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Sanremo, Conti si arrampica sugli specchi: «Pucci? L’avevo scelto perché riempie i teatri»

12 Febbraio 2026 - 12:25 Gabriele Fazio
festival sanremo 2025 conferenza stampa carlo conti
festival sanremo 2025 conferenza stampa carlo conti
Nella trasmissione di Fiorello il conduttore di Sanremo ha spiegato di non sapere che il comico invitato al Festival fosse politicamente schierato

Prima o poi la palla doveva tornare nelle mani di Carlo Conti, era inevitabile. L’assist, chissà quanto occasionale, ma non è di certo un problema, arriva da Fiorello ed è morbido e sdrammatizzante, come la natura dello show del conduttore siciliano, che tutto riesce a minimizzare. Solo che la storia di Pucci, abbastanza banale nella sostanza, ha lasciato intravedere qualcosa di osceno, termine da prendere alla lettera, ovvero qualcosa che sarebbe dovuta rimanere nascosta e poi invece, per tutta una serie di ragioni, non ultima il fatto che il comico ha deciso di fare un passo indietro, qualcosa di potenzialmente gravissimo è emerso. Perché il nome Pucci, spuntato fuori un po’ a sorpresa considerando che si tratta di Sanremo e non di un qualsiasi programma del palinsesto Rai, da qualche parte deve essere uscito. Conti ha detto a Fiorello: «La mia scelta era perché è un artista che riempie i teatri, non per i social, io sono negato per i social», che oggi come oggi suona anche nobile come impostazione di vita, se non fosse che smaschera la coperta corta concessa dalla Rai al conduttore toscano. Carlo Conti infatti oggi si ritrova nella scomoda posizione di dover fare la parte del direttore artistico negligente, perché l’alternativa è assai più grave: essere un direttore artistico che ha aperto le porte a un Governo che voleva mettere la bandierina sul Festival di Sanremo.

Conti distratto o sull’attenti?

Conti ha scelto di interpretare la parte del direttore artistico distratto, svampito, ma considerato che si parla della Rai e del Festivàl della Canzone Italiana di Sanremo, la cosa è assai poco credibile. Ricorda vagamente un altro evidente inciampo del predecessore Amadeus, che ha sostenuto dinanzi a una platea di giornalisti, anche piuttosto irritato, che John Travolta sia salito sul palco dell’Ariston, in prime time, così come era sceso dall’aereo, con quelle scarpe bianche fosforescenti, di quella marca per la quale era stato ingaggiato come testimonial, il cui titolare sedeva nelle prime file del teatro proprio quella sera. Sarà il proverbiale cinismo dei giornalisti, ma quella storia chiaramente non se la bevve nessuno, men che meno l’Agcom, che infatti rifilò alla Rai un multone di oltre 200mila euro. È credibile che il direttore artistico di Sanremo, che lavora con un team che deve tenere in equilibrio un’innumerevole serie di delicatissime dinamiche tra tv e discografia, inviti un comico per affiancarlo nella conduzione di una delle serate del Festival solo sulla base di un dato? No. Oggettivamente. Non lo è.

I teatri pieni

Un dato, tra l’altro, che non rende Pucci una mosca bianca del sistema teatrale italiano: la lista di comici che riempiono i più importanti teatri italiani è assai lunga. Potremmo citarne qualcuno, in particolare esponenti della stand up comedy italiana, da Luca Ravenna a Edoardo Ferrario, da Stefano Rapone a Francesco De Carlo, da Michela Giraud a Giorgio Montanini, tra l’altro nomi decisamente più in hype per quanto riguarda la tv. E nessuno di loro ha mai manifestato evidenti inclinazioni politiche. Eppure Conti, ignaro, infilando la mano nel cestone dei comici italiani con un certo riscontro in teatro, tira fuori proprio il militante meloniano, che sui social si diverte a fare body shaming su esponenti donne dell’opposizione, a ridacchiarsela su omosessuali ed extracomunitari. Tutto ciò, ripetiamo, oggettivamente, non è credibile, e Conti dovrebbe trovarsi una scusa migliore del «Non lo sapevo», soprattutto perché tra pochi giorni inizia il Festival e certamente qualche giornalista con un interesse più investigativo di quello dell’amico Fiorello, qualche domanda in più la farà. Chiaro che, esattamente come fece Amadeus, Conti alzerà le braccia, come John Travolta (perché tutto torna) nel noto meme estrapolato da Pulp Fiction, per provare a mettere una pezza sull’imbarazzo di essersi ritrovato tra due fuochi, entrambi particolarmente scottanti, tra lassismo e aziendalismo, dai quali difficilmente ne potrà uscire illeso.

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