La mamma che protesta per la bambina disabile alla festa di Carnevale: «È un pericolo per mio figlio»

Una festa di Carnevale in piazza a Ischia è sfociata in una serie di tensioni tra i cittadini. A causa di una donna che avrebbe maltrattato una bambina affetto da disabilità cognitiva, che ha anche un’epilessia e un ritardo grave. Lei non parla ma quando è felice alza la voce, ride, accarezza chi le sta vicino. Romina, la madre, ha raccontato al Mattino che la figlia è stata allontanata durante la festa a causa delle parole pronunciate da una donna presente.
Giorgia si sarebbe avvicinata ad altri bambini presenti. Muovendosi tra loro in modo spontaneo, come riferito dalla madre. Non accompagnato da gesti aggressivi o invasivi. Ma un’altra madre ha reagito. La donna, rivolgendosi verbalmente a Romina e in presenza della bambina, avrebbe affermato che Giorgia «non può stare qua». E che «non è normale», aggiungendo che la sua presenza poteva rappresentare un pericolo per il proprio figlio. Secondo Romina la figlia stava semplicemente interagendo con i coetanei.
«Voglio dire a quella mamma che la “normalità” che lei difende con tanta cattiveria è solo una prigione di ignoranza», ha scritto Romina su facebook. «Giorgia non è un pericolo: è un inno alla dolcezza. Giorgia non attacca: lei cerca connessione in un mondo che spesso non sa come risponderle. Il vero danno non lo ha fatto mia figlia a suo figlio, ma lei a entrambi, insegnando che la diversità va allontanata invece che accolta. Cara mamma, oggi Giorgia ha perso un pomeriggio di festa, ma tu hai perso l’occasione di essere una persona migliore. Noi continuiamo a camminare a testa alta, con la forza di chi non ha bisogno di maschere per mostrare la propria anima».
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La conclusione: «Da quando è nata, Giorgia si trova ad affrontare situazioni di discriminazione. C’è chi la chiama animale perchè non sa parlare, che le dice che è una bestia, chi dice “corriamo via, arriva il mostro” solo perchè mia figlia urla. I posti riservati ai disabili spesso sono occupati mentre per portarla a terapia dobbiamo sopportare grandi sacrifici».
