I ristoranti «La Mafia» devono cambiare nome, perché ora gli spagnoli hanno dato ragione all’Italia

La catena di ristoranti spagnola «The mafia se sienta a la mesa» (La mafia si siede al tavolo – ndr) potrebbe essere costretta a cambiare nome. L’Ufficio iberico che si occupa di brevetti e marchi ha accolto le obiezioni dell’Avvocatura di Stato italiano, come riporta il Guardian, secondo cui il nome del marchio è contrario «all’ordine pubblico e alla moralità». Il pronunciamento delle autorità spagnole potrebbe mettere la parola fine su una vicenda giudiziaria che si trascina da anni. Già nel 2018, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale aveva stabilito che il nome della catena andava cambiato (qui la sentenza), poiché trasmette «un’immagine globalmente positiva» della mafia e rappresenta un’offesa alle vittime della criminalità organizzata e alle loro famiglie.
La difesa dell’azienda
Otto anni più tardi, anche l’Ufficio spagnolo è arrivato alla stessa conclusione, pronunciandosi a favore dell’Italia e obbligando la catena a cambiare il proprio nome. I titolari del marchio, che possono ancora fare ricorso contro la decisione, sostengono di aver preso ispirazione da un libro di ricette. «Il termine “mafia” è effettivamente utilizzato in altri settori, come quello audiovisivo o letterario, e il pubblico spagnolo identifica questo termine come un’allusione a un fenomeno culturale, piuttosto che a un’organizzazione criminale», ha provato a giustificarsi l’azienda.
La svolta delle autorità spagnole
L’ufficio spagnolo per i brevetti finora non ne aveva voluto sapere di ascoltare le proteste italiane. E alla fine, dopo anni di contese legali (la prima interrogazione parlamentare sulla vicenda risale al 2015), ha dato ragione all’Italia: «Il nome controverso è contrario sia all’ordine pubblico che al buon costume. Il nome principale riproduce direttamente il nome di una vera e propria organizzazione criminale, la cui attività non è un fenomeno remoto o meramente letterario, ma una realtà persistente». L’azienda ha annunciato che valuterà la possibilità di presentare ricorso: «Il nostro obiettivo è continuare a costruire il futuro dell’azienda e restiamo fedeli all’essenza del progetto: un’offerta culinaria italo-mediterranea di alta qualità e un’esperienza culinaria distintiva».
I precedenti
L’uso dell’immaginario legato alla criminalità organizzata per promuovere cibo e cultura italiana all’estero non è un fatto nuovo. Negli ultimi anni, altre aziende sono state costrette a cambiare il nome del proprio marchio in seguito a cause legali intentate dallo Stato italiano o da alcune associazioni di categoria. Nel 2022, per esempio, un pizzaiolo di Francoforte è stato condannato a togliere il nome di Giovanni Falcone dall’insegna della sua pizzeria.
