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Usa ed Ecuador bombardano un sito di narcotrafficanti. I residenti: «Era soltanto una fattoria»

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Secondo il New York Times, che ha raccolto diverse testimonianze, il bombardamento congiunto avrebbe colpito un allevamento e una fattoria lattiero-casearia, non un sito legato al narcotraffico

Mentre il presidente Trump si preparava ad accogliere i leader conservatori latinoamericani a un vertice in Florida all’inizio di marzo, funzionari statunitensi hanno diffuso un video di una massiccia esplosione che mostrava la distruzione di quello che, a loro dire, era un campo di narcotrafficanti, collegati a gruppi armati colombiani, nelle zone rurali dell’Ecuador. Il filmato aveva lo scopo di dimostrare che l’esercito statunitense, che da mesi bombarda imbarcazioni che sostiene trasportino droga dal Sud America, stava «ora bombardando narco-terroristi sulla terraferma», come ha scritto sui social media il segretario alla Difesa Pete Hegseth. 

«L’attacco ha solamente distrutto un allevamento di bestiame»

Ma un’indagine del New York Times mette in discussione questa versione. Secondo testimonianze raccolte sul posto – tra cui quelle del proprietario del terreno, di alcuni lavoratori agricoli, di residenti e di avvocati per i diritti umani – l’obiettivo colpito non sarebbe stato un sito legato al narcotraffico. L’attacco, avvenuto nei pressi del villaggio rurale di San Martín, nel nord del Paese, avrebbe invece distrutto un allevamento di bestiame e una fattoria lattiero-casearia. Le persone intervistate descrivono un’area dedita all’agricoltura, senza evidenze di attività criminali organizzate.

Il ruolo degli Usa

A complicare ulteriormente il quadro è il ruolo effettivo degli Stati Uniti nell’operazione. Il Pentagono l’ha difesa come un esempio di cooperazione efficace con Quito nella lotta ai cartelli della droga. Tuttavia, ha evitato di fornire dettagli su obiettivi e modalità, rimandando alle autorità ecuadoriane. L’episodio si inserisce in una strategia regionale più ampia denominata “Scudo delle Americhe” e promossa dall’amministrazione Trump, orientata a un uso crescente della forza militare contro il narcotraffico in America Latina, anche attraverso la collaborazione con governi alleati come quello del presidente ecuadoriano Daniel Noboa.

Le organizzazioni per i diritti umani mettono però in guardia sui rischi per i civili. «La sicurezza non può essere costruita violando i diritti umani», ha dichiarato l’avvocata María Espinosa, evidenziando come interventi di questo tipo possano colpire soprattutto le comunità più vulnerabili. Intanto a San Martín resta la paura. Nessuna vittima è stata confermata, ma la presenza costante di elicotteri e militari alimenta tensione e incertezza. Gli abitanti, che vivono di agricoltura tra Ecuador e Colombia, temono ora nuove operazioni.

Foto copertina: ANSA/MAURICIO TORRES | Soldati ecuadoriani sparano razzi da un lanciarazzi multiplo BM-21 Grad durante un’operazione nel Parco Nazionale Podocarpus, in Ecuador, il 16 marzo 2026

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