Chiamano gli influencer per fare propaganda su Gaza, ma ancora non li pagano: parte la causa contro Netanyahu

Rischia di finire nelle aule di un tribunale la vicenda degli influencer ingaggiati dal governo israeliano lo scorso anno per raccontare ciò che stava accadendo nella Striscia di Gaza e diffondere la versione ufficiale di Tel Aviv. Secondo un’inchiesta del giornale israeliano Calcalist, la direzione per la diplomazia pubblica israeliana avrebbe contratto debiti per svariati milioni di dollari con le società e i personaggi ingaggiati nell’operazione di propaganda.
La propaganda di Israele su Gaza
Ad agosto del 2025, mentre l’Idf bloccava l’accesso all’enclave palestinese a giornalisti e operatori umanitari, il ministero per gli Affari della Diaspora ingaggiò 10 influencer americani e israeliani e li fece entrare brevemente nella Striscia di Gaza per «rivelare la verità» sulle condizioni umanitarie dei palestinesi. L’operazione avvenne in un momento in cui l’indignazione internazionale per il numero sempre più alto di morti tra i civili palestinesi aveva raggiunto il suo apice, con l’esercito israeliano accusato di aprire il fuoco contro chi cercava aiuti e cibo. «Potete odiarmi quanto volete per aver voluto vedere la verità, ma non cambierà i fatti. Israele NON è la ragione per cui molti palestinesi muoiono di fame», diceva in un video il giovane influencer americano di destra Xaviaer DuRousseau.
I contenziosi legali di Netanyahu con gli influencer
L’iniziativa del governo di Tel Aviv fece molto discutere e fu bollata dal movimento pro-Pal e dalle associazioni per i diritti umani come un tentativo di mascherare i crimini commessi da Israele nella Striscia di Gaza. Ma a portare in tribunale l’esecutivo di Benjamin Netanyahu sono ora proprio quegli stessi influencer ingaggiati nei mesi scorsi. Due società, in particolare, si sono ribellate per i mancati pagamenti e gli accordi poco chiari con il governo. La prima è Speedy Cal, un’azienda che ha fornito uno studio dedicato per interviste al premier e all’ex della Difesa Yoav Gallant, la quale reclama oltre mezzo milione di shekel (circa 160.000 dollari). La seconda è l’azienda Intellect, che ha avanzato una richiesta superiore a 1,5 milioni di shekel (circa 487.000 dollari) direttamente all’ufficio del primo ministro. In questo caso, la società aveva speso parecchi soldi per comprare biglietti aerei e spedire più persone possibile all’Aia, nei Paesi Bassi, così da disturbare le manifestazioni per la Palestina davanti alla Corte internazionale di giustizia.
Lo studente che ha portato il governo in tribunale (e ha vinto)
Anche alcuni singoli influencer hanno scelto le vie legali per contestare i mancati pagamenti da parte dell’esercito israeliano. Nadav Yehud, uno studente ingaggiato per fare propaganda israeliana per quattro mesi dopo il 7 ottobre 2023, ha denunciato di non aver mai ricevuto gli oltre 12mila dollari che il ministero degli Esteri gli aveva promesso. Il suo caso è finito e in tribunale, dove il giudice ha ordinato allo Stato di risolvere il contenzioso e pagare lo stipendio pattuito.
