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Masterchef, parla Teo: «È uno dei programmi più veri in assoluto, ma non si viene qui per diventare celebrità». L’intervista

06 Marzo 2026 - 16:16 Gabriele Fazio
Il 24enne brianzolo ha vinto grazie a un risotto affumicato alla zucca con pesce gatto e crema di porcini

Un risotto fondamentalmente ha fatto la differenza tra la sconfitta e la vittoria. Un risotto, per l’esattezza, affumicato alla zucca con pesce gatto e crema di porcini, che cambierà la vita del 23enne (all’epoca delle riprese) Matteo Canzi, per tutti Teo, brianzolo di Olgiate Molgora (Lecco), studente di International Marketing che, contro il volere dei genitori, si è iscritto e ha poi vinto la 15esima edizione di Masterchef Italia, il cooking show Sky Original prodotto da Endemol Shine Italy che ha avuto talmente tanto successo da rendere i giudici, negli ultimi anni Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, delle vere e proprie celebrità, ma soprattutto ha trasformato l’idea di ristorazione, in particolare di cucina gourmet, degli italiani. Il giovane Teo Canzi aggiudicandosi questa edizione ha vinto 100mila euro in gettoni d’oro, la possibilità di frequentare un corso di alta formazione presso ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, e di pubblicare il suo primo libro di ricette dal titolo Il gusto del perché – Nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si cucina, in uscita il 16 marzo.

Qual è stato il momento più emozionante, a prescindere dalla vittoria ovviamente…?
«Il momento più emozionante è anche quello che mi ha cambiato un pochino, quando mi è stata concessa una seconda chance con la prova del panino, perché lì ero proprio deluso da me stesso e mi sono reso conto che andando avanti avrei dovuto sempre fare di meglio ma forse sarebbe stato anche il caso di lasciare un pochino questa mania di perfezione. L’altro momento clou è stato poter cucinare nella cucina di un tre stelle, da Perbellini, perché è stato incredibile. Mi sono reso conto che anche in un ambiente così caotico si riesce a trovare serenità se si lavora con la testa lucida e si riesce ad affrontare qualsiasi cosa. Il guantino che mi si vede in finale lo indossavo perché nel ristorante mi sono procurato l’ustione peggiore che mi sia mai capitata, ma nonostante quello sono riuscito a completare il servizio e mi sono divertito tantissimo».

Qual è stato invece il fattore più complesso di questa avventura?
«Io mi sono sempre trovato molto bene, sono stato molto sereno durante tutte le prove quindi non ti posso dire che c’è stato un momento complesso a livello gastronomico. Sì, ovviamente ci sono degli ingredienti di alcune prove che ovviamente ti dici “Cosa sto facendo??”, ti ritrovi a fare una cosa che non hai mai fatto, ma a livello psicologico invece penso che sia stata, per quanto stressante, l’esperienza più serena della mia vita».

Qual è la ricetta che hai presentato ai giudici della quale sei più orgoglioso?
«Il risotto della finale, mi è piaciuto molto, sono riuscito a comunicare l’idea che avevo, in quel piatto si vedeva il confronto che volevo che si vedesse, gli ingredienti li ho trattati molto bene, il risultato si è visto, effettivamente è stata la freccia giusta che mi ha aiutato a vincere la finale. Come prova, una delle migliori in assoluto è quella che mi ha portato in finale, quella con chef Niederkofler, dove sono riuscito addirittura a finire in anticipo e a pulire anche la postazione, una prova che mi ha dato molta consapevolezza. Poi la cucinata nello stellato ovviamente ha la sua grande importanza».

Masterchef è uno show completamente registrato, mentre noi guardiamo voi siete a casa che guardate. Che effetto fa? Come si resiste per mesi a non spoilerare nulla né a rispondere magari sui social?
«Io sono stato molto molto fortunato, il mio percorso è stato apprezzato fin da subito, quindi gli unici commenti che io potevo leggere erano praticamente tutti positivi. Anche tutte le persone che mi fermavano, a parte ovviamente dire “No, non ti posso dire chi vince” mi hanno accolto con gran calore. Per quanto riguarda la visione da casa, era passato comunque abbastanza tempo affinché io non mi ricordassi come finivano le prove, quindi a guardarle ero veramente quasi uno spettatore».

C’è qualcosa che noi da spettatori non abbiamo ancora capito di Masterchef?
«Io sinceramente penso di no, se funziona così bene è perché è uno dei programmi più veri in assoluto, anche dal montaggio si vede che tipo di persone siamo, quindi a me è piaciuto molto, sono sempre stato molto naturale, molto me stesso, e questa cosa forse è anche quella che mi ha aiutato ad arrivare così in fondo».

Uno dei momenti topici di questa edizione, quello che forse ha spiazzato di più il pubblico, è stato quello dell’esclusione del Dottor Lee. Ma era giusta la percezione che noi avevamo da fuori, di uno che avesse veramente dei numeri particolari? Anche voi siete rimasti sorpresi da quell’eliminazione?
«Allora, sorpresi come eliminazione, in generale sì. Ma in quella prova, oggettivamente, Niccolò ha fatto il mondo, lui era insalvabile purtroppo, non per demerito di Matteo ma proprio per merito di Niccolò, quindi sì, per quanto io possa dire che è una persona molto tecnica, molto brava e studiosa, purtroppo è uscito in una prova in cui oggettivamente il suo avversario ha fatto un lavoro migliore».

Hai sentito i giudici dopo la finale, in questi mesi? Che genere di rapporto si sviluppa con loro?
«Io sono stato molto impegnato con la scrittura del libro e con lo studio mio personale in cucina, ma fuori dalla trasmissione non ci sono rapporti con i giudici. Vorrei andare a Villa Crespi a salutare chef Cannavacciuolo ma non c’è un rapporto, non è che si crea un’amicizia vera e propria. Ovviamente c’è un rapporto, spero, di stima reciproca, poi caso in futuro vedremo dove porta questa cosa».

Sono già aperte le iscrizioni per la prossima stagione, tu che consiglio ti senti di dare ai prossimi aspiranti Masterchef?
«Cercare di arrivare più preparati possibile, nel senso che più è ampio il bagaglio culturale in entrata e più le prove risultano agevoli. Ma più che altro, una cosa più importante, è non iscriversi perché si vuole diventare una celebrità o perché si vuole fare show. Questo è un programma che secondo me funziona molto bene se chi va ha davvero intenzione di cucinare».

Al netto delle nozioni, Masterchef ti ha fatto scoprire qualcosa di diverso che non ti aspettavi sulla cucina?
«Io sono sempre stato una persona molto seria, mi è stato sempre detto che dimostro molti più anni della mia età, questa esperienza mi ha aiutato a riscoprire un lato di me anche più emotivo, un pochino più vulnerabile. A livello culinario ogni prova è una sfida contro se stessi, quindi ti mettono davanti a tecniche diverse, ingredienti diversi, e quindi si impara tantissimo».

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