaria

Carlo Alberto Redi, accademico dei Lincei e presidente del Comitato etico di Fondazione Veronesi, racconta di sua mamma Silvana ha 100 anni. «È una donna che ha sconfitto la malaria, attraversato una guerra mondiale, lavorato tutta la vita facendo la pendolare. Ma è sempre stata attenta alla dieta e all’esercizio fisico. Fino all’anno scorso andava regolarmente in palestra e anche adesso che non può farlo cerca di muoversi il più possibile. È un esempio vivente del fatto che, al netto del corredo genetico e di quel che la vita ci riserva, le buone abitudini possono davvero fare la differenza».

I fattori di longevità

Anche lui ne ha alcune: «Vado tutti i giorni in bicicletta e cerco di proteggermi dallo smog, se serve anche con la mascherina. Sto attento alla dieta: mangio molti vegetali e pochissimi cibi ultraprocessati, che sono collegati al rischio di tumori. Consumo carne solo una volta a settimana, anche per una scelta ambientale: gli allevamenti intensivi inquinano quanto i mezzi di trasporto». Per invertire l’invecchiamento, dice, «un filone di ricerca molto interessante è quello della riprogrammazione cellulare, nata dagli studi del medico giapponese Shin’ya Yamanaka, Premio Nobel nel 2012. Ha scoperto che una cellula trattata con quattro fattori di riprogrammazione (Oct4, Sox2, Klf4, c-Myc, noti come fattori Yamanaka) ringiovanisce, tornando ad essere una cellula staminale. Il problema è che due dei quattro fattori sono cancerogeni e nei topi hanno portato allo sviluppo di tumore».

L’inversione dell’invecchiamento

Infine, c’è il primo tentativo di inversione dell’invecchiamento in volontari umani, approvato negli Usa dalla Food and drug administration e condotto da David Sinclair, ricercatore all’Università di Harvard, basato proprio sulle scoperte di Yamanaka. «Il trattamento con fattori di riprogrammazione sarà testato su una dozzina di pazienti con glaucoma, malattia più frequente negli anziani caratterizzata da aumento della pressione intraoculare e danneggiamento progressivo del nervo ottico. Virus portatori di tre potenti fattori riprogrammatori verranno iniettati in un occhio di ciascun paziente: staremo a vedere i risultati. Altri gruppi di ricerca studiano interventi sulla metilazione ( vedi articolo sopra ) e sulla lunghezza dei telomeri (le parti terminali dei cromosomi). C’è anche chi tenta di bloccare l’invecchiamento dei mitocondri, le centraline energetiche delle cellule, il cui funzionamento è cruciale per la salute dell’intero organismo».

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