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Niente congedo paritario per i papà, lo stop del governo Meloni: «Costa troppo»

24 Febbraio 2026 - 16:53 Federico D’Ambrosio
schlein meloni
schlein meloni
La Ragioneria generale blocca il provvedimento arrivato in aula in quota minoranza, insorge l'opposizione. La proposta di mediazione di FdI

La sensazione che il congedo paritario di quattro mesi anche per i papà potesse saltare era stata chiara già venerdì 20 febbraio, quando, al momento dell’approdo in aula alla Camera in «quota minoranza” della proposta di legge che estende la possibilità di usufruire del congedo per la nascita di un figlio anche ai padri, il presidente della commissione Lavoro, Walter Rizzetto ha annunciato che la proposta era stata bloccata dalla Ragioneria generale dello stato, l’organo a cui sono affidati i conti e le valutazioni sui nuovi impegni economici, presso il ministero dell’Economia e delle finanze.

Ed effettivamente oggi, 24 febbraio, al momento dell’inizio della discussione nel merito, è arrivata la conferma. Niente da fare: «La copertura risulta inidonea», si legge nella relazione della Ragioneria che ha precluso al voto negativo in commissione Bilancio. Impossibile quindi, portare per i padri la sospensione dal lavoro per una nascita a quattro mesi e la copertura dall’80 al 100% per i congedi parentali di tre mesi, entro i primi sei anni di vita del bambino.

I calcoli economici

Il calcolo economico allegato alla proposta era certamente oneroso perché prevedeva di spendere, a regime, ben 3 miliardi di euro. Secondo la Ragioneria generale dello stato, però, era un approssimazione per difetto e la spesa sarà superiore perché i calcoli fatto dai proponenti – è una proposta di tutta l’opposizione, Azione compresa – «non includono gli oneri relativi alle lavoratrici libere professioniste iscritte alle relative casse di previdenza». Per quanto riguarda il congedo paritario, poi, i costi salgono ancora e «la relazione tecnica quantifica gli oneri complessivi derivanti dagli articoli 1 e 2, nell’ipotesi di decorrenza dal 1° gennaio 2026, in 3.700,7 milioni di euro per l’anno 2026 progressivamente crescenti fino a 4.511,8 milioni di euro annui a decorrere dal 2035».

La polemica politica

Nonostante la spesa significativa per lo stato, le opposizioni avevano spinto molto sul portare in aula questa proposta. Il presidente della commissione Lavoro, Rizzetto, però, aveva spiegato ad Open già venerdì che sarebbe stato difficile trovare la quadra su questo testo e ad un centrosinistra che «fino al 2022 su questi temi non ha fatto nulla» proponeva di trovare un accordo sulle «premialità», cioè sui sostegni ai congedi che proprio il governo Meloni ha portato a 3 mesi retribuiti all’80% per madri e padri.

La reazione dell’opposizione

L’opposizione però non ci sta, anche perché su questo argomento – i congedi parentali – molti paesi europei hanno fatto sforzi negli ultimi anni per dare ai padri più tempo di astensione dal lavoro. Oltre ai paesi del Nord Europa, storicamente molto impegnati su questi argomenti, lo scorso autunno la Spagna ha approvato una legge che concede 19 settimane paritarie tra uomini e donne. Del resto già i dieci giorni attuali post nascita per i papà, approvati nel 2022, sono stati in pochi anni un successo anche in Italia.

«Siamo qui a chiedere al governo, alla premier Giorgia Meloni, di fermarsi e di confrontarsi con noi su una proposta necessaria», ha detto oggi Elly Schlein nel corso della conferenza stampa unitaria seguita alla bocciatura. «Ci siamo battuti molto per questa proposta di legge unitaria e non e’ la prima volta che ci chiudono la porta in faccia come hanno fatto sul salario minimo e la settimana corta. Continueremo a insistere», ha detto invece Giuseppe Conte. Per il momento, però, la discussione sembra arenata

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