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Non solo TonyPitony: ecco tutti i cantanti mascherati della storia della musica, da Anonimo Italiano a Liberato

19 Marzo 2026 - 09:42 Gabriele Fazio
La maschera di Elvis, il bavaglio di Miss Keta, il sacchetto di carta di Niccolò Contessa: ecco come gli artisti hanno celato il loro volto per dare spazio alla loro musica

Che sia fatto per mettere davanti la propria musica, per evitare che l’attività pubblica intralci troppo quella privata, o forse anche solo come abile strategia di marketing musicale, ogni tot in Italia viene fuori un cantautore con lo sghiribizzo dell’anonimato. Dipenderà dal fascino dell’assenza, del mistero che desta pruriginosa curiosità. L’ultimo nella lista è TonyPitony, in particolare dopo la vittoria della serata dei duetti dell’ultimo Festival di Sanremo insieme a Ditonellapiaga, un’esibizione meravigliosa che non ha fatto altro che acuire l’interesse per la vera identità di questo personaggio dalle canzoni scorrette e magnificamente costruite, nascosto sotto una dozzinale maschera di Elvis, che sta collezionando sold out in ogni angolo dello stivale.

La foto di TonyPitony e la somiglianza con Salvini

Lo scorso 9 marzo qualcuno ha pubblicato la foto di un ragazzo con le fattezze fisiche di TonyPitony, attraverso una semplice indagine sul profilo Instagram del manager Luca Di Trapani, qualcuno ha notato che l’artista ha posato in una foto con una giacca identica. Qualcuno ha anche notato una certa somiglianza con Matteo Salvini, tanto da costringere il ministro dei Trasporti ad una risposta netta e ironica: «Stop sending me this» («Smettete di mandarmi questa foto»). Messaggio al quale il cantautore mascherato siciliano, l’origine almeno la sappiamo, ha risposto con lo stesso messaggio ed una foto del progetto del Ponte sullo Stretto. Game, set, match. La domanda a questo punto sorge spontanea: e adesso? Adesso non cambia niente, quella curiosità spicciola e laterale è stata soddisfatta e si va avanti come se niente fosse, forse con qualche richiesta di foto in più. Ospite del BSMNT di Gianluca Gazzoli sulla questione ha detto: «Voglio mantenere questa tranquillità. La maschera mi protegge dalle rotture di coglioni, non sopporterei di stare al ristorante ed essere guardato. Non fa per me. Voglio andare al ristorante a mangiare e non a essere chiacchierato».

Il primo Anonimo Italiano

Diversa la questione che ha riguardato a metà degli anni ’90 Anonimo Italiano, ottimo cantautore che nel 1995 propose le altrettanto ottime E così addio o Anche questa è vita, in generale un bellissimo primo eponimo album. I problemi per lui sorsero perché la somiglianza a quel giro non era fisica con un altro illustre personaggio, ma proprio artistica. Anonimo Italiano infatti ricordava tanto, ma proprio tanto tanto, la timbrica di Claudio Baglioni, tanto che molti ai tempi pensarono che dietro quella maschera argentea con la quale celava il suo volto ci fosse proprio il cantautore romano. Tra l’altro caso volle che Anonimo Italiano uscisse all’inizio del 1995, durante una lunga pausa durata cinque anni di Baglioni e bruciandogli di qualche mese il ritorno in grande stile con Io sono qui, forse il suo ultimo vero capolavoro. Il fatto che Anonimo Italiano smentisse ma senza particolare convinzione la cosa, che naturalmente faceva comodo alle vendite, non fu presa benissimo da Baglioni, che infatti diffidò l’etichetta del meno esperto collega e mandò, durante le interviste, messaggi abbastanza inequivocabili: «Se fai successo con una voce simile alla mia e non ci metti la faccia, stai giocando sporco». Alla fine, dopo poco tempo, forse spaventato che le cose, legalmente, potessero mettersi male, in occasione dell’uscita del secondo album, Anonimo Italiano dovette rivelare volto e nome, Roberto Scozzi, che in pratica non rivedremo più in nessun circuito mainstream fino al 2025, quando partecipa come concorrente alla terza edizione di Ora o mai più su Rai 1.

I Tre Allegri Ragazzi Morti e I Cani

Andando a ritroso nel tempo naturalmente non si possono non citare i Tre Allegri Ragazzi Morti e le loro maschere da teschi, idolatrate nei circuiti indie dalla metà degli anni ’90 in poi. Ma quello dei TARM è sempre stato un segreto di Pulcinella, un modo per mettere una certa distanza tra l’uomo e l’artista, o l’artista e l’artista, ma di un’altra disciplina, considerato che la voce della band di Pordenone è Davide Toffolo, che è anche un favoloso fumettista. Nell’underground arriverà in seguito anche Niccolò Contessa, uno che dosa la sua presenza con il contagocce, uno che lascia nome e cognome quando fa il produttore, sua attività prediletta, ma che quando mette faccia e voce nelle canzoni si fa chiamare I Cani e, in principio, nascondeva la testa anche lui per non essere riconosciuto, anche dentro un sacco della spesa. Forse è stato il primo ad accorgersi che nome o non nome, volto o non volto, quello che conta alla fine è la musica. E la sua è sempre stata superiore, non ha mai avuto bisogno di stratagemmi.

Il caso Liberato

Del tutto diversa la storia di Liberato, che invece ha costruito la vendita del proprio brand sull’anonimato. Chiaro che, non avesse prodotto musica di un livello superiore, riuscendo nella storica impresa di sdoganare definitivamente il dialetto partenopeo in tutta Italia, non ne avrebbe avuto bisogno, non sarebbe importato nulla a nessuno. E invece Liberato ha scritto un importante capitolo della storia del pop italiano moderno, raccogliendo consensi unanimi da pubblico e critica, ma senza mai cadere nel tranello di svelare la sua immagine o identità, l’unico riuscito in quella che, è chiaro, in un momento storico all’insegna dei social, in cui tutti sono armati di una camera, è davvero un’impresa. Negli ambienti dell’industria discografica sono ormai molti a conoscere il suo nome, mentre su tutti i mass media il gioco dell’identità di Liberato ha assunto tratti divertenti, alle volte persino esageratamente bizzarri. Per qualcuno Liberato era Francesco Lettieri, regista napoletano che in realtà è del tutto coinvolto nella storia di Liberato avendo diretto i suoi video, che sono parte integrante del progetto. Ma Lettieri non canta, non è lui. Non è nemmeno Calcutta, anche se Calcutta ha interpretato le canzoni di Liberato, al posto di Liberato, durante l’edizione 2017 del MiAmi, tra l’altro, come viene raccontato nel bellissimo documentario Il segreto di Liberato, con il vero Liberato tra il pubblico. Durante i primi live qualcuno aveva riconosciuto sotto maschera e cappuccio il volto di Davide Panizza, fondatore dei PopX, ma no, non è neanche lui. Non avendo troppi indizi di natura fisici molti sono passati ai testi, per tanti infatti Liberato è Emanuele Cerullo, giovane poeta napoletano, ma nemmeno lui è un cantante. È un cantante invece Livio Cori, per molti, anche Clementino ai tempi, la voce è identica, talmente che il cantante ha dovuto smentire pubblicamente. Interessante nonché poetica l’idea dello youtuber Iutubber Diego che, dopo una chirurgica analisi dei testi ha ipotizzato che Liberato potesse essere un giovane detenuto del carcere minorile di Nisida, nell’arcipelago delle isole Flegree; teoria ispirata proprio dal concerto a Napoli dove l’artista è arrivato dal mare, in gommone, proprio da quella direzione e scortato dalla polizia, e dall’abitudine di Liberato di aprire e chiudere tutti i suoi live con il suono di una sirena che ricorda quella di un carcere quando è in atto un’evasione. Anche questa, naturalmente, pura fantasia.

Myss Keta

Certamente la musicista mascherata più nota degli ultimi anni è Myss Keta, l’ambient è quello del clubbing alla milanese, lei si fa voce di un trend, di uno stare al mondo nottetempo. Il volto è coperto da un velo, sempre diverso, sempre abbinato al giusto outfit ipercool. Anche lei è stata fotografata senza maschera, dopo un live, diversi anni fa. Ma, sarà che poi qualsiasi intento intellettuale col passare del tempo è venuto meno e artisticamente il progetto ha mostrato diversi limiti, anche in quel caso non si è alzato chissà quale polverone. La maschera di Myss Keta così è diventato un mero oggetto di scena, un modo per rendersi pubblicamente riconoscibile, ma niente di più.

Quel genietto di Thasup

Riflettendoci bene, forse il caso più particolare di anonimato musicale è quello di Thasup. La sua non è tanto una questione di identità, si chiama Davide Mattei, fratello di Sara Mattei, che però noi conosciamo bene come Mara Sattei. Si fa notare nella discografia italiana nel 2017, quando Salmo gli affida la produzione di Perdonami, una delle tante perle del suo Playlist, e ai tempi ha solo 16 anni ma già da due produce e, a quanto pare, ha appena lasciato la scuola. La firma sul primo disco, 23 6451, che sconvolge la scena rap italiana e non solo, è Thasupreme e lui si mostra solo in forma di cartone animato, un normalissimo ragazzo con addosso un felpone viola. Tutti si innamorano del suo stile, del suo tocco, così cool, così innovativo, e tutti i più importanti artisti, anche pop, sgomitano per collaborare con lui. Il suo viso lo scopriremo solo diversi anni dopo, nel frattempo lui cambierà anche targa, riducendo Thasupreme a Thasup, alimentando una leggenda (che leggenda è) riguardo un contenzioso legale con l’omonimo brand di abbigliamento. Non ha rilasciato mai un’intervista relativa al proprio lavoro (giusto una, chiaramente scritta, in occasione dell’uscita del joint album con la sorella), non ha mai fatto un’esibizione live, il che ha un certo significato per quanto riguarda l’economia del progetto, di fatto il ragazzo rinuncia a molti soldi. Per questo molti pensano che la scelta più che altro riguardi i problemi di ansia dei quali non ha mai fatto mistero. Quel che è certo è che sapere chi è e come è fatto il suo volto non ha mai intaccato l’hype per il suo lavoro.  

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