Crisi energetica, niente medicine e la morsa di Trump: perché Cuba è sull’orlo del collasso

Cuba è sull’orlo del collasso. «Abbiamo tagliato tutto il petrolio, tutto il denaro, tutto ciò che arrivava dal Venezuela, che era l’unica fonte. Anche Cuba cadrà», ha dichiarato Donald Trump. Nel frattempo, una colonna europea del convoglio flotilla «Nuestra América» tenterà di sfidare l’embargo statunitense, in vigore da oltre sessant’anni, per portare aiuti sull’isola. Tra i partecipanti ci sarà anche l’eurodeputata di Avs, Ilaria Salis, che ha annunciato l’intenzione di trasportare medicine. Tutto questo accade mentre Cuba vive una gravissima crisi economica ed energetica. Il Paese è paralizzato da blackout che possono durare fino a venti ore al giorno, mentre carburante, cibo e medicine scarseggiano. E in queste settimane la situazione è precipitata.
La mancanza di elettricità
Negli ultimi giorni due terzi del Paese sono rimasti senza elettricità dopo il guasto alla centrale termoelettrica Antonio Guiteras, uno dei principali impianti del sistema energetico nazionale. Il blackout, causato da un effetto domino sulla rete elettrica, ha lasciato vaste aree dell’isola senza corrente per oltre venti ore. Il ministero dell’Energia e delle Miniere ha annunciato una riconnessione parziale del sistema elettrico nazionale, ma molte parti hanno ancora problemi di interruzione dell’energia. E il problema è strutturale. Cuba produce ormai solo tra 1500 e 1600 megawatt al giorno, una quantità insufficiente per coprire il fabbisogno nazionale. Le centrali termoelettriche del Paese sono vecchie e in gran parte mal funzionanti, e la mancanza di carburante impedisce di farle funzionare anche quando potrebbero.
La grave crisi del carburante
La crisi energetica è oggi uno dei punti più critici della situazione cubana. Il petrolio è l’unica risorsa in grado di alimentare le centrali termoelettriche che producono circa metà dell’energia dell’isola. Senza carburante, il sistema collassa perché le fabbriche si fermano, i trasporti si paralizzano e gli ospedali sono in grave difficoltà. La carenza è diventata così grave che Air France ha annunciato la sospensione dei voli verso L’Avana. La compagnia ha comunicato che dal 29 marzo fino alla metà di giugno interromperà temporaneamente i collegamenti, spiegando la decisione proprio con «la scarsità di carburante sull’isola e il suo impatto sull’attività economica e turistica».
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Le pressioni di Washington
A peggiorare il quadro è arrivata la nuova stretta degli Stati Uniti. «Dopo le recenti operazioni militari statunitensi in Venezuela e le pressioni internazionali, Washington ha deciso di sanzionare qualsiasi paese che commerci petrolio con Cuba. In questo modo, ha colpito di fatto il principale canale di approvvigionamento energetico dell’isola. Il governo cubano parla apertamente di «ostilità» da parte di Washington e attribuisce al blocco petrolifero la fase più acuta della crisi energetica.
Mancano cibo, medicine e beni essenziali
La crisi energetica si riflette su tutta l’economia. Il governo cubano ha ammesso apertamente che la produzione agricola non è più in grado di coprire la domanda della popolazione. Lo ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Joaquín Alonso Vázquez durante l’ultima riunione del Consiglio dei ministri. Secondo il ministro, il Paese non riesce più a compensare con la produzione interna il deficit delle importazioni, che sono diminuite drasticamente per mancanza di valuta estera. Il risultato è una carenza diffusa di beni di prima necessità come alimenti e medicinali. Motivo per cui si stanno preparando le flotille con beni essenziali.
Per la prima volta imprese miste pubblico-private
Proprio mentre la situazione peggiora, il governo cubano ha avviato una riforma economica senza precedenti. Per la prima volta in quasi sessant’anni, l’isola ha autorizzato partnership tra imprese pubbliche e private. Il decreto legge 114 del 2025 consente la creazione di società miste con autonomia imprenditoriale, possibilità di fissare salari e aprire attività anche all’estero. È un passo ulteriore dopo la riforma del 2021 che aveva autorizzato le piccole e medie imprese private, vietate per quasi sei decenni. Sanità, istruzione e difesa restano, però, sotto controllo statale.
