Ultime notizie Andrea DelmastroCrisi Usa - IranDonald TrumpReferendum Giustizia 2026
ESTERIDonald TrumpDrogaMessicoNarcotrafficoUSA

Il figliastro di El Mencho ora dirige il principale cartello della droga messicano, ma è cittadino americano e prenderlo diventa complicato

25 Marzo 2026 - 08:12 Olga Colombano
Juan Carlos Valencia González, figliastro dello storico leader dell'organizzazione Jalisco Nuova Generazione, prende il potere e complica le mosse degli Stati Uniti

La morte di Nemesio Oseguera Cervantes, detto El Mencho, storico leader del Cartello Jalisco Nuova Generazione, ha segnato un momento decisivo per uno dei gruppi criminali più potenti al mondo. Il boss è stato ucciso in un’operazione condotta dalle forze speciali messicane con il supporto dell’intelligence statunitense, in particolare grazie alla sorveglianza di droni che hanno permesso di localizzarlo in una località turistica nello Stato di Jalisco. Dopo la sua morte, molti temevano una guerra interna tra i vari luogotenenti del cartello per la successione. Questa guerra però non è scoppiata. In poco tempo Juan Carlos Valencia González, figliastro di El Mencho e cittadino statunitense nato in California, ha preso il comando. Questo passaggio di potere non solo garantisce continuità all’organizzazione, ma introduce un elemento inedito: un boss del narcotraffico con cittadinanza statunitense, capace di complicare notevolmente le strategie di contrasto degli Stati Uniti.

Una successione che evita il caos

L’ascesa di Juan Carlos Valencia González sembra aver impedito la frammentazione del cartello. Infatti molti luogotenenti hanno accettato la sua leadership per mantenere stabile l’organizzazione e continuare le attività senza interruzioni. Il cartello rimane infatti una macchina criminale estremamente efficiente, con una struttura quasi paramilitare e una presenza capillare sul territorio. Proprio grazie a questa stabilità, l’organizzazione ha continuato a gestire traffici di droga, ma anche attività come il contrabbando di carburante e truffe. Un altro elemento che ha favorito la successione è il legame familiare. Il padre biologico di Valencia González fondò il Cartello Milenio, mentre la madre faceva parte dei Cuinis, il gruppo che gestisce le finanze del cartello. Questa rete familiare ha rafforzato la sua posizione e ha ridotto il rischio di conflitti, a differenza di quanto accaduto in altri cartelli.

I limiti operativi degli Stati Uniti

Se da un lato il cartello è rimasto stabile, dall’altro la situazione è diventata più complicata per gli Stati Uniti. Il motivo principale è la cittadinanza americana del nuovo leader, che impone limiti legali più rigidi alle autorità. Le agenzie di intelligence e le forze dell’ordine devono infatti seguire procedure più complesse quando operano contro cittadini americani, anche se si trovano all’estero. Per esempio, per avviare operazioni di sorveglianza devono ottenere autorizzazioni specifiche e dimostrare che la persona rappresenti una minaccia legata a potenze straniere. Questo rallenta le operazioni e rende più difficile raccogliere informazioni in tempi rapidi. Inoltre, gli Stati Uniti non possono intervenire direttamente in Messico senza il consenso del governo locale. Casi precedenti, come quello di Anwar al-Awlaki durante la presidenza di Barack Obama, mostrano quanto sia delicato l’uso della forza contro cittadini americani e quanto possa generare polemiche.

Una crisi tra sicurezza e politica

Questa situazione non riguarda solo la sicurezza, ma anche la politica. Donald Trump sostiene la necessità di usare la forza militare contro i cartelli e ha proposto interventi diretti in Messico. Al contrario, la presidente messicana Claudia Sheinbaum difende la sovranità del Paese e preferisce una collaborazione basata sull’intelligence. Nel frattempo, sul territorio, il cartello continua a mantenere una forte influenza, anche perché in alcune zone offre lavoro e sostegno alla popolazione locale. Proprio questo rende il fenomeno ancora più difficile da combattere. Il caso di Valencia González dimostra quindi che il narcotraffico non è più solo un problema criminale, ma una questione globale che coinvolge politica, diritto e relazioni internazionali.

leggi anche