Gioacchino Amico: chi ha fatto entrare l’uomo dei Senese alla Camera?

Chi ha fatto entrare l’uomo dei Senese alla Camera? Ieri Giorgia Meloni ha attaccato Report e gli altri giornali che hanno parlato del selfie tra lei e Gioacchino Amico, all’epoca referente del clan Senese in Lombardia e oggi collaboratore di giustizia nel processo Hydra a Milano. Montecitorio ha smentito che Amico avesse un «tesserino permanente» per entrare alla Camera. Ma quel tesserino viene rilasciato a giornalisti e staff. Mentre lui è entrato come ospite di qualche parlamentare. Ma non è possibile avere accesso allo storico degli ingressi. E quindi dentro Fratelli d’Italia parte la caccia al colpevole.
“Uno non lo fa alla luce del sole a Montecitorio”
La tesi che circola nei vertici del partito è che non conveniva far entrare Amico conoscendo la storia del personaggio. «Uno non lo fa alla luce del sole a Montecitorio», è il ragionamento. Lo stesso che avrebbe dovuto convincere Andrea Delmastro a non investire nel ristorante con un prestanome dei Senese. E sappiamo tutti com’è andata a finire. Nella scorsa legislatura il capogruppo dei 40 deputati di Meloni era il cognato e attuale ministro Francesco Lollobrigida. Che oggi fa sapere al Fatto di non aver mai controllato gli ospiti dei colleghi. Ammesso e non concesso che sia entrato con FdI.
Stop vittimismo
Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti alla premier. «Basta vittimismo, entra nel merito e chiarisci i rapporti degli esponenti del clan Senese e dei loro prestanome con il tuo partito», dice il M5S Giuseppe Conte. La leader Pd Elly Schlein: «Meloni ora faccia chiarezza». Mentre Nicola Fratoianni di Avs parla di «facilità di relazione di alcuni alti esponenti del suo partito con questi personaggi». Amico è diventato collaboratore di giustizia il 3 febbraio alle 15.12. Ha cominciato a raccontare che si guadagnava da vivere vendendo all’ingrosso frutta e verdura. Ma in realtà è uno dei capi del “Sistema mafioso lombardo”, l’alleanza tra camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra al Nord.
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L’inchiesta Hydra
Quel giorno di febbraio, racconta ancora il Fatto, l’uomo del clan Senese in Lombardia – che aveva legami con gli uomini di Matteo Messina Denaro – dice: «Ci sono tante persone che mi vogliono morto. Gente libera, molto feroce, in grado di infiltrarsi ovunque, su tutto il tessuto sociale. Cioè infiltrarsi in politica, con alcuni componenti delle forze dell’ordine». Su Fratelli d’Italia: «Mi è arrivata la tessera di partito», esulta, intercettato, il 6 giugno 2020. In altre intercettazioni discute sul presentare una lista per le elezioni nel comune di nascita in Sicilia: «Il prossimo anno abbiamo le comunali, ci facciamo la lista a Canicattì. Io chiamo la Frassinetti». Il riferimento è all’attuale sottosegretaria al ministero dell’Istruzione.
Le confessioni del pentito
Amico ha detto alla procura di Milano di aver fatto parte «di un partito politico, Movimento Fare di Flavio Tosi, coordinatore cittadino di Canicattì dell’ex sindaco di Verona, che conosco bene». Dall’indagine emerge «il contatto diretto» di Amico con Carmela Bucalo, all’epoca deputata e oggi senatrice FdI, con la stessa Frassinetti e le loro collaboratrici. La senatrice su Amico fa sapere: «Trovo inaccettabile l’accostamento della mia persona a fatti e vicende a cui sono del tutto estranea. E trovo inammissibile la speculazione che, nel disprezzo della verità, da giorni viene condotta da alcuni organi di informazione sulla mia onorabilità. Nel signor Amico mi sono imbattuta solo al termine di una cena – alla quale lo stesso non ha neanche partecipato – consumata con la collega Frassinetti al termine di una giornata di lavori d’aula. Si è trattato di un incontro del tutto casuale, fugace e senza alcun significato.
Per quanto ne so, Amico era venuto al ristorante per cercare di incontrare la collega Frassinetti, visto che era un politico del territorio. Tutto qui. Non ho mai intrattenuto rapporti, nel tempo, di nessun genere con il signor Gioacchino Amico. Nel mio staff, come può essere verificato in qualsiasi momento, non ho mai avuto assistenti donne: è dunque una clamorosa bugia pure il riferimento ad una avvocatessa che sarebbe stata inserita al Viminale, dopo aver fatto parte della mia segreteria politica. Affermazioni di contenuto diverso sono solo millanterie o, peggio, calunnie vere e proprie. E chi dovesse ancora rendersene responsabile, ne risponderà in tribunale».«Dobbiamo andare a Roma, prendiamo contratti di sanificazione», dice il boss nel maggio 2020, in pieno Covid. Gli incontri, scrivono i carabinieri, si svolgono.
Gli altri nel centrodestra
Un altro contatto «diretto» è quello con Mario Mantovani, ex senatore di Forza Italia, oggi europarlamentare di FdI. Nel 2021 Amico «accenna alla possibilità di aggiudicarsi la gestione delle mense, del servizio di pulizia e manutenzione del verde presso le Rsa» del senatore. E parla con Monica Rizzi, segretaria federale del partito “Grande Nord”, ex consigliera regionale leghista.
«Grazie per l’invito»
L’obiettivo è Giulia Martinelli, ex compagna di Matteo Salvini, in quel momento capo segreteria della presidenza della Regione Lombardia. Ma qui non emergono contatti. Il 17 febbraio 2019 è al congresso di Grande Nord. C’è anche Carlo Fidanza, oggi europarlamentare FdI, che sale sul palco e dice: «Grazie a Gioacchino Amico per l’invito…». Anche l’ex parlamentare di FI Roberto Caon (non indagato) dice: «Ho conosciuto Amico nel 2016 in Sicilia per il movimento diFlavio Tosi. A Roma mi ha chiamato per un caffè, voleva che lo portassi in Parlamento, può essere che lo abbia portato dentro ma non me lo ricordo».
Gli altri amici di Amico
Secondo gli atti di Hydra Amico fa il nome di Renato Brunetta (non indagato). Che spiega di «non aver mai visto né conosciuto Amico». Così come il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè: «Un perfetto sconosciuto». Parla anche del leghista e attuale sottosegretario Nicola Moltemi. E sostiene di aver messo al Viminale Alessandra Gazzellone, avvocato di una sua società, già nelle segreterie politiche di Frassinetti e Bucalo.
