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Subsonica, Nayt e Chiello: tre album meravigliosi. Che bravi Dimartino e Rancore. Solita fake ballad di Achille Lauro, solito brano sbagliato di Arisa. Le recensioni

22 Marzo 2026 - 17:30 Gabriele Fazio

Subsonica – Terre rare

Un disco che potevamo aspettarci solo dai Subsonica. Solo loro in Italia hanno avuto, sempre, da trent’anni (precisi, anzi: auguri!) a questa parte, l’ardire di portare il loro cantautorato elettronico in tutti i possibili anfratti della musica contemporanea. Azzardando, sperimentando, ricercando. Così questo bellissimo Terre rare non è una sorpresa che sia un disco così ben fatto. Ben fatto perché la band torinese ci mette dentro l’elemento etnico, facendolo sposare meravigliosamente bene con il loro puro futurismo, quello di una band che era avanti quando ha debuttato e continua a esserlo oggi che raggiunge le tre decadi di storia. Ben fatto perché straordinariamente attuale in certe tematiche, politiche soprattutto, in cui prendono posizioni forti e inequivocabili, tutte cose che si sarebbero potuti evitare contando sulla propria ineguagliabile coolness. Invece in Terre rare c’è la guerra, c’è il messaggio, c’è il concetto, rimanendo orgogliosamente distanti anni luce dalle logiche di mercato, producendo un disco senza hit spudoratamente radiofoniche, ma lasciando che la propria umanità ed il proprio talento compositivo avessero, come sempre, il sopravvento. Noi abbiamo amato Teorie, Alisei, Straniero, Al confine, Radio Mogadiscio, singolo che ha anticipato l’album e, in effetti, è utile per portarne la bandiera, ma l’invito è a cavalcare queste meravigliose e arzigogolate sonorità facendosi guidare in un nuovo viaggio da parte di quella che è, senza dubbio alcuno, una delle più solide e forti e significative realtà della storia della musica italiana.