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Benzina e diesel, cosa farà il governo: le accise mobili e le 2 compagnie accusate di speculare

governo meloni carburante diesel benzina rincari accise speculazione
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Secondo il Mimit il pieno di gasolio è cresciuto di quasi 10 euro, quello della benzina di 4,50. L'accusa a due società: i prezzi medi applicati alla pompa sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento. E l'incubo recessione

L’appuntamento decisivo è quello di stamattina. Se i tecnici del ministero dell’Economia diranno sì al decreto, allora il consiglio dei ministri si riunirà alle 17 per approvarlo. Altrimenti tutto rinviato a chissà quando. Perché mentre la guerra in Iran fa schizzare in alto il prezzo del petrolio, il governo Meloni si è accorto che lo strumento delle accise mobili, che doveva servire a frenare la speculazione su benzina e gasolio, è troppo lento. Per far scattare il meccanismo di sconto infatti servono almeno due mesi di rincari del carburante. Ma l’emergenza è adesso. Anche alle pompe. Dove secondo il ministero dello Sviluppo due delle principali società petrolifere sotto la lente.

Le accise mobili

Nel marzo 2022, subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il governo Draghi optò per un taglio lineare delle accise, riducendole di 22 centesimi al litro. Oggi una misura così costosa per i conti pubblici non è nemmeno in programma. Lo strumento delle accise mobili è apprezzato anche dall’opposizione. Così come il governo, si pensa che l’automatismo di utilizzo dell’extra gettito Iva generato dai rincari per tagliare le accise sia la strada giusta. Ma i conti del ministero dicono che è difficile, molto difficile, arrivare a uno sconto alla pompa di dieci centesimi. Si ipotizza una soglia di 6-7. Ma per renderlo subito efficace bisogna cambiare la legge. Rendendo il meccanismo più veloce rispetto ai due mesi di tempo per farlo scattare.

Le anomalie di prezzo e la speculazione

Intanto il governo vuole fermare l’impennata che sta portando il diesel a 2 euro e la benzina a 1,80. Mister Prezzi fornirà alla Guardia di Finanza l’elenco di segnalazioni di prezzi anomali alla pompa. Nel mirino ci sarebbero due grandi compagnie petrolifere. O meglio, i loro distributori. Che avrebbero applicato prezzi più alti rispetto a quelli consigliati dalle società. Coldiretti ha presentato un esposto alla procura di Roma e alla Gdf sulle manovre speculative sul gasolio agricolo. Nel possibile Cdm di oggi quindi il governo si potrebbe trovare davanti un dl per modificare la norma esistente e ridurre il periodo di rilevamento che consente di far scattare il meccanismo anti-inflazione delle cosiddette “accise mobili”.

I rincari e la speculazione

Poi dovrà arrivare qualcosa sulla speculazione. La Stampa spiega che ieri in un incontro tra i ministeri dell’Economia e dell’Ambiente, la Guardia di Finanza, il Dis e le autorità che sorvegliano il settore i tecnici del Mimit hanno detto che il pieno di gasolio è cresciuto in media di 9,80 euro e quello della benzina di 4,50. E poi «è stato rilevato che negli ultimi giorni – in particolare con riferimento a due delle principali compagnie petrolifere – i prezzi medi applicati alla pompa sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento». Ed proprio questa dinamica che ora «sarà ora oggetto di controlli mirati nell’ambito del piano operativo attivato nei giorni scorsi dalla Finanza».

Lo scenario peggiore

Sullo sfondo c’è lo scenario peggiore per il governo. Nel Documento di Finanza si stima una crescita del Pil pari allo 0,7% ma sulla base di un prezzo del petrolio medio a 66 dollari al barile e uno del gas a 40 euro al megawattora. Entrambi i prezzi oggi sono cresciuti. Secondo l’Osservatorio dei conti pubblici della Cattolica, un aumento del 10% del prezzo del petrolio cancella uno 0,1% del Pil. E quindi se il petrolio arriva a 120 euro, l’aumento è del 100%. La conseguenza economica è facile da comprendere: la recessione.

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