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Il “buco” da 30 milioni di euro: ecco quanto costa all’Italia l’addio al Mondiale tra premi persi e fuga degli sponsor

11 Aprile 2026 - 23:49 Olga Colombano
Oltre alla delusione sportiva per la mancata qualifica ai mondiali, emergono perdite economiche, contratti ridimensionati e instabilità interne

La sconfitta nei playoff contro la Bosnia è sicuramente una ferita ancora aperta per molti Italiani, ma non partecipare al terzo mondiale consecutivo rappresenta una sconfitta che va oltre il campo. La mancata partecipazione rappresenta infatti un colpo duro per una nazionale già in difficoltà, con il peso di un passato glorioso ma che sembra sempre più lontano. La sconfitta porta con sé conseguenze economiche molto concrete, che si riflettono direttamente sulla FIGC e indirettamente su tutto il calcio italiano. Come riporta Marco Iaria sul Corriere dello Sort, tra sponsor, vendite e premi FIFA, il Mondiale mancato si traduce in un danno economico stimato attorno ai 30 milioni di euro, con effetti che si estendono anche al valore commerciale futuro della Nazionale.

Sponsor e perdita di ricavi

Uno dei primi effetti della mancata qualificazione riguarda il mondo degli sponsor. Alcuni contratti commerciali, infatti, prevedono clausole specifiche in caso di assenza dal Mondiale. Tra questi, l’accordo con Adidas include un malus che comporta una riduzione dei ricavi stimata intorno ai 9 milioni di euro. Un altro segnale significativo è arrivato dal top partner Telepass, che ha deciso di non rinnovare la sponsorizzazione delle Nazionali al termine dell’accordo quadriennale firmato nel 2023. Una scelta che contribuisce a ridurre ulteriormente le entrate e che si inserisce in un contesto di crescente incertezza per il comparto commerciale.

Mancati incassi

Le conseguenze della mancata qualificazione non riguardano solo i contratti già firmati, ma soprattutto il sistema complessivo delle entrate. A questo si aggiunge il calo delle possibilità di vendita, soprattutto per quanto riguarda merchandising, maglie e prodotti ufficiali. Il Mondiale rappresenta, infatti, il momento di massimo picco commerciale, in cui l’interesse dei tifosi e del mercato raggiunge i livelli più alti. In più il non qualificarsi riduce in modo significativo l’attrattività della Nazionale in generale. Infine, c’è il capitolo dei premi della FIFA, che garantisce alle nazionali circa 9 milioni di euro di partecipazione e bonus progressivi legati ai risultati nel torneo. L’esclusione cancella completamente questa fonte di guadagno.

Una crisi che coinvolge anche i vertici della FIGC

Alla delusione sportiva ed economica si è aggiunta una fase di instabilità interna. Dopo la gara di Zenica, il sistema della federazione è entrato in una fase di forte pressione, con conseguenze anche ai vertici organizzativi. Nel giro di poco tempo si sono registrati cambiamenti e tensioni che hanno coinvolto figure di primo piano come Gabriele Gravina, Gianluigi Buffon e Gennaro Gattuso, segno di un sistema in difficoltà non solo sul campo ma anche nella gestione. Parallelamente, si è acceso anche il dibattito politico, con interrogazioni e richieste di chiarimento sulla gestione della Federazione e sulle responsabilità della crisi.

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