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II Fatto quotidiano insiste sul caso Dubai e la lettera del governo di Giacarta. Crosetto perde la pazienza: «Non esiste alcun affare Indonesia»

07 Marzo 2026 - 13:59 Alba Romano
guido crosetto viaggio dubai indonesia
guido crosetto viaggio dubai indonesia
Secondo il quotidiano diretto da Marco Travaglio c'era un preliminare fra l'Indonesia e la Drass di Sergio Cappelletti. Ma il Ministero precisa: «Nessun contenuto della lettera di Giacarta è stato accettato»

Una lettera del 25 settembre 2025 del governo dell’Indonesia propone all’Italia di far incassare soldi per la cessione della nave Garibaldi allo stato asiatico. L’ha ricevuta il vertice della Direzione Armamenti del ministero della Difesa e la pubblica oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Marco Lillo. La società che avrebbe dovuto incassare è la Drass di Sergio Cappelletti.

La lettera

L’intestazione della lettera è “Ministero della difesa della Repubblica dell’Indonesia-Agenzia per la logistica della Difesa. Data: ‘Giacarta 25 settembre 2025’. A firmarla il capo dell’Agenzia Logistica della Difesa, l’Air Marshall Yusuf Jahuari. Oggetto: «Accettazione formale della lettera di intenti per la cooperazione in materia di difesa marittima e intenzione di procedere con i negoziati». Destinatario è il «Vice ammiraglio Giacinto Ottaviani, Direttore Nazionale degli Armamenti-ministero della Difesa Italiano». Nella missiva l’Indonesia parla della «bozza di Lettera di Intenti (LOI) presentata dal ministero della Difesa della Repubblica Italiana durante la recente visita della nostra delegazione alla ITS Giuseppe Garibaldi».

La LOI e la Drass

L’Indonesia si dice disposta a firmare la Lettera di Intenti (LOI) il primo ottobre 2025. La missiva «costituisce una solida base per la nostra cooperazione presente e futura, essendo già rilevante per l’attuale approvvigionamento di navi PPA dalla società italiana Fincantieri e di sottomarini DGK dalla società italiana Drass». E poi: «Il governo della Repubblica di Indonesia dichiara formalmente la propria intenzione di procedere con i negoziati necessari per concludere un accordo definitivo per il trasferimento dell‘ITS Garibaldi all’IDN, come da precedente corrispondenza». Si spiega che «La cerimonia ufficiale di cambio di bandiera avrà luogo a Giacarta» e «i costi per il rimpatrio dell’equipaggio italiano in Italia saranno a carico dell’Indonesia».

Payment Facilitation

Un paragrafo della lettera è sulla Payment Facilitation. E cioè Agevolazione dei pagamenti. C’è scritto: «Qualora la legislazione applicabile impedisca il pagamento diretto dal ministero della Difesa indonesiano al ministero della Difesa italiano, il ministero della Difesa indonesiano nominerà Drass Galeazzi come entità designata per l’adempimento di tale obbligo, in conformità con il processo di scambio/permuta applicabile. Drass Galeazzi sarà compensata di conseguenza». Un altro paragrafo si chiama Offset Value, cioè Valore di Compensazione: «Il valore di compensazione generato dal trasferimento dell’ITS Garibaldi sarà accreditato dal ministero della Difesa indonesiano sul conto del partner designato, Drass Galeazzi».

Le domande

Secondo il Fatto quotidiano bisogna capire perché l’Indonesia chiama in causa Drass e gli offre compensazioni? E il quotidiano si chiede: la Commissione del Senato che deve dare il via libera alla cessione gratuita della nave è stata informata? Perché il ministero indonesiano indica il conto della società privata Drass, se non fosse utilizzabile per i pagamenti quello del ministero italiano? Nella lettera si regola anche la tempistica: «Le parti, con il massimo impegno, concluderanno le attività sopra menzionate entro il 31 marzo 2026».

Crosetto, Cappelletti e Ottaviani

Crosetto, Cappelletti e Ottaviani non hanno risposto al Fatto. Ma fonti vicine al ministro hanno detto che la lettera è stata lasciata cadere. E infatti nell’accordo tra i due ministeri non c’è nulla oggi su pagamenti ai privati. Ma c’è invece l’incarico degli indonesiani per attività connesse alla nave Garibaldi alla Drass. Che, spiega l’azienda, «ha ottenuto lecitamente e meritatamente le sue commesse più grandi dalla Marina Militare italiana prima che Crosetto divenisse ministro».

La smentita del ministero della Difesa

Dopo la pubblicazione in edicola è però arrivata la smentita del Ministero della Difesa, che riportiamo integralmente: «In relazione all’articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 7 marzo 2026 a firma del giornalista Marco Lillo, dal titolo “Crosetto, l’uomo di Dubai e il ricco affare indonesiano”, si rende necessario ristabilire con chiarezza i fatti e smentire una ricostruzione costruita su insinuazioni, interpretazioni arbitrarie di documenti e una rappresentazione gravemente fuorviante della realtà. Il titolo dell’articolo accosta in modo suggestivo il nome del Ministro alla formula “affare Indonesia” e alla figura dell’“uomo di Dubai”, costruendo nel lettore l’idea di un coinvolgimento del Ministro in vicende improprie o opache. Tale accostamento non ha alcun riscontro nei fatti».

«La narrazione proposta dall’articolo si fonda principalmente su una lettera proveniente dalla controparte indonesiana, datata 25 settembre 2025, utilizzata impropriamente per suggerire l’esistenza di accordi o meccanismi decisionali che non sono mai esistiti né sono mai stati accettati dall’Italia. Non esiste infatti alcun “affare Indonesia” riconducibile al Ministro della Difesa né al Ministero. Non esistono atti o decisioni assunte dal Ministro che possano essere interpretati in tal senso. Le procedure di procurement della Difesa non coinvolgono il Ministro nelle decisioni tecniche e amministrative, che sono invece di competenza delle strutture amministrative competenti».

«È quindi necessario chiarire alcuni punti in modo inequivocabile. Primo. NESSUNO dei contenuti della citata lettera è stato accettato, recepito o fatto proprio dal Ministero della Difesa italiano. Le ipotesi e le modalità prospettate unilateralmente dalla controparte indonesiana non hanno mai trovato alcuna adesione da parte italiana. Secondo. I soli documenti negoziati tra le parti – Letter of Intent e Joint Statement – hanno esclusivamente la funzione di ricondurre ogni eventuale cooperazione tra i due Paesi nel pieno rispetto della legislazione nazionale italiana e della normativa europea. In tali documenti non è stato recepito alcuno dei contenuti della lettera citata nell’articolo, né è stato previsto alcun ruolo nelle modalità ipotizzate. Terzo. È inoltre necessario ricordare che la Letter of Intent e il Joint Statement non costituiscono accordi internazionali ratificati e non producono alcun effetto giuridico o finanziario vincolante. Si tratta di strumenti preliminari di natura esclusivamente programmatica. Quarto. La lettera richiamata nell’articolo non ha ricevuto alcun riscontro da parte del Ministero della Difesa italiano, neppure una risposta di mera cortesia, proprio perché i contenuti prospettati non sono stati ritenuti ricevibili o compatibili con il quadro normativo vigente. Quinto. Di conseguenza le Commissioni parlamentari non sono state investite della questione, semplicemente perché nessuno dei contenuti della citata lettera è stato accettato o recepito nel quadro dei rapporti istituzionali tra i due Stati. Paradossalmente, avrebbe avuto più rilievo informare le Commissioni di un eventuale biglietto di auguri ricevuto dalla controparte indonesiana, al quale almeno è stata data risposta di cortesia. Sesto. Stupisce inoltre che un giornalista esperto non abbia ritenuto opportuno verificare adeguatamente le informazioni ricevute. L’intera ricostruzione dell’articolo si basa infatti su una lettera ricevuta via email, che non è stata neppure trasmessa attraverso i canali diplomatici o istituzionali ordinariamente utilizzati, quali ad esempio l’Addetto militare o altri canali ufficiali tra le amministrazioni competenti. Proprio per questa ragione tale comunicazione non ha mai assunto alcun carattere di ufficialità ed è stata conseguentemente ignorata, non essendo stata ritenuta un documento idoneo ad avviare alcun processo formale o negoziale. Un semplice confronto con i documenti ufficiali già disponibili presso la Commissione Difesa sarebbe stato sufficiente per constatare con immediatezza la totale infondatezza delle tesi sostenute nell’articolo, evitando di costruire un presunto scoop su un documento privo di qualsiasi valore istituzionale. Settimo. Colpisce inoltre che nell’articolo venga più volte citato il Ministro della Difesa Guido Crosetto, lasciando intendere un suo coinvolgimento nelle vicende descritte. Il giornalista sa perfettamente che tutte le procedure di procurement della Difesa non coinvolgono il Ministro, che infatti non compare in alcuno dei documenti citati o richiamati. Il riferimento al Ministro appare dunque funzionale esclusivamente a costruire un collegamento suggestivo nel titolo. Il giornalista ha dovuto ammettere che i dati reali dimostrano esattamente il contrario di quanto si tentava di rappresentare e cioè che i dati dimostrano che, purtroppo per la società DRASS, alla nomina del Ministro Crosetto è corrisposto un calo verticale, nell’ordine del 99% del fatturato delle commesse di DRASS con la Marina Militare Italiana. Ottavo. È inoltre opportuno ricordare che già nella giornata del 6 marzo la medesima testata giornalistica aveva pubblicato un ulteriore articolo fondato su tesi non verificate e prive di riscontro, rispetto al quale è già stata avviata un’azione legale. Nono. Duole constatare che anche in questa occasione si renda necessario procedere nello stesso modo, soprattutto alla luce di un comportamento giornalistico caratterizzato da accanimento e continue azioni disturbatorie, consistite in decine di telefonate e messaggi indirizzati agli uffici competenti ed al Ministro anche durante attività parlamentare, fino ad arrivare a ultimatum serali all’Ufficio stampa della Difesa — come quello inviato nella serata di venerdì alle ore 19:00 — con cui si “concedevano” due ore di tempo all’ufficio stampa per fornire risposte».

«Alla luce di quanto sopra, tutte le domande poste nell’articolo trovano una sola risposta possibile: NO. No, i contenuti della lettera non sono stati accettati. No, non sono stati recepiti negli accordi bilaterali. No, non è stato attribuito alcun ruolo operativo nelle modalità ipotizzate. No, non vi è stato alcun coinvolgimento delle Commissioni parlamentari su tali contenuti. L’articolo si fonda quindi su un documento privo di qualsiasi effetto politico, amministrativo o giuridico, trasformato artificiosamente in un presunto “caso” attraverso una ricostruzione che non trova alcun riscontro nei fatti».

«Tenuto conto dell’annunciata interrogazione parlamentare relativa alla cessione della nave Garibaldi alla Marina Militare indonesiana, il Ministro della Difesa Guido Crosetto sarà ben lieto di inviare alle Camere una risposta dettagliata, informando compiutamente il Parlamento e facendo piena luce sui fatti, anche presso le competenti Commissioni parlamentari, dove — come noto — è attualmente in corso la procedura per l’autorizzazione alla cessione, così da evidenziare le congetture e le illazioni diffamatorie che sono state strumentalmente costruite ai danni del Dicastero e dei suoi vertici. Inoltre è importante sottolineare che la scelta di sottoporre la procedura di cessione di nave Garibaldi al vaglio parlamentare è stata espressamente adottata dalle strutture tecniche competenti dell’Amministrazione della Difesa proprio per garantirne la massima trasparenza. La procedura, pertanto, non è stata avviata né condotta in modo opaco o riservato, ma è stata formalmente trasmessa alle Camere per l’esame previsto dall’ordinamento. Inoltre, tenuto conto dei continui articoli dichiaratamente, come dimostrato, falsi e diffamatori pubblicati su Il Fatto Quotidiano, il Ministero della Difesa e le persone oggetto delle affermazioni diffamatorie tuteleranno il proprio operato, la propria reputazione e la correttezza dell’azione istituzionale nelle opportune sedi legali».

Riceviamo e pubblichiamo la versione di Sergio Cappelletti sulla vicenda

 In relazione alle recenti ricostruzioni giornalistiche riguardanti la possibile cessione della Nave Garibaldi all’Indonesia e le attività industriali della Drass nel Paese asiatico, il Presidente della società, Ing. Sergio Cappelletti, rilascia la seguente dichiarazione:

«Negli ultimi giorni sono state pubblicate ricostruzioni giornalistiche diffamatorie e strumentali che ipotizzano collegamenti opachi tra la possibile cessione della Nave Garibaldi all’Indonesia e le attività industriali della Drass in quel Paese». «Si tratta di insinuazioni gravi e prive di qualsiasi fondamento, che finiscono per infangare il nome di una media impresa italiana che, dopo oltre un decennio di lavoro sui mercati internazionali, è riuscita con le proprie forze ad ottenere un importante contratto industriale all’estero. Proprio perché queste ricostruzioni sono inesatte e lesive della reputazione dell’azienda e delle persone che vi lavorano, ritengo doveroso ristabilire con precisione i fatti, come è sempre stato nel mio modo di operare», spiega Cappelletti.

Ma oltre a chiarire il ruolo specifico della Drass in questa vicenda, è necessario evidenziare anche il danno che questo tipo di narrazione provoca al sistema Paese.

Nave Garibaldi — su cui ho avuto l’onore di servire per tre anni — rappresenta oggi per l’Amministrazione della Difesa principalmente un costo in termini economici e di personale impegnato. La sua eventuale cessione consentirebbe invece di attivare un importante programma di ammodernamento che coinvolgerebbe grandi aziende italiane del settore difesa, per l’aggiornamento del sistema di combattimento e delle componenti aeronautiche.

Un’operazione di questo tipo genererebbe lavoro per l’industria nazionale, rafforzerebbe le capacità di export del comparto difesa e contribuirebbe a consolidare le relazioni strategiche con un Paese emergente come l’Indonesia, partner rilevante anche sotto il profilo energetico e commerciale.

Si tratta esattamente di quel tipo di politica industriale strategica che per anni si è auspicato il nostro Paese fosse in grado di mettere in campo e che in questo caso si sta finalmente concretizzando.

Separazione dei due dossier

È fondamentale chiarire un punto che alcune ricostruzioni giornalistiche hanno deliberatamente confuso.

Il progetto relativo ai sommergibili DGK, del valore di 480 milioni di USD, nasce da una manifestazione di interesse formalizzata dal governo indonesiano nell’ottobre 2024 ed è attualmente nella fase di consolidamento del finanziamento.

Si tratta quindi di un’iniziativa industriale avviata ben prima e del tutto indipendente dalle valutazioni che si sono sviluppate in Italia solo nella seconda metà del 2025 in merito alla possibile cessione della Nave Garibaldi. Accostare artificialmente questi due dossier, insinuando un presunto collegamento tra di essi, è dunque una ricostruzione priva di qualsiasi base fattuale.

Il ruolo di Drass nel dossier Garibaldi

Per ulteriore chiarezza, nel contesto delle valutazioni tecniche relative alla Nave Garibaldi, Drass opera esclusivamente su incarico delle autorità indonesiane.

Le attività svolte riguardano esclusivamente:

• ispezioni tecniche
• consulenza ingegneristica
• supporto logistico
• analisi della documentazione tecnica

Queste attività sono svolte da una squadra di specialisti con esperienza diretta sulla Nave Garibaldi e sono commissionate unicamente dal governo di Giacarta. È importante ribadire un punto fondamentale: non esiste alcun onere diretto o indiretto per l’Amministrazione della Difesa italiana.

L’uso improprio dei termini “compensazione” e “offset”

Alcuni articoli hanno inoltre utilizzato in modo improprio termini come “compensazione” o “offset”, generando interpretazioni fuorvianti. Quando si parla di “compensazione”, si fa riferimento esclusivamente alla possibile rifusione di costi tecnici legati al trasferimento della nave, costi che in una fase iniziale potrebbero essere sostenuti dalla Marina Militare italiana.

Il governo indonesiano ha prospettato la possibilità di rimborsare tali costi valutando l’ipotesi di utilizzare Drass come semplice tramite amministrativo, unicamente per facilitare i pagamenti, essendo già in essere tra le parti un rapporto contrattuale. Per quanto a mia conoscenza, l’Amministrazione della Difesa italiana non si è mai pronunciata su questa ipotesi.

In ogni caso, anche nell’ipotesi teorica in cui tale modalità fosse applicata, Drass non trarrebbe alcun beneficio economico diretto: svolgerebbe esclusivamente una funzione di mero tramite amministrativo. Analogamente, il riferimento agli “offset” riguarda esclusivamente la possibile valutazione del valore tecnico della documentazione di bordo della Nave Garibaldi. Per l’Italia si tratta di documentazione ormai superata; l’Indonesia, tuttavia intende verificarne l’eventuale utilità nell’ambito delle proprie normative sul trasferimento di conoscenze.

L’eventuale assegnazione di offset a Drass non rappresenterebbe alcun vantaggio improprio: significherebbe assumersi un complesso e oneroso lavoro tecnico che, in cambio, consentirebbe di mantenere in Italia quote significative di attività industriali che altrimenti verrebbero svolte direttamente in Indonesia.

Si tratta quindi di un meccanismo che genera lavoro nel nostro Paese e valorizza competenze tecnologiche nazionali, senza comportare alcun costo per lo Stato italiano. È dunque evidente che non esiste alcun meccanismo di favoritismo o vantaggio improprio.

La realtà dei rapporti con la Difesa italiana

È inoltre utile ricordare un dato di fatto. I programmi di acquisizione della Difesa seguono esclusivamente le priorità operative delle Forze Armate.

Negli ultimi anni Drass ha registrato un drastico calo di nuovi programmi nazionali, pur operando in settori tecnologici altamente specializzati, nei quali rappresenta una realtà industriale praticamente unica. Proprio per questa ragione l’azienda ha dovuto rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali, acquisendo contratti industriali e nel settore difesa presso clienti esteri. Diversamente, la sopravvivenza stessa dell’azienda sarebbe stata a rischio.

Questa realtà è esattamente l’opposto delle ricostruzioni diffamatorie che descrivono Drass come beneficiaria di presunti favoritismi. Siamo tuttavia fiduciosi che, grazie alle tecnologie sviluppate negli ultimi anni e ai successi ottenuti sui mercati internazionali, congiuntamente al noto e crescente interesse della Difesa verso i progetti subacquei, l’azienda possa trovare in futuro maggiore spazio anche nei programmi nazionali.

Una narrazione distorta

Rappresentare Drass come l’unico beneficiario industriale della cooperazione con l’Indonesia è quindi falso, profondamente fuorviante e funzionale a logiche estranee ai fatti. La crescita internazionale della nostra azienda è il risultato di competitività tecnologica, capacità industriale e fiducia costruita negli anni con partner istituzionali e industriali.

Trasformare un normale e trasparente rapporto industriale con un governo estero in una vicenda opaca significa alimentare una narrazione distorta che rischia di danneggiare non solo un’azienda, ma anche il lavoro, la professionalità e la reputazione di molte persone. Per questo motivo ho già incaricato i miei legali di valutare ogni azione necessaria a tutela della mia onorabilità e dell’immagine della società. Drass continuerà ad operare come ha sempre fatto: con trasparenza, nel pieno rispetto delle normative nazionali e internazionali e con la responsabilità che caratterizza chi lavora ogni giorno nei settori della difesa e della sicurezza