Ancora «tre settimane» e non ci sarà più cherosene per gli aerei in Europa, l’allarme dagli aeroporti: lo scenario da maggio e l’estate a rischio

Ancora tre settimane di blocco dello Stretto di Hormuz e il carburante per gli aerei negli aeroporti europei rischia di non bastare per garantire i voli. Alla vigilia della stagione delle vacanze estive è scattato l’allarme di Aci Europe, l’associazione che rappresenta gli operatori aeroportuali dell’Unione europea. Come rivela il Financial Times, che ha visionato una lettera inviata al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non dovesse riprendere in modo stabile entro tre settimane, «la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l’Ue». A rendere il quadro ancora più preoccupante gli operatori del settore è il momento in cui la crisi si sta aggravando. Ci si avvicina all’alta stagione estiva, «quando il trasporto aereo alimenta l’intero ecosistema turistico su cui fanno affidamento molte economie dell’Ue». E l’Italia su questo fronte potrebbe pagare indirettamente un prezzo ancora più caro di altri. Nel frattempo alcuni Paesi asiatici, come il Vietnam, hanno già avviato il razionamento del jet fuel, mentre in Europa i prezzi del carburante sono raddoppiati e le compagnie aeree hanno iniziato ad avvertire della possibilità di cancellazioni.
Cosa dice l’allarme di Aci Europe: riserve in esaurimento e attività militari sulle forniture
Nella lettera a Tzitzikostas, Aci Europe spiega che le scorte di carburante per aerei si stanno riducendo rapidamente, con «l’impatto delle attività militari» che sta mettendo ulteriore pressione sulle forniture. L’organizzazione chiede un monitoraggio proattivo e un intervento diretto da parte dell’Unione, sottolineando che senza una ripresa significativa del traffico marittimo nel Golfo, il settore non avrà margini sufficienti per affrontare i mesi estivi.
Il capo dell’Aei e la riduzione della velocità sulle autostrade tedesche
A fare eco all’allarme degli aeroporti c’è anche Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia, che in un’intervista a Der Spiegel avverte: «Se la situazione non migliora, diesel e cherosene potrebbero presto scarseggiare in Europa». Birol ha anche suggerito misure concrete, come un limite di velocità sulle autostrade tedesche: secondo le sue stime, già una riduzione di 10 km/h potrebbe tagliare il consumo nazionale di petrolio fino al 6%.
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La situazione delle riserve europee: solo due Paesi hanno scorte per 90 giorni
La fotografia scattata dal Corriere della Sera, sulla base di tre fonti comunitarie, è ancora più allarmante. Con il jet fuel attualmente disponibile, inclusi gli ultimi carichi arrivati via mare dal Golfo Persico, le scorte europee potrebbero esaurirsi tra la seconda e la terza settimana di maggio. Soltanto due Paesi dell’Ue disporrebbero di riserve strategiche sufficienti per 90 giorni, mentre la maggior parte non reggerebbe oltre i 30. Alcuni Stati, in particolare nell’Est Europa e tra i Paesi di piccole dimensioni nella parte occidentale del continente, avrebbero autonomia per appena 8-10 giorni. «Il rischio di una carenza di cherosene in Europa è passato da virtuale a reale in pochi giorni», spiega al Corriere una delle fonti. Il problema strutturale è che le raffinerie europee lavorano già al massimo della capacità, e non c’è margine fisico per aumentare la produzione nei mesi estivi. L’Europa importa dal Golfo Persico il 43% del suo fabbisogno annuale di carburante per l’aviazione: con le petroliere ferme, i volumi disponibili sono crollati proprio alla vigilia del picco del traffico.
Cosa potrebbe succedere a maggio
Se non arriveranno nuove navi dal Golfo, il Corriere ricostruisce uno scenario a cascata: prima scatterebbe il prelievo dalle riserve strategiche, poi lo stop alle forniture di cherosene negli aeroporti dei Paesi più esposti. Già oggi, secondo quanto apprende il Corriere da comunicazioni tra fornitori e compagnie aeree, in alcuni scali è stato imposto un quantitativo massimo imbarcabile di 5mila chilogrammi per velivolo, mentre gli aerei privati vengono esclusi dai rifornimenti per dare precedenza ai voli di linea. A Bruxelles si spera che la tregua tra Usa e Iran regga, per consentire la ripresa del traffico delle navi cisterna attraverso Hormuz. Ma i tempi di recupero rischiano di essere comunque molto lunghi.
