Usa, manager italiano arrestato dall’Fbi: «Riforniva la Russia di armi da usare nella guerra contro l’Ucraina»

Un dirigente originario dell’Alto Adige, attivo nel commercio internazionale di armi e munizioni, è stato coinvolto in un’indagine federale negli Stati Uniti per un presunto sistema di esportazioni illecite volto ad aggirare le normative americane. La notizia è stata riportata dai quotidiani bolzanini Tageszeitung e Alto Adige. Si tratta di Manfred Gruber, commerciante d’armi di 61 anni. Arrestato a ottobre, nei giorni scorsi ha ammesso le proprie responsabilità davanti a un tribunale federale di Brooklyn, dichiarandosi colpevole di «cospirazione» per violazione delle leggi sull’export.
Di cosa è accusato Gruber?
Secondo le autorità statunitensi, Gruber avrebbe orchestrato un complesso sistema internazionale per trasferire munizioni prodotte negli Stati Uniti verso il Kirghizistan, da cui sarebbero poi state inviate in Russia, nel pieno del conflitto in Ucraina. Il valore totale delle forniture sotto inchiesta supera i 540mila dollari. Il passaggio attraverso un Paese intermedio, secondo gli investigatori, serviva a nascondere la reale destinazione finale del materiale.
L’inchiesta
L’indagine, coordinata dall’ufficio del procuratore federale dell’Eastern District di New York insieme all’Fbi e al Dipartimento del Commercio, descrive Gruber come una «figura centrale in una rete internazionale di approvvigionamento di munizioni». In qualità di direttore commerciale di una società italiana del settore, avrebbe utilizzato diverse aziende per rendere più difficili da tracciare i movimenti delle merci. Il meccanismo si basava sulle licenze di esportazione rilasciate dagli Stati Uniti: alcune aziende americane, con sede in Stati come Nebraska e Tennessee, erano autorizzate a vendere munizioni a una società italiana, ma con il divieto di riesportarle senza ulteriori autorizzazioni. Proprio questa limitazione sarebbe stata aggirata.
Il ruolo dell’intermediario
Dopo aver acquistato regolarmente le munizioni e averle fatte arrivare in Italia nel rispetto delle licenze, Gruber le avrebbe successivamente reindirizzate verso il Kirghizistan tramite società di comodo, senza le necessarie autorizzazioni. Da lì, gran parte del materiale sarebbe stato trasferito in Russia. Un ruolo chiave nella rete sarebbe stato svolto da Sergei Zharnovnikov, intermediario con base in Kirghizistan, già condannato all’inizio del 2026 a 39 mesi di carcere per fatti analoghi. Nei suoi dispositivi elettronici sarebbero stati trovati contratti che documentano accordi con aziende russe per la fornitura di munizioni di origine statunitense. Dalle chat emergerebbe la consapevolezza del rischio e la volontà di rendere le operazioni meno visibili, anche alla luce di precedenti casi scoperti dalle autorità.
Il processo e la dichiarazione di colpevolezza
Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, Gruber era «pienamente consapevole dei vincoli normativi e avrebbe deliberatamente scelto di aggirarli», adottando strategie per occultare la destinazione finale delle forniture. Gli investigatori hanno inoltre evidenziato l’uso di comunicazioni criptate e di spedizioni frazionate per ridurre il rischio di controlli. Le autorità sottolineano inoltre la gravità della condotta, ritenendo che abbia «contribuito indirettamente a sostenere un conflitto che ha già provocato numerose vittime».
Anche l’Fbi ha parlato di una rete costruita con l’obiettivo preciso di eludere i controlli e aggirare le restrizioni imposte dagli Stati Uniti. Il procedimento si è svolto davanti al giudice magistrato Taryn A. Merkl e si è concluso, per ora, con la dichiarazione di colpevolezza. Gruber è attualmente detenuto a Brooklyn in attesa della sentenza, che dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. La pena non è ancora stata stabilita, ma le accuse fanno prevedere conseguenze significative. Nel frattempo, l’azienda italiana coinvolta ha scelto di non rilasciare dichiarazioni.
Foto copertina: ANSA/US | Il commerciante d’armi altoatesino Manfred Gruber nel carcere federale negli Usa, 10 aprile 2026
