Referendum, l’affondo di Mantovano: «I toni più estremi arrivano dai magistrati, è sconcertante». Poi l’attacco a Gratteri

Un durissimo atto d’accusa contro la «radicalizzazione» del dibattito referendario e un monito sul futuro per la tenuta delle istituzioni del Paese. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, intervenendo al convegno La sicurezza oggi organizzato da Libero a Roma, ha dipinto lo scenario, a suo avviso, a tinte fosche in vista del referendum sulla riforma della Giustizia del prossimo 22 e 23 marzo. Il centro dell’intervento di Mantovano è il timore per il «dopo», ovvero per il clima che si respirerà negli uffici giudiziari una volta chiuse le urne. «C’è il rischio che, se le cose proseguono come sono iniziate, ci troveremo di fronte a macerie. Macerie tra istituzioni, macerie dentro le istituzioni», ha dichiarato il sottosegretario, denunciando quello che ritiene un atteggiamento di «marginalizzazione e denigrazione» nei confronti di quei magistrati che hanno scelto di sostenere le ragioni del Sì. «Negli uffici di procura ci sono divisioni profonde. Andrà tutto bene a chi si è espresso per il Sì e chi per il No, magari in modo militante, quando si troveranno a decidere processi importanti?», si chiede Mantovano.
«I toni più estremi vengono dalla magistratura»
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha poi alzato il tiro contro le voci più critiche della magistratura associata, citando esplicitamente il segretario dell’Anm per l’accostamento tra la riforma e i tragici fatti di Minneapolis. «Nessuno era mai arrivato a dire che con la riforma la polizia potrà uccidere gli innocenti», ha commentato. «È fisiologico che ci sia una certa radicalizzazione della propaganda. Ma quello che invece sconcerta è che i toni più estremi vengano espressi non dai partiti dell’opposizione, che semmai vanno a ruota, ma da esponenti della magistratura associata e non solo», ha aggiunto.
L’affondo a Gratteri
Ma l’affondo più pesante è stato riservato al procuratore di Napoli in prima linea per il No alla riforma, Nicola Gratteri, in merito ad alcune dichiarazioni rese durante la trasmissione Piazzapulita. Il sottosegretario ha stigmatizzato l’ipotesi che si possano monitorare i social per «vedere chi sono» le persone che si dicono favorevoli alla riforma. «Stiamo parlando di indagini verso chi sui social si esprime a favore del Sì? Un criminale va perseguito per i crimini commessi, non per come voterà al referendum». Parole che Mantovano ha confessato di aver inizialmente scambiato per una «manipolazione dell’intelligenza artificiale» per quanto ritenute gravi.
«Il monito di Mattarella va applicato»
In chiusura, il sottosegretario ha richiamato le parole di Sergio Mattarella, sottolineando che i moniti del Capo dello Stato «vanno applicati, non sminuzzati». E ha concluso: «Senza voler neanche tentare di interpretare il capo dello Stato, però immagino che la sua riflessione si proietti nel futuro. Mi interessa capire in quali condizioni arriveremo al 24 di marzo e questi 30 giorni saranno decisivi per capire come ci arriveremo».
