«Di tutte le tavole da snowboard sono state rubate solo le mie»: Perathoner racconta a Open lo strano furto subito alle paralimpiadi

Può un atleta che vince l’oro tornare a casa con l’amaro in bocca? Sì, se durante la cerimonia di premiazione, proprio mentre canta l’inno di Mameli, qualcuno gli ruba le sue due tavole da snowboard. È successo a Emanuel Perathoner, snowboarder bolzanino che ha partecipato alle paralimpiadi di Milano-Cortina conquistando il primo posto del podio in due gare. Perathoner ha lanciato un appello sui social per ritrovare la sua attrezzatura e ha raccontato a Open quello che è successo.
Com’è avvenuto il furto?
«Venerdì ero alla premiazione della gara di Blanked Slalom: i miei allenatori si sono occupati di portare via tutta l’attrezzatura e depositarla insieme a quella dei miei compagni di squadra. Da quando è iniziata la seconda manche non li ho più visti. Ma non ci sono stati altri furti: sono sparite solo le mie due tavole Apex, che sono riconoscibili perché hanno un numero di serie, e degli attacchi Union modello Atlas Fc che sono pezzi molto rari perché sono stati fatti appositamente per me».
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A pochi giorni dalla fine delle Paralimpiadi e con due ori portati a casa, come senti che sia andata questa esperienza?
«Sono contentissimo di essere riuscito a portare a casa questo risultato, dopo tutte le aspettative e soprattutto dopo aver lavorato quattro anni per questo obiettivo. Averlo raggiunto in Italia è ancora meglio: davanti al pubblico, ai nipoti, alla famiglia. Quando sono arrivato giù mi sono sentito accolto da tutti: dai miei affetti e dai tifosi che urlavano il mio nome. Scoprire lo sport paralimpico, per me che ho vissuto anche nel mondo olimpico, è stato emozionante: sto sperimentando un nuovo mondo. Ugualmente competitivo, però in cui l’aspetto umano è decisamente più presente».
Come sei arrivato a gareggiare alle Paralimpiadi?
«Io ho partecipato a due Olimpiadi, alla Coppa del Mondo e ai Mondiali di Park City del 2019. Nel 2021, preparando l’ultimo allenamento prima di iniziare la stagione, a tre settimane dai Mondiali e a un anno dalle Olimpiadi di Pechino, sono caduto e mi sono rotto il piatto tibiale. Ho iniziato subito a fare fisioterapia perché volevo rimettermi in piedi per poter gareggiare a Pechino, però il mio corpo aveva altri piani. Il miglior modo di recuperare e avere una vita normale era mettere una protesi, che ho accolto con serenità perché era l’unico modo di tornare a camminare e smettere di sentire dolore».
È stato in quel momento che hai pensato di partecipare alle Paralimpiadi?
«No, all’epoca neanche ci avevo pensato. Dopo qualche mese sono andato a trovare i miei compagni di squadra e uno di loro ha avuto l’idea di mettermi in contatto con la squadra paralimpica per capire in che categoria avrei potuto gareggiare. Quindi mi sono rimesso in gioco e ho ricominciato ad allenarmi».
Fai un lavoro che ami e non lavorerai mai un giorno della tua vita?
«Non proprio: lo snowboard è il mio lavoro. Ancor prima di gareggiare facevo parte del gruppo sportivo dell’esercito, quindi lo snowboard è sempre stato il mio lavoro. È chiaro che quando fai qualcosa che ti piace il lavoro pesa meno, ma comunque non è un hobby».
Quali sono i tuoi prossimi piani?
«La stagione delle gare adesso è finita: mi aspetta un po’ di relax e poi in realtà già da maggio comincia la preparazione per l’anno prossimo».
