Start-up aperte online in 48 ore a 100 euro: la sfida dell’Ue per rilanciare la crescita. Che cos’è il «28esimo regime» per le imprese

Registrare una nuova società online, entro 48 ore e con una spesa massima di 100 euro. È l’obiettivo del nuovo regime societario europeo presentato oggi dalla Commissione Ue. Enrico Letta, l’ex premier che nel 2024 aveva inserito la proposta nel suo rapporto sul futuro del mercato unico, l’aveva battezzato «28esimo regime» – a suggerire il passo in avanti rispetto al quadro dei 27 Paesi Ue. La Commissione europea lo ha rinominato, un po’ all’americana, «EU Inc.». Nome a parte, quel che conta è la sostanza. Il nuovo regime, «opzionale» come sottolinea lo stesso esecutivo Ue, dovrebbe permettere agli imprenditori di registrare la loro nuova azienda in modo rapido e semplice: senza requisiti di capitale minimo, in formato interamente digitale, al costo massimo di 100 euro e con un iter di non oltre 48 ore. Con questa registrazione semplificata su un’interfaccia europea unica, le aziende dovrebbero poter poi operare subito in tutti gli Stati membri senza ulteriori adempimenti. Per questo il progetto è considerato un mattone chiave nella finalizzazione del mercato unico Ue, che lo stesso Mario Draghi ha sottolineato più volte essere una brillante idea ben lungi dall’essere realizzata in toto.
March 18, 2026
Cosa prevede il nuovo regime
«EU Inc. crea un quadro unico europeo per le imprese. Si tratta di un insieme semplice di regole che si applica all’intero mercato unico di 450 milioni di consumatori, rendendo drasticamente più facile avviare e far crescere un’impresa in Europa. Le aziende europee opereranno in un ambiente completamente digitale. Dalla registrazione alle assemblee degli azionisti, dall’archiviazione dei documenti alle operazioni di capitale, tutto sarà supportato dal nuovo business wallet europeo, in modo che le aziende possano gestire i propri documenti e comunicare con altre imprese e amministrazioni in modo completamente digitale in tutti i 27 Stati membri», ha spiegato presentando il progetto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il nuovo regime sarà aperto a qualsiasi imprenditore lo reputi d’interesse, ma è pensato in particolare per le aziende innovative e le start-up, spiega l’esecutivo Ue. E affiancherebbe, per lo meno inizialmente, i regimi societari nazionali esistenti.
Cosa succede ora
Il condizionale è d’obbligo perché – come prevede il sistema Ue – quella della Commissione è una proposta legislativa che andrà ora discussa e votata da Consiglio (i 27 governi) e Parlamento europeo. «Data la sua importanza per la prosperità dell’Ue, la Commissione si appella» alle altre due istituzioni chiave dell’Ue «perché si raggiunga un accorso sulla proposta dell’EU Inc. entro la fine del 2026», prova a mettere il turbo la Commissione. D’altronde sono stati i capi di Stato e di governo stessi – che tornano a riunirsi proprio domani a Bruxelles – a chiedere alla Commissione di lavorare su questa proposta, nell’ambito degli sforzi per rilanciare la competitività dell’Unione. Ma il diavolo è nei dettagli, e non è detto che non emergeranno perplessità. Quanto all’Italia, comunque, le prime reazioni del governo all’annuncio sono positive.
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La reazione dell’Italia
«Il 28esimo regime societario proposto dalla Commissione europea va nella giusta direzione, rafforzando la competitività del sistema produttivo. Semplificazione e sburocratizzazione devono essere il nuovo paradigma europeo. Il provvedimento deve però essere accompagnato da programmi europei ambiziosi e coordinati, in grado di mobilitare capitali lungo tutta la filiera dell’innovazione, configurandosi come un’infrastruttura abilitante all’interno di una più ampia e coerente politica industriale europea», ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. «Sul tema specifico – ha aggiunto – sarà importante dare certezza dell’applicazione dei medesimi principi a livello continentale rimuovendo margini di interpretazione del diritto societario, altrimenti si mancherà l’obiettivo di creare uno standard, come pure procedere alla ridefinizione del venture capital».
I dubbi dei Socialisti: «Niente sconti sui diritti dei lavoratori»
La proposta dovrà raccogliere il consenso necessario pure dei gruppi politici al Parlamento europeo, che potrebbero apportare modifiche. Se il Ppe in prima battuta pare soddisfatto della proposta della Commissione, ad avanzare perplessità sono invece i Socialisti. Che credono nell’idea del «28esimo regime», ma chiedono garanzie perché esso non diventi uno strumento di “pirateria imprenditoriale”: sfruttando magari l’iter semplificato per creare società che esistono solo sula carta, o che cerchino di andare al ribasso sui diritti dei lavoratori. «La proposta della Commissione europea sul 28esimo regime societario per le imprese è un passo avanti verso il completamento del mercato unico, ma va rafforzata per evitare abusi e garantire i diritti dei lavoratori», spiega dal Pd l’eurodeputato Brando Benifei. Per i Socialisti, in effetti, «rispetto alla relazione di indirizzo approvata dal Parlamento europeo a gennaio, il testo presenta lacune sul piano sociale che andranno colmate» e dunque «nel negoziato sarà essenziale chiarire che i diritti dei lavoratori seguono il luogo in cui si lavora, prevenire pratiche elusive e società “letterbox” e garantire piena tutela dei diritti sindacali, della partecipazione dei lavoratori e dell’accesso alla giustizia. Il 28esimo regime deve sostenere l’innovazione senza indebolire i diritti fondamentali su cui si fonda il modello sociale europeo».
Foto di copertina: La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen interviene all’ultima edizione del World Economic Forum – Davos, Svizzera, 20 gennaio 2026 (Ansa/Epa – Gian Ehrenzeller)
