Cosa ha detto Francesca Albanese e perché la frase sul «nemico comune» viene associata a Israele

La relatrice speciale ONU per i Territori palestinesi Francesca Albanese è stata accusata di aver definito Israele «il nemico comune dell’umanità». La citazione, riportata tra virgolette come se fosse testuale e collegata a un suo intervento del 7 febbraio 2026, è stata rilanciata dalla deputata francese Caroline Yadan e ripresa nel confronto politico all’Assemblea nazionale francese. Poco dopo, il ministro Jean-Noël Barrot ha quindi chiesto la revoca dell’incarico come relatrice speciale ONU parlando di dichiarazioni inaccettabili. Ma è davvero questa la frase pronunciata? Per rispondere occorre tornare al video integrale del suo intervento e leggere con attenzione le parole utilizzate.
Per chi ha fretta
- Francesca Albanese non risulta aver detto letteralmente «Israele è il nemico comune dell’umanità».
- Nel video dell’intervento afferma «come umanità abbiamo un nemico comune», senza citare Israele in quel passaggio.
- L’intero discorso è però costruito su accuse dirette a Israele e al «sistema» che lo sostiene.
- Anche nel chiarimento successivo sul «sistema», il riferimento resta logicamente collegato alle accuse rivolte a Israele.
Analisi
La frase che circola online viene presentata come una citazione letterale. Tuttavia, nel video dell’intervento tenuto in collegamento durante un evento organizzato da Al Jazeera, Albanese non pronuncia quelle esatte parole.
Il passaggio contestato è il seguente: «Noi ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune e le libertà, il rispetto delle libertà fondamentali è l’ultimo strumento di pace che abbiamo per riconquistare la nostra libertà». Di fatto, in questa frase non compare alcun riferimento esplicito a Israele. Per questo motivo l’attribuzione diretta della formula «Israele è il nemico comune dell’umanità» non risulta corretta.
Il contesto dell’intervento
Per comprendere la reazione politica occorre considerare il contenuto complessivo del discorso. Nel suo intervento Albanese ha parlato di «pianificazione e realizzazione di un genocidio», ha accusato Israele di essere stato armato e sostenuto politicamente, economicamente e mediaticamente da gran parte della comunità internazionale e ha sostenuto che molti media occidentali avrebbero amplificato una narrativa «pro-apartheid e genocida».
Subito dopo aver descritto questo scenario, ha affermato che l’umanità si troverebbe di fronte a «un nemico comune», aggiungendo un riferimento a «grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi» che non sarebbero sotto il controllo della popolazione.
In una replica successiva alle accuse, Albanese ha sostenuto che il «nemico comune» sarebbe «il sistema» che avrebbe permesso il genocidio in Palestina, includendo il capitale finanziario che lo sostiene, gli algoritmi che lo nascondono e le armi che lo rendono possibile.

Tuttavia, la struttura del ragionamento resta collegata a Israele. Infatti, nel suo intervento lo Stato israeliano viene indicato come autore del genocidio denunciato, mentre il «sistema» viene descritto come l’insieme di attori e strumenti che lo avrebbero sostenuto o reso possibile. In questa costruzione logica il sistema non sostituisce Israele, ma viene definito in funzione dell’azione attribuita proprio a Israele.
Perché la frase viene associata a Israele
L’associazione nasce dalla sequenza del discorso, attraverso un intervento interamente centrato su accuse a Israele seguito dall’affermazione secondo cui l’umanità ha un «nemico comune». Anche quando, in seguito, Albanese parla di «sistema», questo viene presentato come ciò che avrebbe consentito o coperto l’azione attribuita a Israele.
Di fatto, in assenza di un soggetto esplicitato nel passaggio contestato, diversi osservatori hanno quindi collegato le due parti, interpretando il riferimento come diretto allo Stato israeliano. Si tratta però di un’interpretazione legata alla logica complessiva del discorso e non di una citazione testuale.
Il video diffuso dall’ambasciata israeliana
Nei giorni successivi, l’ambasciata d’Israele in Francia ha diffuso sui social un estratto dell’intervento in cui il passaggio relativo a «capitali finanziari, algoritmi e armi» risulta tagliato. Nel video condiviso, la sequenza appare più breve rispetto al passaggio integrale, circostanza che ha alimentato l’interpretazione secondo cui il riferimento al «nemico comune» fosse rivolto in modo diretto a Israele.

Il Fatto e il passaggio sul «sistema» assente nel video
In alcune ricostruzioni giornalistiche la formulazione sul «sistema» viene riportata insieme al discorso, mentre nella trascrizione integrale tale parola non compare affatto. Come segnalato da Mattia Madonia, è quanto avvenuto in un articolo de Il Fatto Quotidiano pubblicato l’11 febbraio 2026 dal titolo «La Francia chiede le dimissioni di Francesca Albanese da relatrice Onu: “Accusa Israele come popolo”. Ma non è vero – Il video».
Nell’articolo de Il Fatto (archiviato qui) viene riportato tra virgolette, come se fosse parte del discorso pronunciato nel video, il seguente passaggio: «Il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile».

Tuttavia, confrontando la trascrizione integrale dell’intervento, condivisa dalla stessa testata sui propri canali social, quella frase non risulta pronunciata durante l’evento del 7 febbraio.

La formulazione citata nell’articolo de Il Fatto corrisponde invece alla spiegazione fornita successivamente da Albanese in un messaggio pubblicato su X. Nel video, infatti, la parola «sistema» non viene mai utilizzata nel passaggio oggetto della polemica.
Conclusioni
Francesca Albanese non risulta aver pronunciato letteralmente la frase «Israele è il nemico comune dell’umanità». Ha invece parlato di «un nemico comune» senza specificarne esplicitamente l’identità in quel passaggio.
Sebbene la citazione attribuita in forma diretta non sia presente, la polemica nasce dall’ambiguità dell’espressione inserita in un intervento interamente dedicato ad accuse nei confronti di Israele e del sistema che, secondo la relatrice ONU, ne sostiene l’azione.
