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Federica Mangiapelo uccisa a 16 anni dal fidanzato, perché lui può uscire dal carcere: cosa deve fare per non tornare in cella

11 Marzo 2026 - 16:02 Alba Romano
Federica Mangiapelo
Federica Mangiapelo
La ragazza venne uccisa da Marco Di Muro, che nel 2012 aveva 23 anni. Dopo averla stordita, le aveva spinto la testa sott’acqua, sulle rive del lago di Bracciano. Il papà della giovane: «Quanto vale poco la vita di mia figlia»

Esce dal carcere di Rebibbia dopo 14 anni e torna a casa con l’affidamento in prova, Marco Di Muro condannato per il femminicidio della fidanzata, Federica Mangiapelo, la 16enne trovata morta sulle rive del lago di Bracciano all’alba del primo novembre 2012. Il giovane, che all’epoca aveva 23 anni – scrive il Messaggero si trova al momento in affidamento in prova ai servizi sociali, ma a giugno sarà un uomo libero perché avrà estinto il suo conto con la giustizia. I giudici l’avevano, infatti, condannato a una pena di 14 anni di carcere. «Sta cercando lavoro, riscontrando non poche difficoltà – spiega il suo difensore, il legale Cesare Gai – Conduce una vita molto ritirata, anche perché deve attenersi a una serie di prescrizioni». «Quanto vale poco la vita di mia figlia», è il commento del papà della ragazza.

La ricostruzione del femminicidio

I carabinieri accertarono che Federica era uscita dall’abitazione ad Anguillara (Roma) del padre Gino intorno alle 22.30 del 31 dicembre del 2012, per andare con il fidanzato Marco e festeggiare la notte di Halloween. Verso le 3 scoppiò un litigio tra i due, al termine del quale la ragazza chiese di essere riaccompagnata a casa. Il suo cadavere seminudo venne trovato da un passante il primo novembre sul bagnasciuga del lago di Bracciano. A quanto ricostruito, quella notte al culmine della lite il 23enne ha strattonato Federica e, una volta caduta a terra, ha trattenuto la testa della fidanzata sotto l’acqua

Il processo

Di Muro fu condannato a 14 anni di reclusione. Una pena giudicata da molti «riduttiva». All’epoca non erano ancora in vigore né il reato di femminicidio né la Legge n. 33 del 12 aprile 2019, che vieta il ricorso al giudizio abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo. Durante il processo di primo grado l’uomo, oggi 36enne, aveva scelto il rito abbreviato e fu condannato a 18 anni di carcere, beneficiando della riduzione di un terzo della pena prevista da questa procedura. La condanna arrivò nonostante la presenza di diverse aggravanti legate alla «minorata difesa»: il delitto era avvenuto di notte, la vittima era minorenne e i fatti si erano svolti in un luogo isolato. Il pubblico ministero Eugenio Rubolino aveva chiesto una condanna a 16 anni, ma il giudice dell’udienza preliminare Massimo Marasca decise di non concedere la compensazione tra aggravanti e attenuanti. 

La sentenza definitiva

Successivamente la pena fu ridotta a 14 anni dalla Corte d’assise d’appello di Roma, che il 26 settembre 2016 riconobbe le attenuanti generiche – tra cui la giovane età dell’imputato, l’assenza di precedenti penali e il suo stabile inserimento nel contesto familiare – ritenendole equivalenti alle aggravanti. La decisione venne infine confermata integralmente dalla Corte di Cassazione l’11 dicembre 2017, che respinse i ricorsi presentati dalla difesa.

Foto copertina: ANSA/MASSIMO PERCOSSI | L’arresto di Marco Di Muro, il fidanzato di Federica Mangiapelo, dopo il femminicidio del 2012

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