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Milano, le «Utopiadi» al Palasharp occupato: così lo sport popolare sfida i Giochi ufficiali

06 Febbraio 2026 - 10:46 Ygnazia Cigna
La tre giorni di proteste e sport accessibile organizzata dal «Comitato Insostenibili Olimpiadi», gruppo di critici contro Milano 2026

Accanto a medaglie e competizioni, la Milano olimpica si prepara anche a giorni di lotte sociali. Al Palasharp di Milano, storico palazzetto in disuso dal 2011, questa mattina è partita la tre giorni delle Utopiadi, una manifestazione di sport popolare organizzata dal «Comitato Insostenibili Olimpiadi», gruppo di critici contro l’evento olimpico. Questa mattina è stato occupato dai manifestanti. Una scelta di certo non casuale. Costruito dopo la devastante nevicata del 1985 che fece crollare il palazzo dello sport cittadino, fu inaugurato il 27 settembre 1986 con un concerto di Frank Sinatra.

Con una capienza di 8mila posti, ha ospitato eventi sportivi, concerti e incontri politici, fino all’apertura del Forum di Assago e al progressivo abbandono che ha portato alla chiusura definitiva nel 2011. Negli anni, il comune ha vagliato diverse destinazioni per il palazzetto, tra cui le gare di hockey femminile di Milano-Cortina 2026, ma i costi di ristrutturazione hanno convinto le autorità a spostare le competizioni nei padiglioni di Rho Fiera.

Le Utopiadi

L’occupazione di oggi fa parte di un calendario di mobilitazioni che attraverseranno la città in questi primi giorni di Olimpiadi. Tra le proteste ci sono la fiaccolata anti-olimpica e la parata popolare di quartiere a San Siro (6 febbraio alle 18), il corteo nazionale contro le «nocività olimpiche» in piazza Medaglie d’Oro (7 febbraio alle 16) e, naturalmente, le Utopiadi, in programma dal 7 all’8 febbraio in un luogo segreto. In un comunicato, i promotori spiegano le ragioni di questa mobilitazione. Già ieri sera, 5 febbraio, il comitato ha organizzato una fiaccola contro la partecipazione di Israele ai Giochi.

Le motivazioni

«La nostra azione diretta richiama esplicitamente le Olimpiadi dell’Utopia organizzate a Barcellona nel 1936. Un’esperienza storica che immaginava lo sport come spazio di emancipazione, inclusione e cooperazione, in aperto contrasto con le Olimpiadi ufficiali del tempo che si svolgevano nella Germania nazista. Allo stesso modo, le Utopiadi milanesi vogliono essere una utopia quotidiana praticata, fatta di sport accessibile, autogestione e riappropriazione dei territori». La rete promotrice delle Utopiadi riunisce collettivi studenteschi, centri sociali, associazioni e altre realtà della città, convinti che lo sport possa diventare uno strumento di inclusione e partecipazione, contro quelle che definiscono «le Olimpiadi più insostenibili di sempre». In questo modo, puntano a trasformare il Palasharp da simbolo di abbandono in spazio di pratica sportiva accessibile a tutte e tutti, in alternativa al grande spettacolo internazionale delle Olimpiadi ufficiali.

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