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L’Iran richiama le calciatrici che hanno ottenuto asilo in Australia: «Squilibrio emotivo causato da Usa e Israele, possono tornare in sicurezza»

calciatrici iraniane
calciatrici iraniane
La calciatrici si erano rifiutate di cantare l’inno nazionale durante una partita. Nel frattempo, altre due atlete hanno richiesto protezione a Camberra

L’Iran ha chiesto il rientro in patria delle calciatrici che avevano sfidato il regime chiedendo e ottenendo asilo politico in Australia, dove si trovavano per disputare la Coppa d’Asia. L’ufficio del procuratore generale di Teheran ha dichiarato che le atlete avrebbero agito in uno stato di «squilibrio emotivo» e che ora possono tornare in Iran «in pace e sicurezza», nell’«amorevole abbraccio delle autorità». La richiesta, dal sapore di minaccia, è stata diffusa attraverso una nota ufficiale della magistratura iraniana. «Alcune giocatrici della nostra laboriosa squadra di calcio femminile, figlie di questa terra, involontariamente e sotto lo squilibrio emotivo provocato dalle cospirazioni del nemico, si sono comportate in un modo che ha causato l’eccitazione delirante dei leader criminali israeliani e statunitensi», si legge nella dichiarazione. «Poiché l’amorevole abbraccio delle autorità e del nobile popolo dell’Iran islamico è aperto a queste bambine e comprende le loro circostanze particolari, queste persone care – conclude il comunicato – sono invitate a tornare nella loro patria con pace e sicurezza».

Le accuse a Trump di «interferenza politica»

Anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha accusato Stati Uniti e Australia di aver «preso in ostaggio le calciatrici, con il pretesto di salvarle, e di averle spaventate affinché chiedessero asilo politico», riporta l’agenzia Irna. Mentre la Iran Football Federation ha definito «interferenza politica» le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che aveva invitato Canberra a concedere asilo alle atlete. Dopo essersi rifiutate di cantare l’inno della Repubblica Islamica prima di una partita contro la Corea del Sud, in segno di solidarietà con le proteste avvenute in Iran a gennaio represse nel sangue dal regime degli ayatollah, la squadra era stata accusata di «tradimento» e minacciata dalle forze di sicurezza. Temendo ritorsioni da parte della Repubblica islamica, erano riuscite a fuggire dall’hotel dove alloggiava la squadra e a chiedere protezione al governo australiano.

Altre due atlete hanno chiesto asilo in Australia

Oltre alle 5 calciatrici – Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Fatemeh Pasandideh, Atefeh Ramezanizadeh e Mona Hamoudi – altre due atlete hanno chiesto asilo politico in Australia. Secondo una fonte vicina alla squadra citata da Cnn Sports, anche un’altra giocatrice della nazionale iraniana e un membro dello staff avrebbero presentato richiesta per rimanere in Australia. Il resto della squadra – scrive il Guardian – ha lasciato Sydney alle 22:43 ora locale sul volo MH140 della Malaysia Airlines diretto a Kuala Lumpur. Non è però ancora chiaro quale percorso seguiranno per rientrare in Iran, poiché lo spazio aereo del Paese è attualmente chiuso a causa del conflitto.

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