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Cos’è l’accordo sulla Difesa tra Italia e Israele che il governo Meloni ha «sospeso»: quali sono gli obblighi e cosa succede ora

14 Aprile 2026 - 14:46 Sara Menafra
netanyahu meloni
netanyahu meloni
La decisione, comunicata da Crosetto a Katz, presa dalla premier, i due vicepremier e il titolare della Difesa. Il governo israeliano: «Decisione senza significato pratico»

La decisione è stata presa ieri, ultimo giorno in cui l’accordo (con rinnovo tacito e automatico annuale era da considerarsi valido): l’accordo quadro di cooperazione in ambito Difesa tra Italia e Israele da oggi è sospeso, come ha dichiarato a sorpresa Giorgia Meloni. A darne notizia all’omologo Israel Katz, con lettera formale, è stato il titolare della Difesa, Guido Crosetto, che, nella breve missiva ha citato, per quanto risulta a Open, il fatto che «alla luce della rinnovata situazione internazionale», il memorandum è da intendersi non rinnovato automaticamente.

L’accordo a cui si far riferimento non è, come qualcuno ha sostenuto, il memorandum di cooperazione scientifica e tecnologica siglato nel che alcuni atenei (tra polemiche e tensioni) hanno scelto di non attuare, non dando ai progetti scientifici ad esso collegati o ai bandi di finanziamento lanciati dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Maeci.

Il governo Berlusconi III

Per ritrovare questa intesa bisogna tornare ai tempi del governo Berlusconi III, anche se i primi passi dell’intesa prendono vita nel Berlusconi II. La ratifica del parlamento, infatti, arriva a maggio del 2005 e le commissioni competenti avevano iniziato a lavorarci a febbraio dello stesso anno, ma l’intesa quadro viene siglata a Parigi, nel 2003, dal ministro della Difesa italiano, Antonio Martino e dal suo omologo israeliano, Shaul Mofaz.

I punti dell’intesa

Nel «memorandum of understanding” siglato allora, di 11 pagine in tutto, si citano tutti gli ambiti che potranno essere toccati dall’accordo, rimandando poi ad intese specifiche (come quella che coinvolge la ricerca scientifica) la definizione. Questo accordo quadro è in effetti molto ampio tocca i seguenti punti:

  • Industria della difesa e politica di approvvigionamento di competenza dei ministeri della Difesa;
  • importazione, esportazione e transito di materiali militari e difesa;
  • operazioni umanitarie;
  • organizzazione delle forza armate,
  • struttura e materiali di reparti militari e gestione del personale; 
  • formazione e addestramento;
  • questioni ambientali e inquinamento provocati da strutture militari; 
  • servizi medici militari
  • storia militare
  • sport militari.

I sei mesi per la sospensione definitiva

Italia e Israele si impegnavano allora a scambiare dati tecnici, informazioni, hardware, cooperando nella ricerca e nella produzione in ambito militare. Le rispettive industrie venivano “incoraggiate” a lavorare insieme sullo sviluppo della Difesa e in ogni caso si vincolavano a non diffondere ad altri le informazioni scambiate, se non previo accordo. La sospensione del rinnovo automatico non ha effetti immediati: ci vorranno sei mesi prima della decadenza e i progetti in itinere non vengono automaticamente sospesi, ma non ne partiranno di nuovi, fino alla ripresa di questo accordo quadro o all’implementazione di uno diverso. Nel testo, in caso di sospensione si prevede che le parti si affrettino a concludere i progetti in corso entro i sei mesi successivi.

La reazione israeliana

Il governo israeliano, a stretto giro, ha fatto sapere al giornale on line Ynet, che “non si tratta di un accordo di sicurezza, ma di un memorandum d’intesa privo di un vero e proprio contenuto, e la decisione non ha un significato pratico”, ma in effetti l’intesa è molto ampia e copre vari aspetti di scambio di informazioni. Secondo il testo, qualora una delle due parti denunci di non voler dar seguito al rinnovo automatico entrambi i contraenti si impegneranno per risolvere la controversia e far ripartire l’intesa.

La scelta del governo

La decisione è stata presa ieri, ultimo giorno di valore del Memorandum quadro. Una scelta condivisa dalla premier, Giorgia Meloni, dal titolare della Difesa, Guido Crosetto e dai due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, confermano a Open fonti di governo. Quando la notizia è stata resa pubblica, però, Salvini ha commentato di non saperne nulla: «Sì sono d’accordo», ha detto. Specificando poi di non conoscere i contenuti della scelta: «Non lo so, non l’ho fatta io».

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