Un cuore artificiale per salvare il piccolo Tommaso, il danno tenuto segreto per un mese. La madre e la scoperta dopo la Tac: come sta il bambino

Una possibile alternativa per il bambino di Nola, ricoverato al Monaldi di Napoli dopo il trapianto fallito del 23 dicembre, potrebbe arrivare da Milano. Come riporta Il Messaggero, l’ipotesi è quella di un cuore meccanico, un dispositivo artificiale capace di sostituire temporaneamente la funzione cardiaca e offrire più tempo rispetto all’Ecmo, il macchinario che attualmente tiene in vita il piccolo e che non potrà essere utilizzato ancora a lungo. A muovere i primi contatti è stato Giovanni Gravili, fondatore dell’associazione «Nodi d’Amore», che ha messo in collegamento la famiglia con un trapiantologo del Niguarda, l’unico specialista in cuore meccanico in Italia per pazienti adulti. «Quando è arrivata la richiesta di aiuto ho provato a costruire un ponte tra la famiglia e un medico del Niguarda di Milano che conosco. Forse può fare qualcosa anche per questo bambino. Ma servono le cartelle cliniche», ha spiegato Gravili. L’ospedale milanese ha confermato di avere «le competenze tecniche e scientifiche per trattare situazioni di questo tipo», precisando però che al momento «non c’è una richiesta formale». Il primario coinvolto si sarebbe comunque reso disponibile a esaminare tutta la documentazione clinica per valutare se esistano le condizioni per l’impianto.
L’indagine e il segreto nascosto per un mese
Uno dei nodi centrali dell’inchiesta riguarda i tempi della comunicazione. Come ricostruisce Repubblica, l’ospedale Monaldi ha segnalato il problema del congelamento dell’organo durante il trasporto al Centro nazionale trapianti soltanto il 21 gennaio, quasi un mese dopo l’intervento del 23 dicembre. I protocolli prevedono che i cosiddetti «eventi avversi» vengano comunicati entro 24 ore. Il giorno del trapianto, da Napoli era stata inviata a Roma solo la notizia del fallimento dell’operazione, senza spiegazioni sulle cause. A spingere il Monaldi ad avviare un audit interno sarebbe stato l’esposto presentato l’11 gennaio dall’avvocato della famiglia.
Cosa è successo al cuore durante il trasporto da Bolzano a Napoli
Dalla ricostruzione emerge che l’équipe partita da Napoli con il contenitore per il cuore, una volta a Bolzano, si è accorta che non c’era abbastanza ghiaccio per garantire una conservazione sicura e ne ha chiesto un’aggiunta al personale locale. Al rientro al Monaldi, il cuore risultava in parte congelato. L’intervento di espianto dell’organo malato del bambino era però già iniziato e non era più possibile tornare indietro: il trapianto è stato eseguito anche se l’organo non avrebbe mai funzionato. L’audit interno del Monaldi ha classificato l’evento come rischio 5, il più grave, indicando come possibili cause «problemi organizzativi».
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I medici divisi sul nuovo trapianto
Sul futuro del piccolo Tommaso si confrontano pareri medici divergenti. Come riferito dalla madre al Quotidiano Nazionale, il Bambino Gesù di Roma, interpellato per una valutazione, avrebbe ritenuto il bambino non trapiantabile. Il Monaldi, invece, sostiene il contrario: un primario dell’ospedale campano si sarebbe detto disponibile a eseguire un nuovo trapianto, opponendosi «fermamente al parere del Bambin Gesù». Lo stesso chirurgo, ha confermato la madre, risulta tra gli indagati.
La madre di Tommaso e la verità taciuta
In un’intervista al Quotidiano Nazionale, la madre ha raccontato di non essere stata informata dall’ospedale sulle reali cause del fallimento. «Mi hanno chiamato e mi hanno detto che il cuoricino non partiva e che dovevano attaccarlo all’Ecmo», ha spiegato. Nessuno le ha comunicato che l’organo era arrivato danneggiato: «Lo abbiamo saputo dai giornali. All’inizio ho fatto delle domande, poi sono stata sopraffatta dal dolore. Eravamo arrivati qui il 23 dicembre pieni di speranza, dopo due anni di calvario».
Ematomi al cervello dopo 50 giorni di Ecmo: «Ma io non mollo»
La situazione clinica del bambino resta critica. Tommaso è collegato all’Ecmo da oltre 50 giorni e una Tac eseguita cinque giorni fa ha evidenziato ematomi al cervello. La madre ne è consapevole ma non intende arrendersi: «Nonostante questo io non mollo, non mollerò mai». I tempi stringono, come sottolinea anche Gravili: «Avrei voluto sapere prima di questo caso. Avremmo avuto più tempo. Ora è una corsa al minuto».
